Ippica e EquitazioneConcorso completo a Parigi 2024: chi vince, chi perde

Concorso completo a Parigi 2024: chi vince, chi perde

di Federico Roman

Chi ha vinto: Il tedesco Michael Jung , da leggere alla tedesca come lo psicanalista allievo di Freud. Miky, come è chiamato confidenzialmente, unico nella storia di ogni disciplina equestre, è per la terza volta medaglia d’oro individuale sul podio delle Olimpiadi. Se pensiamo che, dopo Londra e Rio, il regno di Jung è stato interrotto momentaneamente a Tokyo da un’altra rappresentante della Germania, JK , capiamo la forza di questa nazione fortissima in tutte le discipline olimpiche.

La squadra inglese, che bissa il successo di Tokyo a dimostrazione che il cambiamento radicale di dirigenza e tecnici dopo il disastro generale , cioè niente medaglie secondo i loro parametri, di Rio 2016, ha prodotto il risultato voluto.

Vincono i giapponesi , prima squadra asiatica sul podio nella storia del completo, un risultato che premia lavoro, programmazione tecnica ed investimenti certi importanti, creando interesse ben al di fuori della cerchie anglosassone e mitteleuropea, Francia, Belgio ed Olanda incluse. Conferma questa tendenza veder ultimare le prove ad una amazzone del Marocco, il polacco Powala, che lavora e si allena in Veneto da decenni, e rappresentanti delle bandiere sudafricana, ceca ed ungherese ad esempio.

Vince soprattutto il Completo, che pur faticando ancora a trovare la formula perfetta ( in vista di Los Angeles già si parla di qualche ritocco) ha dato gran spettacolo e coinvolto una massa di persone considerevole sul terreno e tramite i media. Il tracciato della prova di campagna, incorniciato magistralmente dal parco, laghetto e sfondo di Versailles, si è dimostrato interessante, non esente da qualche sorpresa ma abbordabile da tutti. Nessun incidente, nessuna interruzione, molti percorsi netti agli ostacoli ed una decina anche senza penalità sul tempo.

Salto ostacoli e dressage hanno determinato la classifica del podio con una certa suspence fino alla fine. L’ultimo percorso, sia pur con gabbia e doppia gabbia ed altezza di un metro e 30 è stato certamente un po’ morbido. Circa due terzi dei 25 finalisti con percorso netto hanno mantenuto il punteggio precedente ed una sola barriera caduta ha fatto precipitare qualcuno dalla zona podio a dopo il decimo posto.

Chi ha perso

Con Jung primo e Julia Krajewski 8campionessa olimpica in carica ndr) risalita dal 15mo posto del dressage all’11mo finale, certamente ha perso la squadra della Germania, che ha mancato ancora una volta il podio e quasi certamente l’oro per equipe, pesantemente penalizzata dalla caduta di Christof Whaler. Il suo cavallo espertissimo e netto pure il terzo giorno, in maniera inspiegabile ha messo i posteriori dentro il fosso che precedeva un ostacolo al termine di una breve e ripida discesa, sbattendo il cavaliere fuori sella.

Gli australiani, poi. Storica nazione da podio a squadre fin dai tempi di Roma 60, rimasti in due e quindi penalizzati di 220 punti ed obbligati a far entrare il binomio della panchina, quando, durante il cross country, Kevin McNab ha fermato e ritirato il suo cavallo Don Quidam, sentendolo galoppare incerto. Succede ai calciatori di esser sostituiti durante la partita, succede anche ai cavalli.

Individualmente, credo, escano un po’ delusi anche i francesi, argento con la squadra, ma che singolarmente non vanno oltre il 14° piazzamento di Stefano Landois, a casa loro e su un percorso di stile prettamente francese disegnato dal loro Pierre Le Goupil.

Hanno perso un po’ di grinta anche gli animalisti accesi, che dopo aver ingigantito le piccole escoriazioni accadute nei giorni precedenti, forse, sono rimasti male nel vedere uno spettacolo sportivo di massimo livello, ricco di momenti emozionanti con un pubblico entusiasta che applaudiva gli atleti, cavalli e cavalieri, nella prova definita una volta “massacrante”, divenuta oggi del tutto esente da danni agli uni ed agli altri.

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1 commento

  1. Bella analisi. Molto bilanciata. Vince la regolarità, non necessariamente lo spettacolo. Al netto di una cornice quasi irripetibile.
    La classifica si fa il primo giorno e poi il resto quasi viene di conseguenza – non convince.
    La formula ristretta (anziché i 4 con lo scarto) piu inclusiva per i paesi minori, rende una gara a squadre un terno al lotto (vedi Germania, Australia, Italia). Il “no blood” va applicato con intelligenza: troppa soggezione ai verdi, ai socials ecc

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