Luciano Spalletti non è più il commissario tecnico della Nazionale italiana. Lo ha annunciato lui stesso in una conferenza stampa toccante alla vigilia dell’ultima partita da selezionatore azzurro. Una decisione presa dalla FIGC e comunicata dal presidente Gabriele Gravina, al termine di un confronto che lo stesso Spalletti ha definito “lungo e sereno”.
Prima di riportare le parole esatte dell’allenatore di Certaldo rileviamo due aspetti sui quali torneremo. Con questo esonero, infatti, Spalletti esce di scena e contemporaneamente lascia al ‘vento’ il presidente Gravina e la stessa Federazione, che non ne escono bene, sia per i tempi dello stesso esonero (prima di una partita decisiva), sia per i modi in cui questo viene comunicato. Non si è mai visto, infatti, che a comunicare una tale decisione sia l’esonerato e non la dirigenza.
Crediamo, a voler leggere tra le righe, che il tecnico abbia voluto, con un gesto di comprensibile orgoglio, far capire effettivamente come sono andate le cose. Anche le parole al miele rivolte nei confronti della Federazione e l’assunzione completa delle responsabilità hanno un sapore troppo zuccherino, che da una lingua tagliente come Spalletti assumono, almeno per noi, tutto altro valore.
Riportiamo di seguito integralmente la sua comunicazione in conferenza stampa.
“Ieri sera siamo stati insieme a lungo (Spalletti e Gravina, ndr), anche se in realtà ci siamo sempre sentiti, soprattutto nei ritiri ma anche fuori. E mi ha comunicato che sarò sollevato dall’incarico di commissario tecnico della Nazionale. Mi è dispiaciuto, davvero. Anche per il rapporto che c’è tra di noi. Io non avevo alcuna intenzione di mollare, soprattutto quando le cose non vanno bene. Avrei preferito restare al mio posto e continuare a fare il mio lavoro, perché è quello a cui sono abituato. Però poi… è così, sono stato esonerato. E devo prenderne atto.
Anche perché, con Gravina ho un ottimo rapporto. Devo accettare quello che è stato il percorso, i risultati ottenuti, e la disponibilità che lui ha sempre mostrato nei miei confronti. Certo, qualche brutto risultato c’è stato. E siccome io questo ruolo l’ho sempre interpretato come un servizio alla patria, è mia intenzione agevolare in ogni modo il futuro della Nazionale. Perché quando si veste questa maglia è giusto fare così: non essere invidiosi, non essere gelosi, ma cercare di trovare il meglio, tutti insieme. Quindi farò la risoluzione del contratto. Fino a domani sera sarò lì a fare l’allenatore, e riscuoto fino a domani. Da dopodomani, non riscuoto più. Perché è giusto così.
Ho sempre sostenuto che i miei calciatori siano forti, ed è quello che ho ribadito anche a Gravina dopo la partita e ieri sera. Ma i risultati, sotto la mia gestione, sono questi. E io devo assumermi le responsabilità che ho. Dalla Federazione ho ricevuto tutto il supporto possibile per fare le scelte che volevo. E se i risultati non sono arrivati, non posso che prendermela con me stesso. Perché, essendo convinto della forza dei miei ragazzi, sarei andato avanti per questa strada.
Vincere e convincere domani sera sarebbe importante, per aprire nel miglior modo possibile un nuovo ciclo, a chi verrà dopo di me. Io amo questa maglia, amo questo lavoro, amo i calciatori che ho allenato. E domani sera chiederò loro di dimostrare quello che mi sono sempre aspettato da loro, che spesso ho anche ricevuto, ma che non sono riuscito a far esprimere al meglio con la mia gestione. Ho visto molti calciatori sottotono, al di sotto delle loro possibilità.»
Domanda di Francesco Repice (Radio Rai): «Che cosa ti ha fatto più male in tutta questa vicenda?»
Spalletti: «Mi ha fatto male non essere riuscito a tirar fuori il meglio da tutti. Mi ha fatto male non aver raggiunto quel livello di qualità di gioco che volevo. E di conseguenza, sono dispiaciuto con me stesso. Perché poi… io, accettando, sapevo che ci sarebbero stati momenti difficili da attraversare. Sapevo che c’erano cose da sistemare, che bisognava entrare dentro alle situazioni, diventare un corpo unico con i calciatori. E invece non ci sono riuscito.
Anche la partita dell’altra sera… Ho notato che siete stati gentili nel commentarla. Siete stati anche troppo bravi, probabilmente. Mi aspettavo critiche più dure, e invece ho visto comprensione nei vostri articoli, nei pezzi che mi riguardavano. Ho visto disponibilità e umanità. E allora sì, sono deluso dai risultati che ho ottenuto, perché ho creato problemi al movimento calcistico con le mie prestazioni. Ero convinto di poter fare diversamente, ma non ci sono riuscito. Per cui… sono deluso di me stesso.»

