Tramonta il sogno di Roma2024 nella giornata dell’orgoglio sportivo

Con una conferenza stampa carica di significati oggi al Salone d'Onore del CONI il presidente Malagò ha annunciato il ritiro ufficiale della candidatura di Roma.

Tramonta il sogno di Roma2024 nella giornata dell’orgoglio sportivo

ROMA – La cronaca la potete leggere fedele sul sito del CONI (qui): eravamo presenti e possiamo assicurare che non vi è rendiconto più aderente e dettagliato. Merita, però, qualche considerazione “a margine” la conferenza stampa durante la quale il presidente Malagò annunciato il ritiro ufficiale della candidatura di Roma2024.

La prima riguarda la platea che ha assistito all’evento: un Salone d’onore pieno come raramente è accaduto in tanti anni. Il mondo dello sport, in tutte le sue componenti, si è stretto attorno ai vertici sportivi e non ci è sembrato un abbraccio di facciata, ma una sincera attestazione di stima e sostegno a quanto fatto in questi anni e vanificato in pochi mesi. C’erano tutti, dai rappresentati dei Corpi dello Stato ai grandi elettori italiani in seno al CIO, dai presidenti federali a quelli delle discipline sportive associate, dall’associazionismo di base a autorevoli membri della società civile, della comunicazione e dello spettacolo. Tutti, al termine del discorso di Malagò, si sono sciolti in un applauso che è voluto essere un abbraccio e un grido di protesta, perfettamente sintetizzato da una frase di Luca Pancalli: “Bisognerebbe ricordarsi che gli uomini passano, ma le Istituzioni restano e se le Istituzioni danno prova di tentennamenti e cambi di direzione, non permettono al paese di progettare e sperare di cambiare il futuro. Bisognerebbe essere seri…”.

C’erano, soprattutto loro tre: Giovanni Malagò, Luca Pancalli e Diana Bianchedi. Gli unici che alla fine ci “hanno messo la faccia”, come troppo spesso ama dire il presidente del CONI, ma in questo caso più che mai appropriato. Loro si sono sobbarcati l’onere di raccontare questa sconfitta, con dignità ma anche una sana dose di rabbia. Sconfitta del mondo sportivo, prima ancora che della città di Roma. Eppure, nelle parole di Malagò, si materializza un binomio, tra la Capitale e lo Sport, che forse con troppa leggerezza gli attuali amministratori non hanno considerato: “In 10 anni il CONI ha realizzato eventi a Roma che hanno generato un fatturato di 260 milioni di euro, con un indotto di circa 1 miliardo.” (qui la slide con cifre e numeri). Internazionali di tennis, 6 Nazioni (che non hanno portato certamente i 5Stelle a Roma), finali di Champions League, Golden Gala, Mondiali di nuoto… lo sport nella capitale è di casa da tempo; il sindaco Raggi probabilmente queste cose non le sa, come tante altre confutate da Malagò durante la giornata. Ma sul palco c’erano “solo” loro tre. Mancava, ed è un’assenza per certi versi clamorosa, Luca Cordero di Montezemolo. Mancavano gli altri attori di questa sconfitta (Governo, Regione, Confindustria e tutti coloro che avrebbero voluto le Olimpiadi a Roma).

Onore, quindi, al mondo dello sport, che ha dimostrato ancora una volta di essere la parte sana del paese. Non quella onesta (perché le mele marce ci sono da tutte le parti), ma “sana” nel senso di vitale, ovvero capace di pensare in positivo il proprio futuro, di voler costruire e programmare, di accettare le sfide e combattere per i propri sogni, di essere capace di riconoscere una sconfitta e farne tesoro. Per questo Malagò ha annunciato di voler candidare Milano come sede della sessione del CIO del 2019: per guardare avanti e porsi sempre nuovi limiti.

Restano di questa giornata le parole conclusive di Diana Bianchedi che con una straordinaria chiarezza ha ricordato come: “..noi sportivi abbiamo provato sulla nostra pelle la difficoltà di vivere in un Paese come il nostro dove lo sport è visto come un fastidio. Siamo noi che il lunedì dopo le gare dovevamo giustificarci, che siamo stati costretti a scegliere tra sport e studio, che ci alzavamo alle 5 del mattino per poterci allenare, poi andare a scuola, poi studiare… senza aiuto da parte delle Istituzioni, senza comprensione da parte di chi lo sport non lo vive. Avremmo voluto spiegare le nostre ragioni, non ci è stato permesso…”. Uno sfogo che oltre ad accusare l’attuale amministrazione di insensibilità e maleducazione, sintetizza perfettamente l’arretratezza culturale del nostro Paese in ambito sportivo. Arretratezza ed ignoranza che trovano la loro massima espressione nella lettera inviata dal sindaco Raggi al CIO in cui si notificava la rinuncia di Roma: davanti a tanta approssimazione alla fine, sotto sotto, siamo quasi contenti che il sogno olimpico si interrompa qui… con questa giornata “dell’orgoglio sportivo”.

Antonio Ungaro

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