Coni – Presentato a Roma il Libro Bianco dello Sport Italiano “Sport – Italia 2020″_2^ parte

Coni – Presentato a Roma il Libro Bianco dello Sport Italiano “Sport – Italia 2020″_2^ parte

Tesserati e Società Sportive in Europa (tab. A_1)

Percentuale di tesserati per popolazione in Europa (tab. A_2)

Se gli interventi dei relatori dicono molto (e per questo, oltreché per dovere di cronaca, ne ho dato sintesi), non dicono tutto, tanti sono i dati presenti all’interno di un volume che ha l’ambizione (riuscita) di fotografare nel dettaglio il sistema sportivo italiano. C’è uno sforzo notevole nel riportare tutti i numeri che servono a disegnare un fenomeno che ha un impatto rilevante su oltre metà della popolazione (60% di italiani dichiara di fare una qualche, seppur minima, attività sportiva) ed al contempo che assorbe pochissime risorse (se comparate ad altri settori) dal parte dello Stato. La prima tabella (tab A_1) che merita di essere riportata è quella che compara i numeri di tesserati e società sportive di diversi Paesi. In Italia sono circa 4 milioni di tesserati per poco più di 70mila società sportive. Molto lontani dagli oltre 15milioni di tesserati della Francia (170mila società sportive) e 7 milioni della Gran Bretagna (per 150mila società). Questo significa che in altri paesi “sportivamente più evoluti” 1 persona su 4 è tesserata per una federazione sportiva (tab. A_2).

Elementi che concorrono al finanziamento del mondo dello sport in Europa (tab. B)

In media i contributi dello Stato e degli Enti locali finanziano il 40_50% dei costi, per il resto il sistema sportivo italiano si regge sui contributi delle famiglie, sul lavoro volontario, sulle attività di contorno, sui proventi televisivi. Anche se con % diverse, lo stesso accade anche in Europa (tab. B).
Quello che il Libro non dice, ma che si evidenzia comparando diversi dati presenti, è che questo modello, in Italia, rischia di implodere nel momento in cui la crisi, colpendo soprattutto le famiglie, rischia di minare ulteriormente l’afflusso di risorse. In questo senso la tabella C è quella che rende meglio l’idea della differenza esistente tra Francia, Germania, GB (quelli per capirci sui quali facciamo la corsa in occasione delle Olimpiadi) e l’Italia. I contribuiti pubblici pro capite a sostegno dell’attività sportiva sono il fondamento per poter avere una pratica sportiva diffusa, capillare ed efficace; per usare uno slogan in voga tanti anni fa, dalla “culla alla tomba”.
Come ha anche ricordato il segretario Pagnozzi, uno dei limiti del sistema sportivo italiano risiede nell’incertezza di contributi da parte dello Stato. E’ stata una frase buttata lì, nel bel mezzo della relazione, ma mi è sembrato il succo del discorso. Il Coni è impegnato in questo periodo in un’attività di razionalizzazione delle risorse, in nome della spending review. Gli piacerebbe però sottrarsi dall’obbligo di dover ogni anno attendere che il Governo di turno fissi gli importi assegnati. In diverse occasioni il presidente Petrucci ha chiesto che venisse fissato il contributo per legge. Saperlo con largo anticipo vorrebbe dire poter programmare non solo di anno in anno, ma con più ampio respiro, valorizzando magari realtà sportive che attualmente sono compresse e non considerate più per questioni economiche che per importanza sociale (nel libro bianco, per esempio, non compaiono le DSA). Non farlo vuol dire per la politica riuscire a conservare un minimo di controllo su un mondo, quello sportivo, che ha fatto della propria indipendenza un vanto e che non vorrebbe fare la fine della RAI, dove prevale la lottizzazione rispetto al merito.

Contributi procapite da parte degli Stati Europei per l’attività sportiva (tab. C)

Poiché lo sport è questione di salute pubblica, è un diritto di ogni cittadino, dal bambino alla persona adulta, fare in modo che ognuno possa esercitarlo è un obbligo dello Stato. Speriamo che la politica presente oggi al CONI l’abbia capito…
Antonio Ungaro

Il libro bianco dello Sport Italiano (pdf completo)

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