
L’Italia continua a non sbagliare un colpo in Davis Cup. A Bologna, davanti a un Supertennis Arena pieno e rumoroso, gli Azzurri hanno superato l’Austria 2-0 e centrato la semifinale per il quarto anno consecutivo, mantenendo viva la corsa verso il terzo titolo di fila. Matteo Berrettini e Flavio Cobolli hanno messo in campo due prestazioni solide, per certi versi rigeneranti, che hanno confermato la profondità del gruppo guidato da Filippo Volandri.
Il primo punto lo ha firmato Berrettini, tornato a vivere quella dimensione che più di ogni altra gli appartiene: l’atmosfera della Davis, il senso di squadra, la carica del pubblico. Contro Jurij Rodionov ha giocato un match in due tempi: un primo set gestito con pulizia, chiuso 6-3 grazie al servizio e a una pressione costante; un secondo molto più nervoso, segnato da uno stop prolungato per problemi alle luci e da scambi più sporchi, in cui si è trovato anche a fronteggiare tre set point consecutivi sul 4-5. Lì, però, è riemerso il miglior Berrettini: tre prime incisive, lucidità nei momenti chiave, e la capacità di ribaltare l’inerzia fino al 7-6 finale.
Nelle dichiarazioni post partita, il tennista romano ha conferma il suo feeling con la manifestazione. «La Davis è sempre stata molto importante per me. Nel corso della mia carriera ho capito che vivere questo tipo di sensazioni, emozioni e atmosfera è davvero ciò che mi fa sentire vivo. Personalmente provo le sensazioni migliori quando gioco. Non parlo del mio tennis, ma dell’orgoglio per il lavoro di squadra, della chimica che costruisci con i tuoi compagni. Soprattutto negli ultimi due anni quando ho fatto un po’ di fatica. A volte faticavo a trovare le motivazioni giuste per tornare. La Davis Cup è stata una di queste. Quando canti l’inno nazionale sei lì con i tuoi compagni. Penso sempre a quando ero bambino e li guardavo in TV mentre cantavano. Pensavo: “Un giorno sarebbe bello essere lì”».
Il compito di chiudere il confronto è toccato a Flavio Cobolli, e il romano non ha tremato. Anzi: ha imposto subito un ritmo che Filip Misolic non ha mai saputo gestire. Break in apertura con un rovescio fulminante, un primo set dominato 6-1, e una ripresa in cui ha salvato con personalità tre palle break consecutive prima di strappare il servizio da 40-0 all’avversario. È stata una prova di maturità tecnica ed emotiva, la conferma di un giocatore che in maglia azzurra trova una scintilla diversa.
Poco più di un’ora ed era tutto finito. Con questa vittoria, lo striscia positiva dell’Italia in Davis sale a 12 successi consecutivi. Venerdì, in semifinale, ci sarà il Belgio.
