Coppa del Mondo Boulder, a Meringen vincono Ondra e Garnbret

Nella prima prova di Coppa Boulder in Svizzera successi per il ceko e la slovena, ma dietro crescono i giapponesi e gli extraeuropei.

Coppa del Mondo Boulder, a Meringen vincono Ondra e Garnbret

In Svizzera, a Meringen, nella prima prova di Coppa del Mondo Boulder, salgono sul gradino più alto del podio Adam Ondra e la predestinata Janja Garnbret.

Si sente odore di Olimpiadi nella prova svizzera che ha aperto la stagione 2019 internazionale. Soprattutto per gli esiti di una gara che fino a qualche anno fa rappresentava terreno privilegiato per i climbers del vecchio Continente. Ma da quando in palio ci sono gli accessi alle Olimpiadi di Tokyo, ogni gara diventa un test fondamentale per misurare le proprie e altrui forze. Soprattutto i Paesi sportivamente più evoluti iniziano a fare sul serio e giungono anche in Svizzera attrezzati nel migliore dei modi.

Vincono, è vero, due dei migliori atleti in circolazione e forse i più forti attualmente al Mondo. Ma la geografia degli accessi in finale ci regala subito un quadro di quella che potrebbe essere la Nazione favorita per i mondiali di Tokyo di quest’anno e le Olimpiadi del prossimo: il Giappone, che si prende quasi tutti i posti in finale (consideriamo sia la femminile che la maschile). Al vecchio continente, oltre ai successi di Ondra e Garnbret, restano solo le briciole: nulla tra gli uomini, Francia, Svizzera e Gran Bretagna tra le donne.

Per quanto riguarda l’Italia, l’unico azzurro che approda alle semifinali è Stefano Ghisolfi, che torna a gareggiare in Coppa del Mondo Boulder a distanza di anni e porta a casa un 18° posto. Per il climber torinese, ormai naturalizzato trentino (risiede ad Arco da anni), c’è ancora tempo per crescere e migliorare nei blocchi, ma bisogna fare in fretta, perché il tempo stringe e Tokyo (i Mondiali, validi per acciuffare le prime carte olimpiche) sono “solo” ad agosto.

Chi non ha perso tempo è sicuramente Adam Ondra, che ha preso decisamente sul serio questa cosa delle Olimpiadi. In questi mesi invernali ha messo da parte l’attività in falesia per concentrarsi sulla preparazione. L’ha fatto a casa di coloro che sembra abbiano trovato la pietra filosofale dell’arrampicata, ovvero dei giapponesi. Con loro ha scalato blocchi e trovato il ritmo di gara, come ha documentato ampiamente con filmati e foto sui canali social. L’effetto di questi allenamenti si è visto già in Svizzera, dove ha vinto proprio davanti a due giapponesi, Narasaki e Sugimoto. Al quarto posto un altro giapponese Fujii. Il quinto posto del coreano Chon sembra essere una piccola variazione sul tema, perché subito dopo, al sesto posto, troviamo un altro giapponese, Takata. In sintesi, su sei finalisti, quattro erano figli del Sol Levante!

La gara femminile, al confronto, può considerarsi una mezza delusione per il Giappone. In finale è arrivata la sola, fortissima, Noguchi, che ha raccolto un secondo posto davanti alla britannica Coxsey, tornata ai massimi livelli proprio in questa stagione.

In generale, però, per gli atleti europei c’è poco da stare allegri. Siamo convinti, infatti, che ancora non si sono svegliati australiani e statunitensi. Quando anche loro decideranno di fare sul serio, l’arrampicata sportiva potrebbe essere alle soglie di un grande rivoluzione geopolitica.

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