Coppa del Mondo di Rugby, quando non è una questione di nascita

Un'interessante sintesi del sito specializzato StubHub ci rivela quali sono le Nazionali protagoniste della Coppa del Mondo con il maggior numero di "stranieri" e i paesi che forniscono il maggior numero di atleti nel mondo.

Coppa del Mondo di Rugby, quando non è una questione di nascita

Milano, 28 ottobre 2019 – C’è un’interessante sintesi realizzata da StubHub, il marketplace di biglietti del gruppo eBay, relativa il profilo dei giocatori protagonisti delle 20 nazioni che sono state impegnate nella Coppa del Mondo di Rugby, che si concluderà sabato prossimo con la finale Inghilterra Sudafrica. Una sintesi che ci dice quanto questo sport sia poco legato al concetto di “nascita” rispetto ad altri.

1 GIOCATORE SU 5 NON È NATO NEL PAESE CHE RAPPRESENTA – A differenza di altri campionati sportivi, nel rugby il “diritto di nascita” non è l’unica condizione per poter indossare la maglia della nazionale: è infatti concessa se genitori o nonni del giocatore sono nati nel Paese da rappresentare, oppure se il giocatore ha vissuto in quel Paese per almeno 3 anni (che diventeranno 5 a partire dal 2021).

Ed ecco spiegato perché il 61% dei giocatori della nazionale di Samoa e il 50% di quella di Tonga sono stranieri, e perché le squadre di Stati Uniti ed Italia vantano ben 9 nazionalità diverse al loro interno. Fanno eccezione Argentina, Russia e Uruguay, che non hanno alcun giocatore straniero, e la Georgia, che ne conta solo uno.

Per quanto riguarda la Nazionale italiana tutti sanno che anche il capitano, Sergio Parisse, è di origine argentina, mentre il flanker Ian McKinley, nato in Irlanda. Per quanto riguarda gli altri paesi, tra i giocatori più rappresentativi troviamo (fra gli altri), George North, trequarti della nazionale del Galles, di origini inglesi, e Billy Vunipola, che veste la maglia dell’Inghilterra pur essendo nato in Australia da genitori tongani – e potrebbe rappresentare potenzialmente entrambi gli Stati!

NUOVA ZELANDA CULLA DI CAMPIONI – La nazione che “produce” il maggior numero di giocatori è la Nuova Zelanda: 34 di loro sono All Blacks, altri 57 invece sparsi per il mondo. Tra questi ricordiamo Gareth Anscombe, che veste la maglia del Galles, e Mako Vunipola, che difende il campo inglese come il fratello Billy. Menzione d’onore per la nazionale di Tonga, composta per metà da “Kiwi”.

Alla Nuova Zelanda seguono l’Inghilterra, con 29 giocatori “sul territorio” e 24 all’estero, il Sudafrica, con 38 in casa e 24 “esportati”, e l’Australia, con 22 e 13. Non c’è da stupirsi, dunque, se tra queste ritroviamo anche le squadre più richieste al box office: secondo i dati di vendita StubHub, infatti, il match Nuova Zelanda – Sudafrica del 21 settembre si è posizionato al secondo posto nel ranking delle partite più vendute a livello mondiale, assieme a Inghilterra – Argentina del 5 ottobre, e al primo posto degli acquisti italiani.

IL RUGBY CONQUISTA I CUORI STATUNITENSI E BRITANNICI

La Rugby World Cup ha richiamato tifosi da oltre 30 Paesi, ma la presenza più massiccia è stata quella dal Regno Unito e dagli Stati Uniti: secondo i dati StubHub, il 60% delle tribune è stato occupato da fan provenienti proprio da questi due Paesi. Seguono, a discreta distanza (10,5%), gli australiani.

Non è un caso, dunque, che tra le partite più acquistate ci fossero proprio quelle che hanno visto protagonisti i sudditi di Sua Maestà Elisabetta II: Irlanda – Scozia è in testa alla classifica con l’8,5% di biglietti venduti; medaglia d’argento, con l’8%, per la sopra citata Inghilterra – Argentina, a pari merito con Nuova Zelanda – Sudafrica; medaglia di bronzo, infine, per Inghilterra – Francia, con il 7%.

Finale 3/4 posto Nuova Zelanda v Galles: venerdì 1 novembre, ore 10,00 RAI Sport e TF1 (qui vpn)

Finale 1/2 posto Inghilterra v Sud Africa: sabato 2 novembre, ore 10,00 RAI Sport e TF1 (qui vpn)

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