Coppa Mondo Rugby – L’Inghilterra asfalta la Nuova Zelanda 19-7

Successo meritato per la formazione europea che surclassa i campioni del mondo in carica grazie alla meta di Tuilagi e al piede di Ford.

Coppa Mondo Rugby – L’Inghilterra asfalta la Nuova Zelanda 19-7

Domanda per gli addetti ai lavori e gli appassionati del genere “storico”: come puoi battere 15 “all backs”? Eddie Jones ha trovato la risposta (o forse l’ha sempre saputa): schierando XV “ball carrier”. Questa è stata l’Inghilterra che oggi ha battuto la Nuova Zelanda nella prima semifinale della Coppa del Mondo di Rugby 19-7.

Cominciamo dalla fine, ovvero dalle dichiarazioni post partita. Con molta onestà coach Hansen ha ammesso: “Stasera siamo stati battuti da qualcuno più forte di noi. Non ci accade spesso, ma questa volta è accaduto.” Onore delle armi alla formazione che ha chiuso i blacks nella loro metà campo per oltre il 70% del tempo. Ha conservato la concentrazione al massimo, grazie soprattutto alla voglia di battere l’avversario diretto, portare sempre la palla oltre la linea del vantaggio. Un avversario, soprattutto, che ha vinto la partita della disciplina. E nel rugby la disciplina è forse il vero segreto del successo (sarà per questo che l’Italia non riesce a migliorare?).

La prima semifinale regala una mezza sorpresa solo perché la Nuova Zelanda veniva da 33 vittorie consecutive in Coppa del Mondo. L’ultima sconfitta nel 2007, quando Hansen era solo un “assistant”, e fu buttata fuori dalla Francia ai quarti. Poi, da allora, solo gloria.

Ma avevamo ricordato solo qualche giorno fa (qui) che gli All Blacks quest’anno avevano già mostrato preoccupanti crepe. La dolorosa sconfitta oggi contro una grande Inghilterra ha evidenziato la crisi. Non è mai accaduto che i kiwi perdessero, nel giro di due mesi, due partite ufficiali e ne pareggiassero una. C’è sempre una prima volta.

Lo sanno bene i giocatori della Rosa che oggi riescono a sfatare un tabù e superare la Nuova Zelanda in una partita di Coppa del Mondo. Chiedono a Jones se pensa di aver scritto la storia del rugby inglese: “Aspettiamo otto giorni e vi saprò dire…”. Infondo il tecnico australiano, giramondo e un po’ vate, non ha ancora fatto quello per cui era stato chiamato, ovvero vincere la Coppa del Mondo. Però la leadership e gli occhi del mondo, almeno per otto giorni, è riuscita a rubarla agli “odiati” neozelandesi.

La partita si è aperta, dopo una Haka particolarmente ricca di tensione, con i giocatori inglesi pronti alla sfida quasi a toccare i blacks, con una partenza sparata per i bianchi. Il segreto tattico dell’Inghilterra è stato quello di poter contare su un blocco di avanti che hanno giganteggiato. A cominciare da “sua maestà” Maro Itoje, MVP e predestinato a grandi cose fin dal suo esordio in Nazionale. Da incorniciare anche la prestazione dei due flanker, Tom Curry e Sam Underhill. Sinceramente dei tre non sapremo chi nominare, dal nostro punto di vista, come migliori della gara. Hanno pulito, placcato e sporcato ogni pallone. Hanno costretto la linea neozelandese a ripetuti falli che solo un ispirato Nigel Owens (finalmente in condizione di esprime tutto il suo talento arbitrale) ha avuto il coraggio di punire come si doveva.

Al punto, a metà della ripresa, di richiamare capitan Kieran Read per una delle maggiori umiliazioni degli ultimi anni: “se continuate con questi falli ripetuti; alla prossima è cartellino giallo!” neanche fosse una squadretta qualunque capitata lì per caso.

Dicevamo della partenza sprint degli inglesi: pronti via e in 2′ arriva la percussione che porta in meta capitan Tuilagi. La Nuova Zelanda non comprende cosa accade, o forse lo capisce bene. Mentre Aaron Smith fatica a dare il ritmo alla squadra, i “bull” inglesi non lasciano passare nessuno e tengono inchiodata la Nuova Zelanda nella sua metà campo.

Solo negli ultimi 10′ del primo tempo sembra che i ragazzi di Jones paghino un po’ di fatica e mostrano la corda. Ma al 40′ incassano anche la prima punizione e vanno al riposto avanti di 10.

Il secondo tempo comincia come il primo. La Nuova Zelanda è particolarmente fallosa, gli Inglesi marcano una meta con Youngs su un carretto che però Owens annulla per un discutibile avanti. Quando esce Aaron Smith, in questa Coppa del Mondo vera fonte di ispirazione dei blacks, è evidente che qualche cosa non funziona. La meta di Savea al 57′ è un regalo inglese (l’unico della partita) che sbaglia una touche nei propri 5 metri, lasciando campo libero al terzalinea maori. Ma l’attesa reazione della Nuova Zelanda non arriva. L’indisciplina kiwi e il piede di Ford fanno il resto e fissano lo score finale nel 19-7 che, per quanto visto in campo, è anche stretto.

E adesso?

L’abbrivio ci sembra tutto a favore dell’Inghilterra, ma giustamente Eddie Jones e i suoi ragazzi non possono ancora festeggiare, perché la partita più importante è la prossima. Inoltre se domani dovesse vincere il Galles… mamma mia, che finale di Coppa del Mondo!

Domenica 27 ottobre, ore 10 – semifinale Galles v Sudafrica, su RaiSport e TF1 (qui vpn)

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