
Due uomini, due leggende. Un pugile e un ciclista. Rocky Marciano e Fausto Coppi non si sono mai incontrati sul ring o sulla strada, ma si incontrano questa sera a Ripa Teatina – 9a edizione del Festival Rocky Marciano e 21ma del Premio dedicato al campione di pugilato: sono vissuti nella stessa epoca e hanno attraversato lo stesso immaginario, quello dell’eroe del dopoguerra, dell’uomo che con il corpo e con la fatica riscatta la propria vita e quella di un intero popolo.
A Ripa Teatina, paese natale del grande campione dei pesi massimi, il festival dedicato a Rocky Marciano ospita quest’anno un debutto speciale: la presentazione di “Fausto, il mio Coppi”, il nuovo libro di Luciana Rota, in uscita il 4 luglio per Lab DFG editore. Un volume unico nel suo genere, che racconta l’amore autentico e tormentato tra Fausto Coppi e la sua prima moglie, Bruna Ciampolini, attraverso le parole intime affidate alla penna di Franco Rota, portavoce di Coppi e amico di famiglia della “signora Bruna”. Un diario che diventa romanzo infinito e storia autentica, la storia di uomini prima che campioni.

L’incontro tra Coppi e Marciano “orchestrato” da Dario Ricci, direttore artistico del Festival, è solo ideale, ma fortissimo nei rimandi simbolici. Entrambi icone degli anni ’40 e ’50, sono diventati figure leggendarie nelle rispettive discipline: Coppi, l’Airone, capace di volare via dal gruppo con un’eleganza inimitabile; Marciano, il roccioso, figlio di emigrati italiani, campione imbattuto dei pesi massimi, colui che non è mai caduto, mai sconfitto.

Ma oltre le vittorie, c’è qualcosa che li unisce nel profondo: il tempo breve e intenso della loro vita, la fragilità nascosta dietro alla forza, la dimensione epica e tragica che accompagna ogni grande campione. E la loro tragica fine. Coppi morì nel 1960 a soli 40 anni, per una malaria diagnosticata troppo tardi. Marciano lo seguì nove anni dopo, in un incidente aereo, a 45 anni.
“Fausto, il mio Coppi” getta uno sguardo inedito su quell’uomo che tutti credevano di conoscere, ma che pochi hanno davvero compreso. E lo fa con uno stile narrativo intenso, delicato, a tratti struggente. È la voce di Bruna, moglie e madre, lasciata troppo presto e troppo a lungo nell’ombra, che finalmente trova spazio e luce. Un racconto d’amore, di distanza e di attesa, di passione e solitudine. Ma anche di grazia e fedeltà. Persino di rispetto – per quanto possibile – del tradimento amoroso.
Da Ripa Teatina parte così un tour di presentazioni che toccherà, tappa dopo tappa, città simbolo del ciclismo e della storia coppiana. Un viaggio tra parole, memoria e passione, come quello – irripetibile – dell’Airone sulle strade d’Italia. Un uomo soprattutto con le sue debolezze, l’amore della vita della Signora Bruna.
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