Coronavirus e sport: già perso il 24% di attività nelle prime due settimane

L'Osservatorio Sportclubby ha realizzato uno studio sull'impatto che il Coronavirus sta avendo sull'industria dello sport in Italia. L'indagine ha analizzato i comportamenti di oltre 140.000 sportivi italiani.

Coronavirus e sport: già perso il 24% di attività nelle prime due settimane

Torino, 10 marzo 2020. A poco più di due settimane dall’inizio dell’emergenza Coronavirus l’industria dello sport ha già subito un calo di attività del 24% a livello nazionale, rispetto ai giorni prima della crisi. L’inflessione non riguarda solo le regioni più colpite – con misure restrittive ancora limitate a poche aree – ma anche quelle con un numero più ridotto di casi. Un dato significativo per stimare quella che sarà la perdita registrata dal settore, considerando che nel 2019 le prenotazioni di corsi e lezioni per i mesi di febbraio e marzo hanno pesato sul totale dell’anno per il 15%. I dati sono stati rilevati dall’Osservatorio Sportclubby, piattaforma per prenotare servizi dedicati a qualsiasi tipo di sport, offerti da strutture e personal trainer che monitora i comportamenti di oltre 140.000 utenti attivi in Italia. L’indagine permette di fare un primo bilancio sulle conseguenze economiche che il Coronavirus avrà sull’industria dello Sport&Wellness, un mercato che rappresenta il 5,3% dell’economia globale e che vale in Italia circa 10 miliardi di euro.

No a palestre e piscine, sì agli sport da campo – Ad oggi, analizzando l’andamento delle attività nelle regioni più coinvolte nell’emergenza, gli sport più colpiti – come si poteva prevedere – sono stati quelli praticati in centri chiusi e frequentati da molte persone: nelle ultime due settimane fitness, functional training e crossfit hanno registrato un’inflessione media del 35% nel numero di prenotazioni, lo spinning del 42%, il nuoto addirittura del 64%. Al contrario, hanno subito un impatto meno pesante gli sport da campo come il padel, calato solo del 7%, o il tennis che sembra aver addirittura guadagnato utenti tra chi preferisce disertare la palestra, con una leggera crescita del 5%.

La situazione nelle regioni: forte calo anche al sud – La Lombardia paga il prezzo più caro: l’ecosistema sportivo locale ha già visto un calo complessivo delle attività del 75%. In Emilia Romagna la flessione è stata del 24%, la stessa registrata in Piemonte, nonostante il numero di casi rilevati qui sia notevolmente inferiore, così come le misure adottate in questa regione nelle prime due settimane. In Veneto, invece, il rischio di contagio sembra aver preoccupato di meno gli sportivi: il calo medio di affluenza nelle palestre è stato solo del 14%, con un picco del 19% nella prima settimana dell’emergenza. Il settore ha già subito pesanti conseguenze anche nelle aree colpite per ora solo marginalmente dal Coronavirus: in Puglia, ad esempio, non ci sono state ricadute durante l’ultima settimana di febbraio, ma la preoccupazione si è fatta sentire successivamente, con un calo di attività del 28%. Simile la reazione registrata sulle isole, dove le prenotazioni nella prima settimana di marzo sono calate del 40%.

Stefano De Amici, cofondatore e CPO di Sportclubby ha commentato: “Analizzando i dati del nostro Osservatorio emerge chiaramente l’impatto negativo che l’incertezza di queste settimane sta producendo su tutto il settore, anche nelle zone in cui il livello di emergenza è ancora basso. Diffondere una corretta informazione su rischi e prevenzione sarà fondamentale nelle prossime settimane. Continuare a fare sport in sicurezza è possibile e crediamo che sarà l’occasione per scoprire nuove discipline e forme di allenamento. Nel nostro network, ad esempio, esistono circa 40 sport “minori” che si possono svolgere all’aperto tutto l’anno e decine di personal trainer che impartiscono lezioni personali in sedi diverse dalla classica palestra.” 

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