La Liegi-Bastogne-Liegi ha chiuso il cerchio. Della campagna del Nord. Una campagna in cerca di corridori monumentali, uno su tutti. Ed è un sole che acceca: meglio stare lontani, lasciarlo vincere per distacco, altrimenti ti scotti.
Monunento Tadej Pogačar promette che ora si riposerà un po’, è tempo di tirare giù la tapparella (tappa – rella). Che senza Tadej non c’è spettacolo. Anzi. Senza avversari per fenomeno Pogačar non è del tutto garantito lo spettacolo.
Altri corridori, monumento ce ne sono? Ce ne voleva uno, almeno uno, ieri alla Liegi Bastogne Liegi: un corridore monumentale per battere il fenomeno. E non c’è stato. Finisce così con la chicca di una serie di record personali per lo sloveno – l’ennesima conta – che mette in fila la bella, bellissima Corsa Monumento per Campioni Monumentali.
La Liegi-Bastogne-Liegi, la più antica delle classiche, ha confermato ancora una volta il suo status di classica per campioni assoluti. Resistenti. Intoccabili. Forti. Fino in fondo: assoluti.
Nell’edizione 2025, Tadej Pogačar conquista la sua terza vittoria in questa prestigiosa gara, portando a nove il totale dei suoi successi nelle classiche Monumento. Questo risultato lo colloca al terzo posto nella classifica di tutti i tempi, dietro solo a Eddy Merckx (19) e Roger De Vlaeminck (11) .
Pogačar ha lanciato l’attacco decisivo sulla Côte de la Redoute, nel classico punto dell’attacco, a circa 34 km dal traguardo, replicando la strategia vincente dell’anno precedente. Lo ha fatto con una naturalezza disarmante dopo il traguardo pareva avesse compiuto la sua passeggiata quotidiana, forse anche monumentale, ma una galoppata cadenzando il ritmo e il distacco. Senza strafare perché lui già di per sé “stra-fa”, una vittoria tranquilla, serena nell’atteggiamento.
Pogačar Ha completato i 252 km del percorso in 6 ore e 9 secondi, con un vantaggio di 1’01” su Giulio Ciccone e 1’03” su Ben Healy. Ed è qui che inizia il racconto di un’Italia da sognare. In cerca di un campioncino monumentale capace di farci divertire sia nelle classiche di un giorno che in un grande giro.
Per l’Italia, il secondo posto di Giulio Ciccone rappresenta proprio questo sogno, con un risultato che ci riporta dopo sei anni un corridore italiano sul podio della Liegi-Bastogne-Liegi. Ciccone, guidato dalla seria intelligenza agonistica di un direttore sportivo italiano, dello spessore di Luca Guercilena, alla Lidl-Trek, ha dimostrato le qualità giuste per una competizione importante come questa, battendo Healy in volata per il secondo posto. Questo risultato conferma la crescita del corridore abruzzese e lascia ben sperare per il futuro, corse a tappe comprese.
Monumenti da mettere in fila ce ne sono? Per Tadej sì! La prestazione di Pogačar in questa stagione è stata straordinaria: ha vinto sette corse in quattordici giorni di gara, salendo sempre sul podio. Con questo successo, ha eguagliato leggende del ciclismo come Fausto Coppi, Costante Girardengo e Sean Kelly, tutti con nove vittorie nelle classiche Monumento. Inoltre, è diventato il primo ciclista a salire sul podio in sei Corse Monumento consecutive.
Dopo la Liegi, l’attenzione si sposta sulle corse a tappe, con il Giro d’Italia all’orizzonte. Se tifi Italia ti dovrai affidare a Giulio. Dopo un 2024 segnato da problemi fisici, tra cui un delicato intervento chirurgico in inverno che lo ha costretto a rinunciare alla Corsa Rosa, Ciccone ha pianificato con attenzione la sua stagione 2025, focalizzandosi proprio sul Giro d’Italia scelto come uno degli obiettivi principali. A giudicare da come ha corso la Liegi la forma c’è.
La sua preparazione ha incluso la partecipazione a corse come la Tirreno-Adriatico, la Milano-Sanremo, la e prima della Doyenne il Tour of the Alps, dove ha ottenuto risultati significativi, tra cui una vittoria di tappa e un quarto posto nella classifica generale.
Per Ciccone, il profumo del Giro è quello di tre rose, tre vittorie già messe nel taschino, ma la classifica ai vertici, dove finiscono le spine e c’è solo il fiore da cogliere, è tutta un’altra storia. Un bouquet di profumi che questo mese di maggio in Rosa può solo prometterci. E noi lo aspettiamo con il naso all’insù sotto il podio più importante. Quello del trofeo senza fine.

