Il volto di Tadej Pogacar ieri, in occasione degli ultimi metri della crono, non lasciava presagire nulla di buono: stravolto e sfigurato. Ci consegnava un atleta ben oltre il limite delle proprie possibilità.
Oggi, nella tappa regina del Tour de France 2023, la cruda conferma dell’impressione da noi già sottolineata nell’articolo di ieri. Mentre Vigengaard volava, lungo la salita che porta a Courchevel, verso il suo secondo Tour, lo sloveno pian piano veniva risucchiato e superato anche da corridori meno titolati. Era l’innegabile dimostrazione che il Piccolo Principe ha scontato una delle classiche cotte che caratterizzano la storia di questo splendido sport.
Sul traguardo in quota il danese (terzo) mette nel sacco l’avversario di sempre con un distacco che supera i 5′. Una batosta, anche dal punto di vista psicologico, dalla quale sarà difficile resuscitare e che ci dice due cose.
Tadej Pogacar, nella sua straordinaria bellezza stilistica e audacia agonistica, è battibile. La cosa lo avvicina ancora di più al cannibale per eccellenza, Eddy Merckx, che nella sua carriera sportiva ha conosciuto anche delusioni e sconfitte amare.
Ci dice anche che ancora non siamo pronti per un ritorno al ciclismo ‘vecchia maniera’, quello corso e pedalato per tutta la stagione. In fase di presentazione, qui su Sport24h, avevamo sottolineato come il duello non fosse solo tra due straordinari interpreti, ma anche tra due modi di intendere questo sport.
Da una parte un corridore (Pogacar) protagonista anche della Classiche di Primavera, dall’altra un ‘uomo per una stagione’ (quella del Tour), come nella migliore tradizione da Indurain in poi. Ed anche se a parziale scusante dello sloveno c’è l’infortunio che gli ha impedito di perfezionare il suo avvicinamento alla corsa francese, quanto visto oggi ci dice che la scelta di Vingegaard è stata la migliore.
Eravamo stati facili profeti nell’affermare che il giorno dopo una crono qualcuno avrebbe pagato dazio. Quel qualcuno è lo sloveno, che si è sciolto come neve al sole lunga la terribile salita di Courchevel, accompagnato mestamente nella sua crisi da Soler.
Nel frattempo il danese provava a vincere la tappa, partendo però troppo tardi e lasciando quindi il campo libero a Gall. Tagliava però al terzo posto e al termine della giornata si ritrova con 7’35 su Pogacar. Un distacco simile non era immaginabile al via della corsa e neanche solo questa mattina, nonostante la batosta di ieri.
Questo vuol dire che Jonas è più forte di Tadej?
Sveliamo un nostro segreto: siamo tifosi dello sloveno e quindi non affermeremo mai una cosa simile. Portiamo a sostegno delle nostre convinzioni la stagione primaverile, che ha visto il Piccolo Principe dominare Parigi Nizza, Fiandre, Amstel e Freccia. Possiamo sicuramente affermare, però, che contro Vingegaard, quando si parla di Tour, bisogna arrivare nelle condizioni migliori, perché il ragazzo danese non regala nulla a nessuno. Oggi ha dimostrato di essere forte, forte, forte.
Lo attendiamo, impazienti, al Mondiale di agosto.

