“Crescere con il Rugby”: considerazioni a margine

“Crescere con il Rugby”: considerazioni a margine
Capitolina, URC, rugby

Un momento della presentazione

Sono stato alla presentazione del libro di Andrea LijoiCrescere con il Rugby” (Ed. Telligraf.com, pagg. 128, € 10,00) per un debito di riconoscimento verso una società, l’Unione Rugby Capitolina, e un allenatore che in questi anni hanno contribuito alla crescita di uno dei miei figli.
Mi sono ritrovato, così, nell’insolita veste di cronista e, al contempo, oggetto della presentazione, essendo questa ruotata anche e soprattutto sul ruolo e le motivazioni delle famiglie a far intraprendere, ai ragazzi, un percorso educativo nel rugby. Una condizione che mi ha costretto a riflettere sulle scelte personali.
Andrea Lijoi è docente di educazione fisica presso il Liceo Scientifico Azzarita di Roma, con un passato di giocatore ed un presente di allenatore presso l’URC. In “Crescere con il Rugby” racconta, tra il romanzato e il descrittivo, un anno di attività di allenatore, attraverso gli occhi del giovane protagonista (di fantasia, ma fino ad un certo punto) Angelo. E’ l’occasione per raccontare il rugby, il rapporto con i genitori e soprattutto quel caleidoscopio di emozioni, colori e parole che sono bambini di 5_6 anni alla loro prima esperienza sportiva. Lo fa con gli occhi dell’educatore, del genitore, del giocatore, dell’allenatore… insomma anche lui nella comoda (o scomoda, dipende dai punti di vista) visuale di molteplici ruoli.
Alla presentazione sono intervenuti alcuni giocatori ancora in attività: Edoardo Gori, rubato agli allenamenti della Nazionale in previsione dell’incontro di domenica contro la Scozia, il capitano della prima squadra Filippo De Michelis, Riccardo Bocchino e Cesare Marrucci. L’introduzione del direttore tecnico dell’URC Daniele Pacini ha ricordato quanto la società romana da tempo ritenga il minirugby una delle chiavi di volta della propria attività. L’attenzione e la cura che la Capitolina dedica alle fasce di età 6_13 anni si ritrovano, come specchiate, nel libro di Lijoi, che ha il pregio di essere scritto e pensato da persona di sport, che insegna lo sport, esulando (senza per questo dimenticarsi) dal rugby. Una sensazione piacevole per quanti, come per chi scrive e per Sport24h, individuano in ogni attività sportiva forti valenze educative. In questo il libro di Andrea è ricco di contaminazioni e spunti, a cominciare dalla prefazione, nella quale viene citato Francesco De Gregori e la “Leva calcistica della classe ‘68”. Oppure quando l’autore ricorda, parlando del rapporto con i genitori dei bambini: “…il loro modo di porsi, la qualità della loro attenzione verso i figli, il peso delle loro aspettative. E’ vastissimo il campo su cui si produce il processo di crescita dell’individuo e non vi è presunzione nell’affermare che pure questa è materia di un insegnante affinché possa contribuire a creare basi solide per uno sviluppo armonico del bambino. Diversamente, è soltanto retorica dire che lo sport è educativo...” Non si sta parlando solo di rugby.
Del rapporto con i genitori si è trattato durante la presentazione, come anche dello sport a scuola e del sistema di insegnarlo. Credo che alla prova dei fatti i migliori testimonial del libro siano proprio quanti allenati dallo stesso autore, come Pacini e capitan De Michelis, al quale riconoscono un debito, più o meno grande.
Non esistono, dal punto di vista educativo, sport migliori di altri. Esistono, invece, nel mondo dello sport, società (e persone) che concentrano la loro attività solo nel formare campioni e altre il cui scopo ultimo è quello di creare uomini migliori. La Capitolina (e Andrea Lijoi) fanno parte di questo secondo gruppo.
E il rugby? che dire… se immaginiamo la linea del fuorigioco come il tempo (si può restare sempre dietro, mai avanti), allora ogni azione è la metafora della nostra vita. Si tenta di spostare questa linea il più avanti possibile; ma quando, inevitabilmente, si cade, si può solo passare il testimone a chi sopraggiunge dietro, cercando di lasciarlo nel modo più agevole, per lui, per progredire… Il rugby mi sembra uno dei regali più belli che un genitore possa fare ad un figlio…
Antonio Ungaro

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