C’è un uomo di ferro, sul tondino dello Speedway di Fuji, che con umiltà e ostinazione si è messo in scia del grande Alex Zanardi. E’ Luca Mazzone, che oggi ha portato a casa la sua seconda medaglia d’argento a queste paralimpiadi. E a chi storce il naso per il mancato oro ricordiamo che Luca è ben oltre i 50, mentre davanti (e dietro) si agitano e corrono ragazzi ben più giovani di lui.

Per il cinquantenne di Terlizzi si tratta della settima medaglia paralimpica (5 nel ciclismo e 2 nel nuoto). “E’ stata una gara difficile” racconta l’azzurro al termine della prova. E aggiunge: “Il percorso così duro non era così adatto alle mie caratteristiche, ma io ho dato tutto quello che avevo. Spiace non essere riuscito a riprendere il francese, ma questo avevo oggi. Una medaglia che voglio dedicare a me stesso per tutti i sacrifici che ho fatto e quello che mi sono prefissato in queste Paralimpiadi“.

A prendersi la medaglia d’oro è il francese Florian Jouanny, che ha chiuso con il tempo di 1:49.36. Completa il podio lo spagnolo Sergio Munoz Garrote.

Qualche ora dopo è Katia Aere a salire sul podio, mettendo al collo un bellissimo bronzo alla sua prima esperienza paralimpica. Un debutto tanto desiderato quanto insperato: “In questo momento sembra tutto ancora un sogno. Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno sostenuto e aiutato ad arrivare fin qui: lo staff della nazionale, i medici, i meccanici, i tecnici e i fisioterapisti che mi ha sopportato e supportato in questi anni. E ringrazio tutta l’Italia, perché ho sentito il loro sostegno pedalata dopo pedalata”.

“E’ come se avessi fatto 66 km di crono: non avevo scie da seguire, ho corso sempre sola. Sapevo di dover mantenere il mio ritmo perché avevo una marcia un po’ diversa rispetto alle mie avversarie, ho tenuto duro e ho raggiunto il mio obiettivo”. Un traguardo raggiunto a 50 anni appena compiuti: “L’età è solo un numero: non è mai troppo tardi per nulla, bisogna sempre credere nelle proprie possibilità e coltivarle al meglio”. Poi una dedica speciale: “Ringrazierò sempre Alex Zanardì, perché è anche merito suo se ho imparato ad amare questo sport. Questa medaglia è anche sua”.

A dominare la scena è stata la statunitense Oksana Masters, che ha coperto i 66 km previsti in 2:23:39. Medaglia d’argento per la cinese Sun Bianbian. Costretta al ritiro la compagna di squadra e di categoria Ana Maria Vitelaru.

Niente doppietta e un po’ di delusione per Francesca Porcellato, che dopo l’argento nella cronometro di ieri, non riesce a tornare sul podio della prova in linea H3-H4. Settima piazza per la rossa volante, che racconta: “Sono rimasta indietro quando il gruppo si è avvantaggiato e non sono più riuscita a rientrare. Rimango comunque contenta di questa Olimpiade: l’argento nella crono mi riempie di gioia, è una prova in cui si misura il reale valore di un atleta. Resta il ricordo più bello insieme al sorriso e alla cordialità del popolo giapponese, che ha riempito le nostre giornate e resto questa esperienza fantastica”. La vittoria va alla neerlandese Jennette Jansen, completano il podio Annika Zeyen (Germania) e Alicia Dana (USA).

foto FCI

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