Terza puntata del viaggio da Istanbul a Capo Nord in bicicletta realizzato da Nicolò Farroni e Simone Schär
In Albania, come in nessun altro paese in Europa, già dopo il confine ti rendi conto che qualcosa sta cambiando, tutto è diverso. Entrare a Skodari è scioccante e affascinante, animali di ogni genere per strada, anziani in giacca e cravatta con al guinzaglio mucche e asini, polli nel centro della città e ambulanti ovunque.
L’Europa che conoscevamo comincia ad essere distante. Skodari ha un centro bellissimo, i minareti e i campanili convivono pacificamente nella stessa piazza, gli albanesi sono fieri e accoglienti, riempiono le strade ed i ristoranti della città, tutto è disordinato e chiassoso ma dannatamente vivo, a noi questa piccola città ci piace davvero molto.
La strada che da Skodari va a Tirana sembra l’inferno in terra, percorriamo cento chilometri sotto il diluvio in un traffico assurdo. Una piccola strada provinciale funge da autostrada, macchine, tir, autobus, mucche, cani randagi convivono tutti in pochi metri di asfalto.
Per la prima volta nella mia vita mi sento terrorizzato a pedalare, non mi sento sicuro; la velocità delle macchine ed il peso delle nostre borse fanno tremare i nostri manubri, le bici oscillano come la nostra calma. Entrare a Tirana sembra un’impresa folle, ardua. Foriamo due volte, entriamo dentro una voragine sull’asfalto coperta dall’acqua rischiando di cadere. I clacson ti entrano nella testa, il gps sembra impazzito e quando finalmente entriamo in piazza Skanderberg mi viene da piangere e da gioire.
Tirana è piena di contrasti, è una capitale moderna e allo stesso tempo degradata. Pulita e sporca, ricca ed incredibilmente povera. Comunque sia, a me piace da impazzire, è rumorosa ma piena di vita, la sera le persone si riversano sulle strade, qui non ci si annoia.
Dopo qualche giorno di pausa ripartiamo, ma decidiamo di passare nell’entroterra del paese sperando di evitare il grande traffico delle città. Scelta azzeccata, i panorami diventano più selvaggi e il traffico più rilassato. Dopo Elbasan ed un bel passo di montagna entriamo in Macedonia, al lago di Orid, un posto fantastico, patrimonio dell’UNESCO.
Da Struga affrontiamo il passo del Biokovo, sembra più duro di quello che in realtà è, tra cani furiosi, pioggia e vento raggiungiamo Bitola, terza città più grande della Macedonia vicino al confine greco; per la prima volta, alla dogana ci chiedono greenpass e tampone, quasi ci eravamo dimenticati del covid.
A Salonnico decidiamo di raggiungere l’isola di Lemson, ci rilassiamo qualche giorno per poi ritornare in terra ferma. Ad Alessandropoli ci dirigiamo verso la Turchia, sempre più a est, qui ci rendiamo conto dei seri problemi tra i due paesi. Esercitazioni militari turche di fronte all’esercito greco, la bandiera con la mezza luna sventola orgogliosa nel cielo, carri armati, cortine di ferro lungo il confine, vedette anti immigranti, respiriamo un’aria di guerra fredda.
La frontiera è incredibile, grande, sorvegliata in ogni metro, dai minareti il muezzin recita la sua preghiera dandoci il benvenuto nel mondo mussulmano; io faccio un errore da principiante, scatto una foto dove i militari greci e turchi sorvegliano armati il ponte tra i due paesi, minacciosamente un militare mi urla ‘is strictly forbidden take picture here’ chiedo scusa e riprendo a pedalare veloce. Controllo dei documenti e finalmente siamo in Turchia.
Dopo aver raggiunto, Ipsala, Tekirdag e Silivri entriamo a Istanbul, ottanta chilometri di pazzia allo stato puro. Entrare in bicicletta a Istanbul sarà sicuramente una di quelle cose che non dimenticheremo mai. Il traffico è di un altro livello, la strada che prima era a tre corsie si rimpicciolisce sempre di più e la sensazione è quella di entrare dentro un disastro urbano che non ci sputerà più fuori.
Istanbul è bellissima, fantastica, affascinante, è uno di quei posti che lascia a bocca aperta. Una metropoli incredibile, con un piede in Europa ed uno in Asia, la città che non dorme mai, le moschee con i loro tappeti ti accolgono nel loro interno, i bazar sono mercati chiassosi, gli odori ti pervadono e la dolcezza dei baklava ci ricarica.
Istanbul è di sicuro un posto incredibile, è il primo obbiettivo del nostro lungo viaggio alla ‘conquista’ dei punti cardinali estremi del vecchio continente. Siamo ad est, poco più di un mese e due mila cinquecento chilometri percorsi, è stato relativamente semplice arrivare fin qui, nessun problema serio alle biciclette e l’entusiasmo è altissimo.
Qui festeggiamo il compleanno di Simone e il primo obbiettivo raggiunto, è l’undici novembre e da Istanbul ricomincia il viaggio di ritorno verso il punto di partenza, questa volta senza bici. Dopo quasi cinque giorni, due autobus, un treno e più di trenta ore di nave siamo ad Ancona. In Italia riprendiamo a pedalare verso la Spagna ed il Portogallo per completare l’asse est-ovest. (continua)
Nicolò Farroni
