CiclismoDa O’Brien a Ramirez, il volto umano del Giro della Valle d’Aosta

Da O’Brien a Ramirez, il volto umano del Giro della Valle d’Aosta

da Breull Lorenza Cerbini

Ci sono storie che vanno oltre la linea bianca di un traguardo e restano radicate nella vita di uomini giovani. Domenica 19 luglio. A Breuil Cervinia si conclude il Giro della Valle d’Aosta (edizione 62) e sul palco all’ombra dei 4478 metri del monte Cervino vengono assegnati due premi importati: un Memoriale per ricordare Samuele Privitera (il giovane ciclista deceduto durante la prima tappa del Petit Tour 2025) e il trofeo dedicato al fair play, quelle pillole di gentilezza e buona educazione che fanno bene allo sport. 

Liam O’Brien (Lidl) è un irlandese di un metro e novanta e nonostante le caratteristiche fisiche non lo aiutino a definirlo uno scalatore tradizionale quando la strada sale lui c’è. C’era un anno fa, dietro a Jarno Widar, come un’ombra silenziosa sopra il piccolo fuoriclasse belga. C’era sabato, sul traguardo di Saint Christophe, ultimi duecento metri in forte pendenza, lui con la medaglietta del fratello Shane appesa al collo. Aveva sedici anni Shane, quando ha perso la vita un mese fa, scontrandosi con un camion mentre si allenava poco fuori Lismore. Liam era in Italia, fece la valigia e lasciò il Giro Next Gen in fretta. Ci vuole del coraggio a tornare in sella dopo una tragedia. Al Valle d’Aosta Liam O’Brien è tornato in gara per la prima volta, con gli occhi lucidi e la grinta di chi non molla per realizzare i suoi sogni. E ha corso insieme a Shane, due giovani, una sola bici. Il ciclismo sa essere eroico e allo stesso tempo crudele, ma se la tappa di Saint Christophe è stata vinta da Pablo Mateo Ramirez, il protagonista della giornata è stato proprio O’Brien, in fuga sotto un caldo bestiale sulle salite di Jeanceyaz (tratti 13,2%) e l’interminabile Saint Barthelemy, diciassette lunghissimi chilometri con pendenze all’11,8%, l’ammiraglia della Lidl al suo fianco perché se le gambe girano la testa le aiuta a non mollare. Il premio in memoria di Privitera varcherà la Manica per restare in una bacheca in Irlanda e legare simbolicamente le vite di due giovani con la stessa passione, Samuele e Shane, nati per correre. 

Pablo Mateo Ramirez viveva a Quito, almeno fino a poco tempo fa, cresciuto in una famiglia che sul talento del figlio ha scommesso e fatto i sacrifici necessari per vederlo oggi con la maglia UAE correre in Europa. A inizio stagione Mateo cade e deve fermarsi, polso sinistro e legamenti rotti. Non ci voleva. La prima parte di stagione salta e lui rientra in gruppo da protagonista a giugno al Giro Next Gen, ottenendo il secondo posto in classifica generale dietro all’italiano Lorenzo Finn. Al contrario di O’Brien, Mateo è il classico atleta ecuadoriano da manuale, piccolo e scuro come Calimero. Parla poco e sorride parecchio. Ha gli occhi dolci e i modi gentili. Alla partenza da Saint Christophe è lui che sorregge la bici del rivale già maglia gialla di leader della classifica generale. Henrique Bravo (Soudal) viene dal Brasile, ha studiato in una scuola privata, la Fondazione Torino e parla bene l’Italiano, la lingua dell’Opera e della cultura universale. I genitori sono al suo seguito da almeno un mese, la madre a dargli l’ultimo abbraccio, il telefono piazzato sul traduttore, il mezzo con cui comunica con i giornalisti. Mancano pochi secondi alla partenza e Ramirez cerca Bravo con lo sguardo. “Dove sei, datti una mossa”, sembra dirgli. Sono sudamericani cresciuti su sponde di Oceani diversi. Una rivalità senza colpi bassi la loro, quattro tappe con cambi regolari uno sulla scia dell’altro, come i passi di samba. Il caldo è atroce e Bravo resta senza acqua nella fase decisiva della corsa. Non sono né Coppi né Bartali, ma sulla loro ruota c’è la tv e quel passaggio di borraccia da Ramirez a Bravo entra nella storia del Giro della Valle d’Aosta. Il premio fair play va all’ecuadoriano che chiude il Petit Tour secondo in Classifica generale, lo stesso piazzamento ottenuto al Giro Next Gen, dove Bravo si era piazzato al terzo posto. 

Le classifiche sono spesso impietose, con pochi applausi per gli uomini squadra all’ombra dei campioni. In Valle d’Aosta va in scena la rinascita dell’olandese Wouter Toussaint (Lotto), di recente operato (con successo) per un tumore alla testa (28esimo in classifica generale), mentre chiude in 84esima posizione Christian Piffer, il trentino che durante un allenamento, nel gennaio 2025, ha perduto la sorella Sara. Sono storie di chi pedala nella pancia del gruppo facendo poco rumore. 

Bravo, Ramirez, O’Brien e tanti altri ancora li troveremo (forse) tra pochi anni protagonisti al Giro d’Italia o al Tour, tra due ali di folla che si apre al loro passaggio. Adesso godiamoceli per quello che sono, giovani che inseguono caparbi i loro sogni.

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