Dagli e dagli per Aru alla fine è la “Vuelta” buona

Fabio Aru vince la Vuelta dopo il secondo posto al Giro d'Italia e si candida ad erede di Nibali anche nel cuore degli appassionati.

Dagli e dagli per Aru alla fine è la “Vuelta” buona

La Vuelta torna a parlare italiano. Dopo Vincenzo Nibali è il momento di Fabio Aru, suo compagno di squadra e probabile erede anche nel cuore degli appassionati. Perché il ciclismo italiano ha bisogno come ossigeno di campioni in grado di costruire grandi successi. Ed un grande Giro, com’è la Vuelta, è uno di quei momenti che ti regalano notorietà sui giornali e televisioni. Non è il Giro d’Italia (nel quale, comunque Aru è arrivato secondo), meno che mai il Tour, ma qualcosa che in qualsiasi caso gli si avvicina.

Così il ciclismo italiano si ritrova tra i “pedali” un 25enne di belle speranze che è ormai una certezza. Non è facile arrivare secondo al Giro d’Italia e poi vincere la Vuelta. Una Vuelta che al via, è bene ricordarlo, si è ritrovata con tutti i protagonisti del Tour, quelli “conclamati”, come Froome e Quintana, e quelli “annunciati”, come Nibali. Non si sono visti e adesso stiamo qui a chiederci che Giro di Spagna è stato. Quale il suo peso specifico.

Iniziamo col dire che questa Vuelta è vissuta sulle mattane di una squadra, l’Astana, che ha dato il peggio e il meglio di se. Il peggio per quanto riguarda l’affare Nibali (non è certamente solo colpa sua quanto accaduto nei primi giorni) e Landa (ricordate, il “tradimento” di capitan Aru?). Il meglio per come ha condotto alla vittoria e riconquista della roja Fabio dopo che l’aveva persa a cronometro. Certo, ci sono volute due tappe di “isteria” collettiva per capire quale fosse la tattica corretta, ma insomma quanto fatto vedere ieri ha riportato sul gradino più alto del podio una squadra che, nel bene e nel male, ha fatto la corsa dall’inizio.

Adesso bisognerà capire, con due “capitani”, quali saranno gli equilibri futuri all’interno della squadra. Se i kazaki vorranno continuare a sostenere il corridore in grado di portare a casa Vuelta, Tour e Giro, oppure l’astro nascente. Ci sembra, da appassionati e commentatori, che la convivenza tra i due stia per diventare difficile.

Per quanto riguarda Aru, bisogna dire che il 2015 è stato meglio del 2014, che era già stata una grande stagione in grado di catapultarlo al Mondiale in Spagna. Il secondo posto al Giro e la vittoria alla Vuelta ci consegnano un corridore forte in salita, regolare e capace di gestirsi per tre settimane. Non è cosa da poco. Bisogna vedere anche se riesce a trovare quello spunto che gli può regalare qualche classica… perché anche di questo abbiamo estremo bisogno.

Meritano una parola, molto veloce, i battuti di questa corsa spagnola. Froome è rimandato a settembre. A nostro avviso non ha la forza del campione in grado di dominare un Tour (anche se ci è riuscito, tra non poche polemiche, due volte) figuriamoci di sconfinare anche in altre gare che non siano a luglio. Il “frullino” gli è rimasto in gola colpa forse delle ancora troppe cadute alle quale va incontro. Quintana è un enorme punto interrogativo. Difetto di gioventù oppure eterno “cunctator”. Si dice che sia stato male nella seconda settimana di gara. Si diceva lo stesso al Tour… no comment.

Nibali si è perso invece sin dalla prima settimana, e questo da sinceri tifosi dello Squalo dello Stretto, ci dispiace. Gli effetti nefasti di un Tour maledetto si sono riverberati in una Vuelta nella quale è stato “costretto” a partecipare da Vinokurov con una tirata di orecchie pubblica che sinceramente grida vendetta. Le dichiarazioni di alcuni suoi giovani colleghi non ha facilitato poi la partecipazione in Spagna. Con quale ruolo? Capitano o “grande vecchio”? Nel dubbio ha pensato bene di fare 100 metri attaccato all’ammiraglia e si è tolto l’imbarazzo di dover rispondere. Vediamo in futuro cosa accade. Ma siamo convinti che attualmente in Italia non ci sia nessuno più forte di lui, anche in corse di un giorno. Per questo lo attendiamo al Mondiale. A volte gli anni che nascono male finiscono imprevedibilmente. Anche di questo il ciclismo italiano ha bisogno.

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