Filippo Galli, campione indimenticabile del Milan degli anni d’oro e allenatore delle giovanili rossonere per oltre un decennio, ha raccolto nel libro “Il mio calcio eretico” (Piemme, finalista del Premio Invictus 2025) un patrimonio di esperienze, idee e intuizioni che vanno ben oltre la semplice cronaca – gloriosa – sportiva. “Eretico” perché non si accontenta delle formule consolidate: Galli immagina un calcio che accetta la complessità, che non ha paura del cambiamento e che mette al centro la crescita integrale del giocatore, fisica e mentale.
Allenare la mente prima dei piedi
Il cuore del suo ragionamento ruota intorno a un concetto chiave: l’allenamento cognitivo. Un’area che, nel calcio del futuro, si intreccia sempre di più con la tecnologia e l’intelligenza artificiale. Per Galli, il compito dell’allenatore non è solo “insegnare a giocare”, ma creare le condizioni per sviluppare visione, consapevolezza, capacità di leggere e interpretare le situazioni.
Il parallelo con il mondo degli eSports, già esplorato da Sport24h nell’articolo “L’intelligenza artificiale gioca con il futuro degli eSports”, è evidente: anche nei videogame competitivi, i dati e l’IA servono a simulare scenari, allenare la reattività mentale e migliorare le decisioni in tempo reale. Senza dimenticare, mai, che alla base c’è l’uomo e il divertimento, il gioco “insieme”.
Il calcio come ecosistema complesso
“Il calcio non può essere tutto bianco o nero”, scrive Galli, “la complessità non la si spiega, ma la si vive, anche se a volte implica una perdita di controllo”. Nel suo “calcio ideale” la crescita avviene accettando il cambiamento e cercando soluzioni nuove, “più sistemiche, sempre partendo dall’idea del calcio come contesto collettivo”.
È un invito a superare la visione riduzionista del gioco come somma di schemi e statistiche, per abbracciare una prospettiva che considera le relazioni tra giocatori, il contesto emotivo e sociale, le sfide psicologiche.
Dati e algoritmi: strumenti, non oracoli
Galli non è contrario ai numeri, ma ne rifiuta l’uso dogmatico. “Può essere utile sapere quanti palloni tocca un calciatore… però il dato va correlato a un’immagine, devo vedere effettivamente come si muove il ragazzo, come si relaziona ai compagni”.
Cita Sergio Busquets come esempio: dai dati potrebbe sembrare che giochi “troppo orizzontale”, ma solo osservando il campo si capisce come il suo tempismo e la sua intelligenza permettano di superare le linee di pressione.
Ci spiega nel suo libro: “Negli ultimi anni sono diventato brand ambassador della start-up Kama.Sport, una piattaforma all’avanguardia nella raccolta e nell’analisi dei dati nel calcio, elaborati in modo che possano essere utilizzati efficacemente dagli allenatori e dagli staff.” È l’emblema di come Galli creda nel potenziale della tecnologia, purché sia messa al servizio di un’interpretazione umana e strategica del gioco.
Il ponte con gli eSports e l’allenamento del futuro
L’articolo di Sport24h raccontava come piattaforme come FromZeroToHero.io stiano rivoluzionando gli eSports, offrendo un’analisi delle performance mai vista prima. Galli intravede la stessa possibilità nel calcio: una tecnologia al servizio della crescita, capace di fornire feedback mirati e personalizzati.
Che si tratti di un calciatore in erba o di un pro-player, l’obiettivo è lo stesso: affinare le capacità di lettura, anticipare l’azione, reagire in modo ottimale. L’allenamento artificiale e quello cognitivo, in questa visione, non sono mondi separati, ma (forse) parti di un unico futuro sportivo.
Un amore da condividere
Dopo una carriera ricca di trionfi e una vita dedicata al settore giovanile, Galli oggi sente il bisogno di “continuare a condividere con più persone possibili questo mio amore” per il calcio. Un amore che passa attraverso l’innovazione, la formazione e la capacità di immaginare un gioco più consapevole e intelligente.
Il suo calcio eretico non è solo un manifesto tecnico: è un invito ad allenare la mente tanto quanto il corpo, a credere nella tecnologia senza dimenticare l’umanità, a prepararsi a un futuro in cui – come negli eSports – l’intelligenza artificiale sarà un alleato prezioso, ma mai un sostituto dell’occhio e del cuore dell’allenatore.
