Davide Benetello “Karate: per l’Italia risultati di assoluto prestigio”

Intervista al consigliere nazionale Fijlkam Davide Benetello, componente dell’autorevole Executive Committee della World Karate Federation.

Davide Benetello “Karate: per l’Italia risultati di assoluto prestigio”

Pensavamo di intitolare questo articolo con una frase tipo: ”a tu per tu con una leggenda”, perché Davide Benetello, soprannominato a livello internazionale “the king of ura-mawashi”, una leggenda senz’altro lo è. Come non ricordare infatti le tre prestigiose medaglie d’oro di valore internazionale da lui splendidamente colte: nel ’94 al campionato mondiale di Kinabalu (Malesia) nella categoria -80 kg; nel ’95 al campionato europeo di Helsinki (Finlandia), stessa categoria di peso; nel 2000 al campionato europeo di Istanbul, categoria +80 kg? Per non parlare poi dei sei argenti conquistati al campionato europeo di Birmingham nel ’94 e di Parigi nel ’96, ai World Games di Lahti (Finlandia) nel ’97, al campionato mondiale di Monaco nel 2000, categoria open, al campionato europeo di Mosca nel 2004 ed all’ open internazionale d’Italia del 2005, cui vanno aggiunti cinque bronzi, tra cui spiccano quello del mondiale di Rio de Janeiro nel 1998 e quello a squadre al mondiale di Monterrey nel 2004. Non citeremo la profluvie di affermazioni a livello nazionale, per ricordare piuttosto che è stato azzurro dal 1990 al 2005 (capitano della nazionale per un lustro), alfiere del G.S. Fiamme Gialle nello stesso periodo e che ha concluso la sua carriera agonistica nel 2006, avendo ottenuto il quinto dan per meriti agonistici. In tandem con Daniele Benvenuti ha scritto un libro sulla sua straordinaria esperienza agonistica dal titolo Calci piazzati, il karate vincente di Daniele Benetello (Edizioni Luglio, Trieste)  che ben ripercorre in quasi 240 pp le tappe di vita personale e sportiva di Davide, definito dai colleghi delle FF.GG. “bellissima persona e atleta formidabile”.

Dopo il primo pensiero, riflettendo siamo giunti alla conclusione che, in fondo, nel corso della sua secolare storia il karate di leggende ne ha conosciute sin troppe, e forse non era più di tanto congruo né profittevole tornare a riferirvici oggi, sia pur tramite un semplice titolo. Con la dimensione olimpica assunta dal karate con il target Tokyo 2020, ci siamo detti, serve mettere in evidenza l’ interloquire con persone moderne, concrete, preparate ed efficienti, che abbiano a cuore le sorti della disciplina e siano dotate di una vision che le porti, soprattutto, ad essere lungimiranti. Ma pur avuto riguardo a tali punti di vista, la figura di precipuo riferimento rimane ancora una volta e senza dubbio Davide Benetello, consigliere dirigente nazionale del settore karate della Fijlkam dal dicembre 2016. La “leggenda” appunto. Anche se nel titolo non l’abbiamo più definito così…

In una contesa elettorale connotata anche da qualche asprezza di troppo e decisamente sopra le righe, è tuo merito non esserti mai fatto trascinare in polemiche ed alterchi. Avevi stilato però una sorta di “patto con gli elettori” in almeno quindici punti qualificanti, se non ricordiamo male. Che ne è stato di tale programma?

“Il mio impegno personale è proprio il rispetto della realizzazione del programma entro la fine del mandato. C’è da considerare che la prima riunione del nuovo consiglio federale si è tenuta a fine gennaio u.s. e che quindi siamo pienamente operativi da poco più di sei mesi. A settembre p.v. le prossime riunioni del Consiglio, nelle quali – a fronte di tutte le dinamiche e le evoluzioni cui stiamo assistendo -, dovremo focalizzarci ancora di più sulle diverse problematiche. Poiche’ rappresento l’Italia nel panorama internazionale, considerata anche la mia posizione in seno alla Wkf, per me è molto il lavoro e le responsabilità da affrontare, compresa quella di essere il rappresentante federale ai vari appuntamenti agonistici (tra gli ultimi, quello costituito dal Karate 1 WKF Youth Cup svoltosi ad Umago, in Croazia). Questo incarico in particolare è per me motivo di orgoglio per la fiducia riposta dalla federazione: faccio del mio meglio nell’ assicurare la spinta necessaria per far sì che l’Italia sia sempre rispettata, come del resto merita, contribuendo in tal modo da parte mia all’ottenimento di risultati di assoluto prestigio, come è successo all’ ultimo europeo in terra turca e ad Umago, in Croazia.”

– Parliamo della tua posizione in ambito Wkf: sei membro dell’autorevole Executive Committee della federazione mondiale…

“Sì, io ero già presidente della Commissione Atleti della Wkf. In occasione dell’iridato di Brema nel 2014 si è dato corso ad un allineamento dello statuto mondiale alle cogenti indicazioni del Cio in forza del quale il presidente di detta Commissione, eletto dagli atleti della Wkf, diventava componente del Comitato esecutivo con diritto a voto. E così è stato. Sempre in seno alla Wkf, oltre a tale presidenza, sono commissario per gli affari olimpici e paralimpici, nonché componente della commissione entourage, della commissione per il ranking, della commissione per le regole delle competizioni e di quella per la programmazione olimpica, oltre ad essere sempre presidente di quella atleti. In vista di Tokyo 2020 si vuole arrivare a regolamenti di gara ancor più veloci e validi, a tutto beneficio dello spettacolo, che portino a qualificazioni comprensibili e veritiere per consentire solo ai migliori l’accesso all’agone olimpico. L’essere inserito stabilmente in tali nevralgiche commissioni mi consente di avere sempre notizie ed aggiornamenti “freschi” ed attendibili da riportare al nostro interno come prezioso orientamento di tutta l’attività. L’essere parte attiva nei lavori di tutte queste commissioni è particolarmente proficuo: rappresenta sì un grande impegno, ma permette di rimanere concentrati sull’obiettivo e focalizzare sotto un unico filo conduttore le diverse ma consonanti evoluzioni del karate internazionale.”

– Che karate si vede sui quadrati di gara oggi?

“Il karate mondiale ha conosciuto una grandissima evoluzione a partire dagli anni ’90 per tutto un decennio, sino al 2000. Assistiamo ad un karate molto veloce, caratterizzato da una progressione atletica che ne fa uno sport professionale, molto dinamico, reattivo, indirizzato verso la qualità della prestazione. Mi piace rilevare comunque che i campioni di oggi del karate sportivo conservano dentro di se una dimensione più propriamente “marziale” della disciplina come la concentrazione, la ricerca senza paura dello scambio fisico, il comportamento sempre ineccepibile dentro e fuori i quadrati di gara. La svolta a livello generale è avvenuta anche sulla mia pelle ed il karate dinamico che ammiriamo oggi non è molto distante da quello dei migliori anni della mia esperienza agonistica, e sono pertanto contento di aver contribuito come parte attiva a tale indubbio progresso tecnico.”

– Quali misure adottare da subito, sul pratico, per adeguarsi appieno ai nuovi e prevedibili standard in prospettiva olimpica?

“Sicuramente occorre intervenire, tra l’altro, sui centri di alto livello, una volta i Cask, ora i Ctr. Realtà che devono essere stimolate ed incrementate: gli allenatori della nazionale ed i membri delle commissioni giovanili devono agire capillarmente sul territorio ai fini dell’implementazione di un’impronta tecnico-metodologica omogenea, all’avanguardia ed in linea con i più attuali trend della federazione mondiale.”

– Delusioni da questa tua esperienza ne hai conosciute?

“Non ho avuto dispiaceri. Forse troppi impegni si sono succeduti ad un ritmo così impressionante che – questo il mio rammarico – sono stato poco in Italia dovendo seguire molto da vicino gli eventi e gli incarichi internazionali: da settembre spero di essere con maggior continuità nel territorio anche per ripagare la fiducia in me riposta dai tecnici italiani di karate. Hanno tutto il diritto di sapere quello che sta succedendo a livello internazionale, scenario sul quale comunque molte nostre società sono già da tempo affacciate, lo sottolineo con piacere, dimostrando la stoffa delle protagoniste. Ma devono comunque recepire quegli aspetti per i quali siamo tra i migliori, e quelli che dobbiamo a nostra volta migliorare. Sottolineo che grazie alla determinazione del Cio del 3 agosto 2016, cui si è pervenuti anche grazie al contributo italiano, la Fijlkam diventa una federazione con ben tre sport olimpici al suo interno: contiamo quindi che non manchino i supporti per i nostri ragazzi in questo momento di netta evoluzione delle cose, forti della continuità con un passato prestigioso.”

– Un tema un po’ difficile: che commento sulle inaspettate dimissioni da consigliere di Tiziana Costa?

“Tiziana è una persona assolutamente valida. E’ stata una sua scelta “forte” che non sta certo a me commentare. Sono certo che potrà ancora dare tanto al karate italiano sotto una veste essenzialmente tecnica ed in tal senso voglio formularle i migliori auguri.”

– Quali i prossimi impegni?

“L’8 e 9 settembre p.v. a Lieping in Germania si svolgerà la 5^ Premier League, preceduta da tre giorni di intensissime riunioni della Commissione per Tokyo 2020. A fine ottobre p.v. ci sarà poi il Mondiale giovanile, con indicazioni per allora preziose, e da riportare subito in Italia, sulle regole per il ranking”.

– Tutti questi gravosi impegni non rischiano di farti sacrificare altri aspetti non meno importanti , ad esempio la tua vita familiare?

“La famiglia, i genitori e mia sorella, cui si è aggiunta nel tempo mia moglie Debora Vitale, mi sono sempre stati vicino. Quanto al rischio di difficoltà mi sento di poterlo tranquillamente escludere: so dosare le mie energie ed applicarle in relazione alle situazioni ed ai contesti che mi vedono di volta in volta coinvolto, siano essi di natura internazionale, federale, familiare o amichevoli. Senza che nessuno possa sentirsi trascurato o deluso.”

– Per concludere, un pensiero sulla prematura scomparsa di un grande talento e promessa del karate italiano, il ventenne Andrea Nekoofar.

“Un immenso dolore che ognuno di noi conserverà indelebilmente dentro di se, per sempre. Come ho già avuto modo di scrivere, non esistono ora parole che si possano dire né azioni che si possano nel concreto fare per lenire un lutto così inaspettato, profondo e unanimemente condiviso dal karate italiano…”

Leando Spadari

 

 

 

 

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