
Le Deaflympics 2025 di Tokyo si chiudono con un bilancio di 21 podi, frutto di 8 ori, 8 argenti e 5 bronzi. Rispetto all’edizione di Caxias do Sul il dato totale cala di due unità, ma raddoppiano i titoli, passando da quattro a otto.
Il volto simbolo di Tokyo è senza dubbio quello di Viola Scotto di Carlo, atleta più medagliata dell’intera rassegna, capace di raccogliere da sola cinque titoli e undici podi complessivi tra individuali e staffette. Una prestazione che ha trascinato l’intero settore, culminata con l’argento nei 200 stile libero e un quarto posto nei 200 dorso a conferma di una continuità impressionante. A rendere storico il bilancio del nuoto è anche la crescita prorompente di Federico Tamborrino, doppio campione negli 800 e nei 1500 stile libero: una progressione netta, che migliora l’argento ottenuto in Brasile e consolida il mezzofondo italiano tra i migliori del panorama internazionale.
Il movimento, però, non vive soltanto di nuoto, pur restando questo il settore trainante con 16 medaglie, più delle 14 conquistate in Brasile. Il beach volley ha firmato la prima medaglia italiana di sempre in questa disciplina alle Deaflympics, un segnale forte di diversificazione tecnica. In atletica è arrivato l’oro di Masetti nel giavellotto e un quarto posto dal gusto amaro per Cristina Gogna, che ha sfiorato la medaglia nella maratona mancando il podio di appena 25 secondi dopo una gara gestita con intelligenza fino agli ultimi chilometri.
La pallavolo conferma un ruolo da protagonista: l’argento della squadra maschile migliora il bronzo di Caxias do Sul, mentre la femminile chiude quarta nonostante un percorso di livello e tre squadre su quattro qualificate in semifinale rappresentano un dato di spessore per l’intero movimento. Meno fortunate le avventure del basket femminile, del tennis e del calcio, che pur senza medaglie hanno testimoniato una competitività ormai stabile. Le cestiste, in particolare, hanno accarezzato il bronzo, cedendo all’Ucraina solo nell’ultimo quarto dopo una gara generosa, intensa e giocata con personalità.
Il karate, infine, si conferma grazie all’argento di Alibrandi – miglioramento del bronzo conquistato in Brasile – e al bronzo di Dragone, due risultati che testimoniano una base tecnica sempre più ampia e consapevole.
A racchiudere il senso di questa spedizione sono le parole del Capo Missione Fabio Gelsomini, che ha voluto sottolineare il valore non solo sportivo, ma culturale di ciò che l’Italia ha mostrato a Tokyo: «Sono molto orgoglioso dei risultati che abbiamo ottenuto. Anche nelle discipline in cui non è arrivata una medaglia abbiamo espresso prestazioni di altissimo livello. Tutti gli atleti hanno rappresentato il Paese con professionalità e comportamento impeccabile, contribuendo a un risultato di grande prestigio. È stata un’edizione straordinaria, che dà lustro al movimento sportivo dei sordi e all’intero movimento paralimpico italiano».
