RugbyDiego Dominguez nella Hall of Fame, dal pallone di Córdoba al Flaminio

Diego Dominguez nella Hall of Fame, dal pallone di Córdoba al Flaminio

L'apertura azzurra è il secondo italiano dopo Parisse. Da Córdoba a Parigi, così lo racconta la stampa estera

Diego Dominguez è entrato ieri nella Hall of Fame di World Rugby. È il secondo italiano ad arrivarci dopo Sergio Parisse, accolto nel 2024, e porta il numero 181 di un albo aperto nel 2006. La cerimonia è fissata a Roma per marzo, prima di una delle partite casalinghe dell’Italia nel Sei Nazioni 2027, contro la Francia o il Galles.

La classe 2026 conta sette nomi. Con lui entrano il francese Abdelatif Benazzi, l’americana Jen Crawford, l’inglese Sue Day e la neozelandese Rochelle Martin, che raggiungono il sudafricano Joel Stransky e il neozelandese Zinzan Brooke, celebrati il 27 agosto a Città del Capo. C’è un filo italiano che il comunicato federale non cita: Stransky ha giocato due stagioni tra L’Aquila e San Donà, Brooke è passato dalla Lazio.

Brett Robinson, presidente di World Rugby, ha ricordato di aver esordito con l’Australia proprio contro un’Italia con Dominguez in campo, il giocatore che sarebbe diventato “un talismano per gli Azzurri”. Andrea Duodo, presidente della Fir, lo chiama “il nostro eroe dei due mondi” e dice di commuoversi ancora, a un quarto di secolo di distanza, per i 29 punti del Flaminio. Dominguez ha dedicato il riconoscimento al movimento: “Non appartiene soltanto a me: rappresenta tutto il rugby italiano”.

Il pallone della Tablada

Dominguez è nato a Córdoba il 25 aprile 1966 ed è cresciuto alla Tablada. Alla Voz del Interior ha raccontato che allora il club aveva un solo campo e che spesso si giocava in strada, in calle La Marca. Ha cominciato a sei anni con sette amici, che vede ancora ogni settimana. Chi ha giocato con lui in quegli anni ricorda un ragazzo che aveva lo stesso talento con il calcio. Finiva la partita di rugby e correva a giocare a pallone. A portarlo sui campi di calcio era il nonno Raffaele, come lui stesso ha raccontato a Flashscore, e i due sport sono andati avanti insieme fino ai dodici anni. Poi ha scelto l’ovale. Il piede di quei pomeriggi gli è rimasto per tutta la carriera.

L’Italia era già in casa. La madre è nata in Italia, a tavola si parlava italiano e Diego aveva la cittadinanza fin da bambino. Con i Pumas ha giocato due test nel 1989, contro Cile e Paraguay, e ha segnato 27 punti. Poi la federazione argentina lo ha sospeso, e Dominguez ha spiegato di non aver mai rinunciato lui alla maglia albiceleste. Americas Rugby News, il sito che segue il rugby del continente, parla ancora oggi di ‘defezione’ e la considera un passaggio che ha fatto storia.

I calci che hanno aperto il Sei Nazioni

Nel 1990 arriva a Milano. Con l’Amatori vince quattro scudetti in sette stagioni e nel marzo 1991 esordisce in azzurro, contro la Francia. Nel marzo 1997, a Grenoble, l’Italia batte 40-32 una Francia fresca di Grande Slam nel Cinque Nazioni, e lui mette 20 punti. Alla Voz ha detto che per lui resta la partita più importante del rugby italiano fino a quel momento. Americas Rugby News lega il cambio di status dell’Italia alle tre vittorie consecutive sull’Irlanda tra il 1995 e il 1997. A Bologna, nel 1997, finisce 37-22 e i punti di Dominguez sono 27.

Il 5 febbraio 2000 l’Italia debutta nel Sei Nazioni, al Flaminio, contro la Scozia campione uscente. Vince 34-20. Dominguez segna 29 punti con sei piazzati, tre drop e la trasformazione della meta di Giampiero De Carli. Ieri The Scotsman lo ha presentato ai lettori scozzesi come l’uomo che ha costruito quella vittoria, un risultato che secondo il quotidiano di Edimburgo ha avuto un’eco in tutto il movimento.

Lascia la Nazionale nel 2003 con 1.010 punti nei test match, 983 in azzurro e 27 con l’Argentina. Davanti a lui, in quel momento, c’era soltanto il gallese Neil Jenkins.

Parigi e il ‘Pibe de Córdoba’

Nel 1997, a 31 anni, passa allo Stade Français. L’anno dopo il club parigino torna campione di Francia novant’anni dopo l’ultimo titolo, quello del 1908, e ne arrivano altri tre, nel 2000, nel 2003 e nel 2004. Nella finale di Heineken Cup del 2001 contro il Leicester segna 30 punti, primato per quella partita. Lo Stade perde lo stesso, 34-30.

A Córdoba la notizia è diventata una questione di orgoglio cittadino. Canal Showsport ha titolato “Orgullo cordobés” e ha scelto una foto di Dominguez avvolto in due bandiere, l’albiceleste con il Sole di Maggio su una spalla e il tricolore sull’altra. È l’eroe dei due mondi di Duodo, visto dall’Argentina. La Voz del Interior ha raccontato il passaggio dal rugby di quartiere all’immortalità e ha ricordato che è il primo cordobese nella Hall of Fame. È il sesto nato in Argentina, dopo Hugo Porta, Agustín Pichot, Felipe Contepomi, Juan Martín Hernández e Parisse, che è nato a La Plata.

Il portale internazionale Flashscore lo chiama ‘Pibe de Córdoba’ e lo considera il primo vero volto internazionale del rugby italiano. In Francia Rugbyrama lo ha messo tra le ‘leggende’ che accompagnano Benazzi.

Dopo il ritiro ha lavorato per dieci anni nel carcere minorile di Milano, con un programma sportivo per i ragazzi detenuti. Accanto al rugby c’erano il nuoto e il calcio.

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