
Djokovic Alcaraz è la semifinale, tra le due degli US Open 2025, sicuramente più affascinante ed incerta anche se il murciano appare lanciato verso la vittoria del torneo.
Nole, però, non ci sta a recitare il ruolo dello sparring. A 38 anni, con 24 titoli dello Slam e una carriera già scolpita nella storia, il serbo affronta con la solita ferocia la sfida che lo attende. Dopo il successo in quattro set su Taylor Fritz, Djoko ha lanciato il suo messaggio: “Tutti parlano di una finale Sinner-Alcaraz. Io sono qui per provare a rovinare i piani. Non alzerò bandiera bianca. So che mi serve il miglior tennis, ma queste sono le partite che mi danno energia. Ho un’altra chance e voglio sfruttarla fino in fondo”.
La rivalità con Alcaraz è ormai uno dei fili conduttori del tennis degli ultimi anni. Tutto è iniziato a Madrid, nel 2022, quando il giovane spagnolo appena diciannovenne si impose in tre set serratissimi, mostrando al mondo di poter battere i mostri sacri. Da lì in avanti la storia dei due si è intrecciata a ogni livello, spesso in palcoscenici da sogno. Al Roland Garros 2023 il serbo approfittò dei crampi che bloccarono l’avversario nel terzo set e vinse senza più difficoltà, ma poche settimane dopo a Wimbledon fu Alcaraz a ribaltare i pronostici: dopo un primo set dominato da Djokovic, il ragazzo di Murcia reagì con una prestazione monumentale, vincendo al quinto in una finale che resta tra le più belle della storia recente.
In quell’estate i due si ritrovarono a Cincinnati e diedero vita al match più lungo mai visto in un Masters 1000 al meglio dei tre set, tre ore e 49 minuti chiusi dal trionfo di Djokovic, capace di annullare un match point e rimanere in piedi nell’arena più calda. A Torino, pochi mesi dopo, fu ancora il serbo ad avere la meglio nelle semifinali delle ATP Finals, imponendo la sua legge con un successo netto e aprendo la strada al settimo titolo di fine anno.
La saga si arricchì di un nuovo capitolo a Wimbledon 2024, dove Alcaraz mostrò maturità e continuità straordinarie, lasciando a Djokovic appena dieci game e conquistando un titolo che sanciva definitivamente la sua ascesa a dominatore sull’erba. Ma proprio quando il vento sembrava girare, arrivò il colpo più atteso da Nole: l’oro olimpico di Parigi. Sul Philippe-Chatrier, teatro di sfide epiche, il serbo trovò la partita perfetta, vincendo due tie-break di altissima qualità e colmando l’ultimo vuoto della sua carriera. Un successo che lui stesso definì come “il momento in cui ho messo cuore, anima e corpo, per raggiungere un sogno che inseguivo da una vita”.
Nel gennaio di quest’anno, all’Australian Open, si è scritto l’ultimo capitolo prima di New York. Nonostante un problema fisico al muscolo della coscia, Djokovic riuscì a rimontare dopo aver perso il primo set, imponendosi con lucidità e freddezza in quattro parziali. Una vittoria che ribadiva la sua capacità di risorgere quando conta.
Oggi il bilancio tra i due è di 5-3 per Djokovic, che ha vinto le ultime due sfide, ma la partita che li attende a Flushing Meadows apre scenari inediti. È infatti il primo confronto tra i due sul cemento dello US Open, l’unico Slam in cui non si erano mai affrontati. Da una parte c’è il serbo, già quattro volte campione a New York e deciso a spezzare l’attesa che lo separa dal suo ultimo major vinto proprio qui nel 2023. Dall’altra c’è Alcaraz, arrivato in semifinale senza cedere un set e con la voglia di riaffermare la propria leadership.
Djokovic, nella giornata di ieri, ha ammesso di non sapere come reagirà il fisico, ma ha promesso che farà di tutto per essere pronto a una battaglia di cinque set. Perché a questo punto della carriera, quello che lo spinge non è soltanto la caccia ai record, ma la possibilità di vivere ancora una volta la magia delle grandi notti contro un avversario che rappresenta il futuro del tennis.
