“Roberto Ghiretti è un gentiluomo dell’altro secolo” ha esordito con queste parole Giovanni Malagò in occasione del convegno “Lo sport, la più grande rete sociale del Paese: verso una moderna società sportiva” che si è tenuto a Roma, nel prestigioso Salone d’Onore del CONI, venerdì 15 ottobre. Ed ha continuato: “Ma quando poi ti siedi ad ascoltarlo mentre ti racconta idee e progetti, rimani affascinato dalla sua capacità di guardare al futuro, di immaginarlo da qui ai prossimi venti anni.”

Il presidente del CONI con la sua tradizionale oratoria, contrassegnata da paradossi e ossimori concettuali, non è andato molto lontano nel descrivere, in pochi tratti, Roberto Ghiretti, fondatore di SG Plus Ghiretti & Partners (che quest’anno, proprio in occasione del convegno, ha festeggiato i 20 anni di vita) e autore del libro “E’ il futuro che pilota il presente – Il ruolo della società sportiva nel territorio, tra idea e realtà” (Kriss editore, pg. 160, € 16,00).

Chi, come il sottoscritto, ha avuto modo di ascoltare Roberto in occasione di lezioni, convegni, speech o semplici conversazioni capisce perfettamente cosa intendeva il presidente Malagò. Ci sono concetti, entrati a far parte del linguaggio di chi si scrive, parla e soprattutto si occupa di sport che Roberto Ghiretti ha introdotto per primo in Italia. Termini come “sport destrutturato” “sport per la terza e quarta età”, “sport come rete sociale”, “sport come agenzia educativa”… e via discorrendo.

Roberto Ghiretti, con il suo Studio di professionisti e collaboratori in grado di rappresentare un vero e proprio think tank, lì a Parma, si può dire che abbia formato un’intera generazione di uomini e donne di sport.

Ho letto il libro presentato venerdì. E’ evidente la mano dell’autore, soprattutto per quanto riguarda la voglia di comprendere i meccanismi di sviluppo della società e di provare a suggerire una ricetta, un modus operandi, un decalogo per chi è chiamato alla sfida di adeguare l’offerta di sport ai tempi attuali.

Roberto Ghiretti, gentleman dell’altro secolo, porta con sé, e nel libro è evidente, due concetti addirittura ottocenteschi, ma profondamente attuali, addirittura ipermoderni: la dimensione sociale e un profondo idealismo. Non vorrei entrare troppo nel filosofico, ma credo che entrambi meritino un approfondimento.

La dimensione sociale, educativa, formativa dello sport non è cosa recente. E’ legata alla seconda rivoluzione industriale, alla nascita della società di massa, alla scoperta del tempo libero. Il barone De Coubertin (spesso citato a sproposito e scorrettamente) era un pedagogo prima che storico (con alterne fortune) e creatore delle Olimpiadi moderne. Che  lo sport potesse fungere da elemento di educazione, suscettibile di preparare adeguatamente, fin dalla scuola, alle future lotte della vita (da Treccani.it) il Barone non aveva elaborato tale convinzione autonomamente, ma mutuata da pedagoghi inglesi della prima metà del secolo. Quello che De Coubertin ha fatto è stato, attraverso le Olimpiadi Moderne e, di conseguenza, lo sport moderno nelle società di massa, rendere universale tale concetto.

Ed arriviamo alla “più potente rete sociale presente nel nostro paese”, come ha detto lo stesso Ghiretti in occasione della presentazione del libro. In un mondo post pandemia, in cui la dimensione destrutturata (non solo dello sport ma di tutte le attività, dal lavoro al divertimento) ha ormai preso il sopravvento rispetto alle grandi organizzazioni, lo sport continua a legare, unire, educare, avvicinare, modellare, appassionare; in poche parole continua a farci sentire vivi e connessi con il mondo, non solo virtualmente.

Ghiretti nel libro analizza (prima) e suggerisce (poi) i movimenti della società moderna dall’ottica di un uomo di sport che cerca risposte in grado di trasformare le circa 70.000 società sportive presenti nel nostro Paese (la rete di cui sopra) in nuclei interconnessi ma autonomi di educazione, socialità, lavoro, divertimento, ecc…

Lo fa partendo da una idea (anch’essa ottocentesca): che il futuro disegna le strade da percorrere nel presente. Un futuro da assecondare in tutte le sue manifestazioni, senza guardare con occhio scettico le novità che, se vissute con l’intelligenza e l’ottimismo di un gentleman del secolo scorso, diventano altrettante opportunità.

Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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