E’ partito da Roma il progetto Centri Tecnici Federali di Basket

Basket3 BASSACon l’allenamento tenuto nei giorni scorsi da Enrico Gilardi, medaglia d’argento ai Giochi Olimpici di Mosca 1980, Campione d’Europa con la Nazionale nel 1983, campione d’Italia nello stesso anno con il Bancoroma di Larry Wright è partito a Roma il progetto dei Centri Tecnici Federali della Federazione Italiana Pallacanestro.
Il progetto, – recita il comunicato stampa della FIP – si svilupperà in tutte le regioni d’Italia, è riservato a ragazzi dai 14 ai 16 anni, ma anche a giovani arbitri e a neo-allenatori.” I giocatori coinvolti in questa prima esperienza laziale sono stati circa 60 e, spiega lo stesso Gilardi, referente tecnico territoriale per il Lazio, hanno partecipato con grande entusiasmo ed impegno: “Le società ci stanno dando fiducia e sono convinto che avranno dei riscontri dalla nostra attività.”
Da parte sue Simone Pianigiani che, nonostante i risultati ancora deludenti del basket azzurro e forse proprio per questi, è riuscito a farsi dare “pieni poteri” dal Consiglio Federale (come in tempo di guerra!!) e per questo sovraintende anche a questa iniziativa, ha avuto modo di dichiarare: “Siamo molto contenti per l’entusiasmo che ha accolto l’avvio del nostro progetto. I Centri Tecnici Federali raccolgono quanto seminato dalle Giornate Azzurre degli anni scorsi e in più permettono di riunire e far dialogare le diverse componenti del movimento per uno sviluppo sempre maggiore della nostra pallacanestro. L’energia e la partecipazione che ci viene da questi incontri ci permetteranno di indirizzare ancora meglio il progetto che solo così può raggiungere al meglio la propria efficacia”.
Riguardo l’effettiva efficacia dei Centri Tecnici Federali conserviamo più di un dubbio. In generale hanno valore se legati ad una politica seria di reclutamento da parte delle singole società. Se, soprattutto, all’interno di queste si riesce ad armonizzare una metodica educativa simile e coordinata, che privilegia, in questa fascia d’età, la crescita del singolo rispetto al quello complessivo di una squadra. Le Accademie del rugby, per fare un esempio per certi versi simile, anche se in funzione da qualche anno, ancora non riescono a colmare quel vuoto che una pratica limitata, rispetto a nazioni leader, impone. D’altra parte non esistono ricette sicure per rilanciare il vivaio di un paese, il nostro, che è ostaggio dell’ipertrofia del calcio a livello giovanile, capace di “vampirizzare” tutte le risorse umane agli altri sport. Dove, soprattutto, la pratica sportiva conserva ancora una marginalità rispetto il totale della gioventù, essendo calcolato che praticano regolarmente un qualche sport circa la metà dei nostri ragazzi.
Carenza che si lega alla quasi totale assenza di spazi per la pratica non organizzata, siano essi campetti di periferia o stradali, nei quali iniziare senza oneri per le famiglie e permettendo ai giovani di “trovare” il proprio sport. Da qualche parte si è detto che anche la carenza di talenti italici nel calcio (!) sia frutto della ormai scomparsa pratica di giocare per strada, dove si esalta il virtuosismo e lo spirito ludico a scapito dell’attività atletica. Forse lo stesso discorso può valere per gli altri sport di squadra, a cominciare dal basket. Se i ragazzi potessero mettersi alla prova nei campetti della propria scuola o parrocchia, tirando a canestri approssimativi (per forma, non certo per statica), in cui il rimbalzo è una variabile indipendente, in interminabili partite di campana e “tre contro tre”, forse non avremmo bisogno dei Centri Tecnici Federali. Ai quali, comunque, auguriamo tutte le migliori fortune.

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