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Elezioni CONI – Antonella Bellutti: “E’ il momento di cambiare lo sport”

Conferenza stampa di presentazione della candidatura oggi al Salone d'Onore del CONI dell'olimpionica che ha illustrato il programma. Stefania Passaro come Segretario Generale.

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Antonella Bellutti

Antonella Bellutti ha presentato oggi la sua candidatura e la sua squadra al Salone d’Onore del CONI. E’ stata una conferenza stampa originale rispetto a quanto visto in altre occasioni tra queste mura.

Originale e di rottura, come la stessa candidata alla presidenza del CONI ha voluto ricordare: “Forse non porterà a nulla – ha sussurrato alla fine delle quasi due ore di conferenza stampa – ma credo che sia arrivato il momento di dare un segnale.”.

Per coloro che hanno voluto assistere all’evento si è trattato di un grande momento di sport. Un incontro ricco di contenuti, in cui è emerso prima di tutto uno spaccato reale ed anche drammatico della situazione sportiva del nostro paese.

Non solo una battaglia di genere, quella della campionessa olimpica, ma soprattutto una proposta di pensare ad un altro modello di attività sportiva, in cui la prestazione e il risultato sono il naturale accessorio di un sistema che crea “cittadini e cittadine sani e capaci di una visione ampia e globale.”

Il discorso della candidata alla presidenza è apparso in alcuni tratti anche moderato, complice forse l’emozione di parlare nel salotto buono CONI, ma nella sostanza ha offerto spunti rivoluzionari: “C’è bisogno di inquadrare obbligatoriamente gli atleti come lavoratori e lavoratrici dello sport … La ristrutturazione dei centri universitari sportivi al fine di salvaguardare il valore dell’agonismo e non trasformarlo in un’attività che fomenti disadattamento e smarrimento post-carriera. I gruppi sportivi militari sono una risorsa ma non la soluzione.”.

Alla fine resta la sensazione di una novella Don Chisciotte lanciata contro i mulini a vento di un sistema impossibile da smuovere e da cambiare, nel quale le logiche elettorali hanno il sopravvento sulle effettive esigenze di ogni singola federazione e società sportiva. Ma la Bellutti non dispera e coltiva la speranza che ogni grande elettore, nel segreto dell’urna, si renda conto che è arrivato “il momento di cambiare…”. Che poi è l’altra faccia del “se non ora quando?” che ha scosso l’Italia qualche anno fa su temi sensibili quali il ruolo della donna, la parità di genere, il rispetto delle diversità.

Assistere a questo incontro, con l’intervento appassionato di atlete o ex atlete chiamate, in caso di vittoria, in posti di responsabilità, è stata come una ventata di aria fresca in un Salone d’Onore abituato ad altre parole, altre logiche e altri rituali.

Un pugno nello stomaco, per la sua appassionata e cruda analisi, è stato l’intervento di Stefania Passaro, un passato di azzurra del basket e un presente da consulente finanziaria, indicata da Antonella Bellutti quale futuro segretario generale del CONI.

Stefania ha parlato dello sport che “ama” e quello che invece “odia”, raccontando situazioni, fatti e storie nelle quale ogni persona con un minimo di esperienza sportiva non ha potuto fare a meno di identificarsi.

La sua lucida analisi ci ha convinto, aldilà di quello che potrà accadere, che lo sport italiano perderà una grande occasione se non utilizzerà al meglio le forze e l’esperienza di questo manipolo di sognatrici, ancorate a lotte di ieri e di oggi: sono molto fiera di affrontare questa candidatura – ha detto Antonella Bellutti – da donna, atleta, vegana, componente della comunità LGBT+. Con le mie tante “diversità” vorrei rappresentare un esempio da accogliere, non da tollerare, utile per uno sport inclusivo capace di esprimere il suo enorme valore in favore di tutte e tutti, nessuno escluso!”.

Temi che conservano una drammatica attualità. Sui quali una grande parte della nostra società non si è mai confrontata, mentre per una parte ormai residuale rappresenta una bandiera tenuta alta con fatica per anni. Così tanti che possiamo risalire addirittura a quando Antonella nasceva e il mondo dello sport conosceva Kathrine Switzer e il pugno chiuso di Tommie Smith. In anni in cui si pensava di poter cambiare il mondo al grido “siamo realisti, chiediamo l’impossibile”.

Il mondo da allora non è cambiato come speravano i protagonisti di allora e sperano gli epigoni di oggi; però è bello vedere che c’è ancora qualcuno che non ha perso la speranza di potere un giorno riuscire a farlo. Del resto, “se non ora, quando?”

Giornalista sportivo e blogger, i miei primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Ho iniziato a scrivere battendo i campi gara di ciclismo per TuttoCiclismo per pagarmi gli studi e alla fine mi sono trovato a farlo per oltre 30 anni. Credo che dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare e che tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono anche convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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