Domani, giovedì 13 maggio, si svolgeranno a Milano le elezioni di Presidente e Giunta CONI. Per la seconda volta nella storia si celebreranno nel capoluogo lombardo. I commentatori sottolineano come la scelta sia stata fatta per il valore simbolico. Quando, 75 anni fa, Giulio Onesti scelse Milano fu per sottrarre il CONI agli interessi della politica.

Il presidente uscente Malagò, con questa scelta fatta quando ancora era candidato unico, pare abbia voluto sottolineare questo aspetto. Ma nella realtà la politica, quella dei partiti, continua a giocare un ruolo importante anche nella scelta del vertice del CONI, oggi più che mai.

Proviamo a disegnare un quadro dei legami politici dei candidati alla presidenza. Non è un mistero che quando Giovanni Malagò vinse le elezioni aveva alle sue spalle il PD di Renzi e Forza Italia di Letta.

Le elezioni politiche di tre anni fa segnarono uno spartiacque. La vittoria di Lega e 5 Stelle cambiò i rapporti di forza all’interno degli schieramenti ed anche quelli tra Governo e CONI.

Il dialogo tra M5S e Malagò non è mai stato semplice. Lo “sgarbo” della sindaca Raggi in occasione del mancato incontro che affossò le Olimpiadi a Roma è un evento che ha scavato un solco profondo.

La riforma dello sport, voluta soprattutto da M5S, si è arenata con il Conte II per le resistenze prima di tutto del PD e di Italia Viva. Malagò ci sembra quindi ancora legato trasversalmente a quell’aria di centro che pesca in entrambi gli schieramenti.

Anche l’altro candidato alla presidenza, Renato Di Rocco, può vantare legami politici trasversali, rafforzati soprattutto in questi ultimi anni in occasione della sua presidenza alla FCI. Ha sicuramente un ottimo rapporto con i due ex sottosegretari del Conte I, Giorgetti e Valente (Lega e 5 stelle), e con personaggi di spicco del mondo dello sport come Andrea Abodi, accreditato, per un periodo, anche come candidato sindaco di Roma del centro destra.

Al suo fianco (e non è un mistero) troviamo il presidente della federtennis Binaghi, che vanta nel proprio consiglio federale Chiara Appendino (sindaco M5S di Torino), e il presidente della federnuoto Paolo Barelli, deputato di Forza Italia.

Antonella Bellutti, da questo punto di vista, è sicuramente il candidato meno supportato, anche se nell’apparenza la sua candidatura ha una grande valenza politica, perché legata a movimenti e battaglie fortemente caratterizzanti. La sua presa di posizione a favore della riforma dello sport lascia intendere una passione per alcune battaglie del M5S, così come le rivendicazioni della parità di genere e dei diritti delle minoranze l’avvicinano molto alla galassia dell’associazionismo di sinistra.

I rumors della vigilia ci consegnano un’elezione scontata, con il successo del presidente Malagò anche se, viste le forze politiche contrapposte, stentiamo a credere che possa prevalere un asse politicamente minoritario nel paese.

Ma a prescindere da quello che accadrà e da come ognuno di noi la pensa in fatto di sport, sarebbe un bel segnale che, a sorpresa, a primeggiare fosse Antonella Bellutti.

Non tanto (o non solo) per quello che potrebbe realizzare nei prossimi quattro anni ma per il segnale che dal mondo dello sport verrebbe lanciato al resto del Paese: avere il coraggio di cambiare le cose e soprattutto di sottrarre definitivamente lo sport alla politica.

La scelta di Milano, in una simile evenienza, avrebbe raggiunto l’obiettivo.

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