Elezioni CONI: chi vince con Malago?

Elezioni CONI: chi vince con Malago?

coni_bandieraIl boato, nei palazzi del CONI, c’è stato, ed anche fragoroso, ma non inatteso. Ribaltando le previsioni della vigilia, Giovanni Malagò è il nuovo presidente del CONI. Quando, la mattina di martedì 19, ho letto sui giornali la cronaca delle cene elettorali, qualche dubbio ha iniziato a scalfire anche le mie certezze. Ero convinto del successo di Pagnozzi; ma leggendo dei 41 presenti alla cena mi sono ricordato le parole di un “vecchio” tecnico, che già 6 mesi fa mi apostrofò: un 10% tradisce sempre. Mi sono detto: se a 41 tolgo il 10% restano 37…
Sono stati, sulla carta (ma poi vai capire com’è andata veramente) in 6 presenti alla cena (delle beffe?) che evidentemente non devono aver apprezzato il menù.
Cosa è successo al CONI? Dal mio punto di vista la rivoluzione è epocale, nel bene e nel male. Nel bene perché il successo del presidente della Canottieri Aniene ha coagulato attorno a se il consenso delle piccole Federazioni. Quelle che si sono sentite in tutti questi anni “figlie di un dio minore”. Un Presidente di Federazione, molto lontano dal palazzo ma vicino alla sensibilità delle persone, mi ha fatto notare come le prime federazioni, per numeri e contributi, sono quelle che hanno perso, con Pagnozzi. Le piccole… tutte con il signor Samocar, che ha vestito i panni di Robin Hood, verrebbe da scrivere, se non fosse che il personaggio tutto può apparire tranne che tale. Nel Coni si stravolgono le gerarchie cristallizzate da tempo e spesso identificate con il “valore storico”. Bisogna vedere, però, se veramente sarà così. Dovessero confermarsi le dichiarazioni della vigilia, sarebbe veramente una ventata di aria fresca, con una ridistribuzione delle risorse in base all’effettivo valore e peso sociale di una disciplina (leggi Federazione).
Di male, a mio avviso, c’è che l’elezione di Malagò ha sancito l’ingresso, con entrambi i piedi, della politica nel CONI. Non che non ci fosse prima, ma l’ambiente sportivo manteneva una formale, anche se apparente, indipendenza. Ora tutto è diverso. Il mentore della candidatura di Malagò è stato Gianni Letta, che lo indicò ad un platea sorpresa pochi giorni prima di cadere con il governo Berlusconi. Ma accanto all’uomo Aniene si è sempre seduta, come dioscuro insuperabile, Josefa Idem, volto nuovo del PD di Bersani e in pectore Ministro dello Sport. Come non ricordare poi le amicizie di Malagò con Veltroni. Insomma la trasversalità del nuovo presidente CONI non deve lasciare intendere indipendenza dai partiti ma una facile, frequente e assidua vicinanza con tutti. Oggi Malagò ha messo destra e sinistra d’accordo, ma domani?
Chi ha perso? E’ facile indicare Pagnozzi, che ha pagato la mancata campagna elettorale a causa di un carattere che non ha giovato alla causa, nonostante un programma più concreto e competente dell’avversario. Ha perso, e lo ha ammesso con schiettezza, Petrucci, suo “tutor”, ma resta anch’egli Ministro dello Sport in pectore se il Centro dovesse essere determinante nelle maggioranze politiche future. Ha perso soprattutto il “ticket” Petrucci-Pagnozzi e ritorno, come ipotizzato da qualcuno.
Ha perso, e di questo me ne dolgo, il vero uomo nuovo dello sport e della politica italiana: quel Luca Pancalli tirato per la giacca da tutti e che alla fine della giornata torna mestamente al suo CIP. Ci penserà su due volte adesso prima di scioglierlo all’interno del CONI.
Perdono in tanti, ma alcuni, come sempre cadono in piedi. E’ il caso del calcio, che entra per un voto in giunta a spese del ciclismo. Sinceramente avrei preferito il contrario. Allora, forse, la rivoluzione del CONI si poteva dire compiuta. Invece, così, appare qualcosa rimasto a metà. E Malagò riparla di Olimpiadi in Italia…
Antonio Ungaro

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