Elezioni CONI: gli “effetti speciali” di Malagò convincono a metà

Elezioni CONI: gli “effetti speciali” di Malagò convincono a metà
Salone d'Onore del CONI, particolare dell'affresco di Montanarini

Salone d’Onore del CONI, particolare dell’affresco

Non ho assistito alla presentazione del programma di Giovanni Malagò ieri a Roma, come neanche a quello di Pagnozzi una settimana fa. Per quel poco che capisco del CONI e del mondo delle Federazioni, essere equidistante è sempre meglio che essere “equi-vicini”.
Nei corridoi del CONI si racconta una storiella. Alle precedenti elezioni Petrucci organizzò una cena con i presidenti federali. Ci andarono in 45 (uno più uno meno, adesso non ricordo). Alla fine delle votazioni per il CONI, però, Petrucci prese solo 40 voti, meno di quanti erano presenti quella sera. Sempre nei corridoi si ripete come un mantra: “Il 15% tradisce sempre…”. Del resto, per rimanere in tema di cene, all’Ultima erano in 13 e uno tradì. Non era il 15% ma in quel caso eravamo al cospetto di santi.
Il concetto di tradimento, per quanto vago, presuppone che qualcuno cambi casacca. Quale casacca hanno i presidenti presenti sia ieri da Malagò che una settimana fa da Pagnozzi?
I due candidati sono i primi che se lo stanno chiedendo. A bocce ferme, qualora dovessero mancare voti promessi, è in quel gruppo che vincitore e vinto andranno a cercare. Quella dozzina di presidenti sono, pertanto, tutti “imputabili” di “possibile” tradimento e quindi a rischio ritorsioni, dato per scontato che “qualcuno tradisce sempre”. Come la rigirate, la loro presenza in entrambe le occasioni, mi appare una pessima scelta politica.
Torniamo, però, ai contenuti. A leggere le cronache sui giornali vien quasi da esclamare: “Benvenuto Malagò!”
Nel programma presentato ieri ci sono argomenti che condividiamo. Ci potremmo anche far convincere dall’innegabile ventata di aria nuova (almeno per quanto riguarda i modi) nel mondo dello sport, se però non ci frenasse la diffidenza verso l’ambiente di cui Malagò è espressione e nel quale è nata la sua candidatura. L’ambiente dei partiti e di quei salotti buoni che a me fanno venire l’orticaria.
Ci convince l’attacco diretto e senza tentennamenti al calcio, portatore di disvalori nel mondo sportivo e nessun aspetto positivo. Che ci sia in Giunta non dovrebbe interessare nessuno. Meglio lasciarlo fuori, alle sue beghe, le sue scommesse, le sue contraddizioni, il suo stretto rapporto con la politica. Ci convince anche la considerazione che il CONI infondo è un sistema feudale, ingessato, dove il conflitto di interessi spesso regna sovrano (per avere delucidazioni al riguardo, però, il buon Giovanni potrebbe rivolgersi al mentore Letta che gli sedeva affianco) anche nei rapporti CONI/CONI servizi.
Ma a parte gli effetti speciali, legati ad un personaggio sicuramente più brillante dell’avversario, gli argomenti condivisibili si fermano, per quello che mi riguarda, qui. Parlare di sport nella scuola mi sembra come sempre inopportuno non tanto per la carenza di impianti, ma per mancanza di programmi adeguati (leggi ore a disposizione) e docenti in grado di insegnarlo. Sicuramente sopra le righe la promessa, sentita in altre occasioni: “Con me il mondo dello sport sarà ricoperto di sponsor, come accaduto all’Aniene” (?).
Soprattutto appare poco condivisibile (e dal punto di vista delle elezioni CONI, forse perdente) l’ostentazione di un parterre di ospiti, tra politici, sportivi e industriali, che rischia di sfiorare il kitsch. Malagò, portato dalla politica, si vuole accreditare come bipartisan, ma alla fine appare il prodotto vivente di quell’inciucio tra destra e sinistra che tanti danni ha arrecato alla vita del nostro Paese. Mi sembra, questo suo “consociativismo culturale”, il vero limite della sua candidatura. Perché per accontentare tutti alla fine non accontenti nessuno e fai solo gli interessi dei soliti noti.
Mi auguro di essere stato sufficientemente equidistante… non si sa mai!
Antonio Ungaro

Lascia il tuo commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.