EditorialiElezioni CONI, politica vs sport o politica sportiva?

Elezioni CONI, politica vs sport o politica sportiva?

Le elezioni CONI tra giochi politici e interesse per lo sport: riflessioni su cosa serve davvero al movimento sportivo italiano.

CONI

Come ha scritto, con un pizzico di perfidia, Dagospia, nelle elezioni del CONI ha vinto un uomo sostenuto dal principe dei ‘democristiani’, ovvero quel Malagò-Gianni Letta, vero king maker di alleanze trasversali. Ha perso, invece, un uomo di schieramento che però nella sua vita ha sempre mostrato capacità di interloquire con tutte le forme di governo. L’alleanza Pancalli-Barelli-Binaghi-Abodi in qualche modo è forse più trasversale delle forze che hanno sostenuto Buonfiglio.

Lo sport, in tutto questo, però resta sullo sfondo e ci chiediamo se commentatori e plaudenti dell’ultima ora si siano posti veramente il problema di cosa sarebbe stato meglio per lo sport italiano. In attesa di scoprirlo nei prossimi quattro anni, al momento l’unica cosa che possiamo fare è valutare gli interventi dei candidati il giorno delle votazioni.

Ci è sembrato che Pancalli abbia parlato con maggiore esperienza delle cose di sport: dalla presidenza del CIP alle sue attività di Commissario Straordinario, sia della FIGC, nel momento più buio della sua storia, che della Danza Sportiva. A questo proposito vale ricordare due aspetti che forse i grandi elettori di giovedì si sono dimenticati.

Uno. Pancalli fu commissario a seguito delle dimissioni di Carraro dalla presidenza della Federazione, dilaniata dallo scandalo di calciopoli. Quello stesso Carraro che, a distanza di 20 anni, ha contribuito (sempre secondo Dagospia) alla elezione di Buonfiglio.

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Due. Il successivo commissariamento della Federcalcio, sotto la reggenza Malagò, non ha avuto gli stessi effetti benefici del periodo Pancalli e, soprattutto, si è chiuso con una scia di polemiche e ricorsi che, invece di compattare, hanno dilaniato ancora di più la federazione.

Torniamo alle dichiarazioni dei candidati. Buonfiglio, forse forte della sicurezza di essere eletto, nel suo intervento non ha stupito né lasciato il segno: “Il mio programma l’avete letto.. non ci tornerò sopra.” La sua esperienza di sport è legata solo alla federazione che ha diretto per venti anni, rientrando anche lui nel gruppo degli highlanders dello sport italiano. Dopo l’elezione sono comparse foto sui social nelle quali si è cimentato, in campagna elettorale, in diverse discipline. Ci ha ricordato un po’ Berlusconi vecchia maniera: presidente-imprenditore, presidente-operaio, ecc..

A parte la frase “non amo la parola cambiamento, preferisco miglioramento”, però non abbiamo intravisto una dichiarazione programmatica. Migliorerà lo sport italiano rispetto al passato, ma come, in cosa? Attendiamo per giudicare.

Quello che invece, nella giornata di giovedì abbiamo trovato veramente interessante, e che molti commentatori hanno bollato come inutile show, sono state le dichiarazioni dei candidati comprimari (almeno di alcuni). Questi hanno denunciato senza tanti giri di parole i problemi dello sport italiano. Il fatto che tutti ne abbiamo parlato, dimostra che si tratta di esigenze sentite a cui forse la nuova dirigenza del CONI dovrebbe provare a porre rimedio.

Il primo riguarda la democraticità del sistema. Tutti i candidati di contorno hanno denunciato il sistema delle deleghe e in generale di quel meccanismo di votazione in base al quale vincono poi sempre gli stessi. Qualcuno ha addirittura detto: “Visto che non sono all’interno dei volantini che girano in queste ore, ci tengo a parlare e a portare avanti la mia candidatura.” Ci rendiamo conto che una richiesta di questo genere, all’interno di un salone forte soprattutto di presidenti federali inamovibili da decenni, è stata come una bestemmia in chiesa.

Il secondo punto è quello dell’indipendenza degli organi di giustizia. Premesso che in alcune (ma sono veramente poche) federazioni gli organi di giustizia sono eletti direttamente dalla base, il fatto che questi vengano nominati direttamente dai consigli federali delle rispettive federazioni crea un evidente corto circuito tra controllori e controllati. Tutti gli interventi hanno chiesto di trovare un sistema diverso per nominare procuratori e tribunali federali. E’ evidente che i recenti scandali sportivi hanno lasciato il segno nelle coscienze di molti.

Il terzo elemento comune è stata la necessità di ritornare a fare attività sul territorio anche direttamente dal CONI. Che non vuol dire resuscitare i comitati provinciali, ma una maggiore presenza sul territorio con politiche attive. Aspetto questo che ha sollevato il coperchio sul vero convitato di pietra, Sport e Salute.

Perché il problema di fondo dello sport italiano, che ci riporta all’apertura di questo articolo e forse spiega anche il motivo del successo di Luciano Buonfiglio, è quello di conservare una certa autonomia dalla politica per evitare di fare la fine di quella che un tempo era la più grande azienda culturale del nostro paese, ovvero la RAI, ormai diventata terreno di conquista dei partiti.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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