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Elezioni CONI, Renato Di Rocco ufficializza la sua candidatura

Il primo aprile l'ex presidente della FCI ha sciolto le riserve e ufficializzato la propria candidatura ai vertici del CONI con parole a tratti dure nei confronti dell'attuale dirigenza.

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Il “terzo uomo”, per scomodare un termine che nel ciclismo è stato usato per un campione di razza come Fiorenzo Magni, alla fine potrebbe essere quello giusto. Ovvero quello in grado di mettere in difficoltà il presidente del CONI Giovanni Malagò per le elezioni di maggio.

Il “terzo uomo” risponde al nome di Renato Di Rocco che ieri ha ufficializzato la sua discesa in campo per la carica di massimo dirigente dello sport italiano. E’ la fatto con parole chiare, a tratti dure, nei confronti dell’attuale CONI.

“Ho sentito il bisogno di candidarmi – spiega Di Rocco – perché, confrontandomi con i colleghi Presidenti di Federazioni, ho avvertito un diffuso malessere da parte del mondo dello sport per una gestione troppo personalistica ed elitaria, del tutto inadeguata, in particolare nel difficilissimo momento che stiamo vivendo”.

“Il Coni, in questi ultimi 8 anni, ha pensato molto all’immagine e poco alla sostanza. Siamo stati sempre sui giornali ed in televisione ma nel frattempo non è stato risolto neanche uno dei problemi che interessano alle Federazioni, agli Enti di promozione sportiva, alle società di base ed alle Discipline associate”.

“Nelle mie intenzioni – prosegue Di Rocco – deve tornare ad essere centrale il lavoro di squadra. Bisogna recuperare lo spirito di servizio che contraddistingue il mondo dello sport ed il Coni deve tornare ad occuparsi dei problemi della base. Meno riflettori e telecamere, più cose concrete.”

“Faccio un esempio. Il Coni, durante la pandemia, ha abbandonate a loro stesse le società sportive e gli operatori dello sport, che stanno vivendo una crisi profondissima. Mai una volta il Coni ha evidenziato le ricerche scientifiche che dimostrano come palestre e piscine siano luoghi sani, dove la distanza è rispettata ben più che in autobus ed in metropolitana. E sapete perché non lo ha fatto? Perché era impegnato a chiedere al governo più potere e più dipendenti”.

“Un altro errore – dice ancora Di Rocco – è stato quello di non aver capito l’importanza della Riforma dello sport, delineata nel 2018. Grazie a quella Riforma, tra l’altro non ancora totalmente realizzata, lo sport italiano ha ricevuto dallo Stato, in soli due anni, ben 176,5 milioni di euro in più. Ma il Coni ha deciso di combatterla impegnandosi in una guerra sbagliata, con il risultato di perdere tempo in litigi e diatribe anziché affrontare i problemi per risolverli nell’interesse di tutti”.

“Insomma – conclude Di Rocco – la decisione di candidarmi l’ho presa perché sento che è venuto il momento di ricostruire un modello di gestione dello sport più democratico, più collegiale e orientato alla collaborazione con tutti gli operatori del sistema sportivo italiano”.

La forza della candidatura di Di Rocco è a nostro avviso in due elementi. Il primo riguarda i contenuti stessi, che nascono da una profonda conoscenza dei meccanismi che regolano il CONI e le debolezze personali di Malagò (un certo narcisismo evidenziato nella frase “siamo sempre in tv”). Non è un caso che alle spalle di Di Rocco ci sono altri importanti presidenti di Federazioni “pesanti”, come il tennis e il nuoto, altrettanto addentro alle cose del CONI e in grado di fare un’analisi spietata di quello che non funziona.

Il secondo elemento è, a nostro avviso, ancora più determinante. Anche se non dichiarato esplicitamente, Di Rocco ha dietro di se il mondo della politica, pescando un po’ in tutti gli schieramenti. Il riferimento alla riforma dello sport e all’errore fatto dal CONI di contrapporsi frontalmente con le scelte di Governo fanno capire nettamente quali siamo gli appoggi reali su cui può contare l’ex presidente della Federazione ciclistica.

La lotta di Malagò contro i passati governi in nome di un’autonomia dello sport che alla fine si è ridotta soltanto in una manciata di dipendenti in più potrebbe aver lasciato cicatrici più profonde di quanto si pensi.

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