
Il 26 settembre, a Samarcanda, le federazioni di tutto il mondo eleggono il presidente della FIDE, il governo degli scacchi. Si vota durante l’Olimpiade, una federazione un voto. La poltrona ha un peso geopolitico che va oltre quello prettamente sportivo. La FIDE assegna titoli e mondiale, e muove i soldi degli sponsor. Dal 1995 la guidano uomini di Mosca, dopo mezzo secolo in cui i sovietici hanno regnato sulla scacchiera. La guerra in Ucraina ha incrinato il sistema: federazione russa è stata sospesa, Dvorkovich sanzionato a luglio dall’Unione europea e fuori dalla corsa.
Restano tre imprenditori. Timur Turlov, miliardario nato a Mosca e cittadino kazako, ha fondato Freedom Holding, quotata al Nasdaq, e negli ultimi anni ha pagato buona parte dei grandi tornei FIDE. Wadim Rosenstein, tedesco, 35 anni, guida un gruppo industriale presente in 70 Paesi e con WR Chess si è preso un posto nel circuito d’élite. Jan Henric Buettner, padrone del resort di Weissenhaus, ha fondato con Carlsen il Freestyle Chess.
Litigano a colpi di ricorsi. Rosenstein contesta la cittadinanza di Turlov, Buettner l’uso delle risorse FIDE a suo favore, Turlov la sponsorizzazione che Rosenstein ha firmato con la federazione tedesca, della quale è anche delegato e quindi elettore. Il 5 settembre la Commissione elettorale li ha tenuti in gara tutti e tre. Le accuse etiche restano aperte. Turlov potrebbe partire con un leggero vantaggio: eredita la rete di Dvorkovich e i suoi soldi sono già nei bilanci FIDE. Per questo gli sfidanti hanno già evocato il TAS di Losanna.
Manca un campione, in questa corsa. Max Euwe ha guidato la FIDE per otto anni. Kasparov, Karpov e Anand avrebbero l’autorità per farlo e per tenere la geopolitica lontana dal gioco. Karpov e Kasparov ci hanno provato e hanno perso contro Ilyumzhinov, Anand si accontenta della vicepresidenza. Eppure servirebbe uno di loro per ripensare un mondiale che non attira più i migliori: Carlsen ha lasciato il titolo perché la cadenza classica lo annoia. E così la presidente della federazione che regola il gioco è in mano ai finanzieri. La dimostrazione che gli scacchi, anche in questo e per la grande diffusione che ricoprono a livello mondiale, sono qualcosa che va ben oltre il semplice divertimento e muove interessi a nove cifre.

