Roubaix – C’è un filo sottile che lega le imprese degli italiani a questi campionati del mondo su pista: il ritorno, declinato in diverse accezioni. Ritorno da un lungo periodo, come nel caso di Letizia Paternoster e Liam Bertazzo, oppure solo il ritorno da un momento di difficoltà, come Filippo Ganna ieri. Oggi questo filo sottile si è allungato ancora grazie ad Elia Viviani, medaglia di bronzo nell’Omnium.

E’ giunto a questi mondiali con l’entusiasmo e la leggerezza propri dell’uomo Elia: “Son qui per riacquistare confidenza con la pista. Tokyo mi ha convinto che sono ancora competitivo e io a Parigi non voglio mancare. Farò scratch, per scaldarmi, Omnium, perché è la mia gara, e Eliminazione, perché mi piace…”.

Dopo due giorni di gara l’umore era completamente diverso, virato sul burrascoso spinto. Colpa di uno scratch deludente (nono) e di tre prove dell’omnium anonime se non addirittura disastrose per chi, come Elia, quando scende in pista è per vincere. Incrociare il suo sguardo dopo l’Eliminazione (che avrebbe dovuto essere la sua prova) era impresa titanica. Viviani era, nel pomeriggio di oggi, nero, come le miniere di queste parti. Forse anche di più.

E’ sceso in pista per l’ultima prova dell’Omnium, la corsa a punti, con un’unica possibilità: ribaltare il banco. Certo, avrebbe potuto anche evitare di correre. Ma a quel punto la favola del Capitano, del Mago, del Campione dell’Omnium, sarebbe svanita in un sol colpo, per lasciare spazio a recriminazioni e brutti pensieri.

Elia doveva uscire dal buco nel quale si sentiva sprofondato con qualcosa di speciale; il colpo del campione. Così è stato. Le cronache di questi momenti raccontano di una gara nella quale raccoglie 35 punti (secondo miglior bottino dietro uno scatenato Hayter), agguanta il bronzo all’ultima volata e sfiora anche l’argento. Noi italiani qui a Roubaix ci siamo guardati attoniti e detto: “E’ tornato!”.

Il rapporto tra Viviani e questa nuova formula dell’Omnium è complesso, quasi dialettico. Fatto di amore e odio. Sembra che il veronese soffra a correrla, trovandosi incastrato in risultati che lo tengono costantemente in auge e momenti di profonda difficoltà. Era accaduto anche a Tokyo, dove aveva sbagliato le prime due prove, per poi tornare prepotentemente nelle due successive. Qui in Francia ha fatto anche peggio, andando a vuoto non soltanto nella Tempo Race (che pare non sopporti) ma anche nella “sua” Eliminazione. Eppure ogni volta che questa specialità sembra respingerlo, poi scatta qualcosa che lo riavvicina…

Come si dice in questi casi: “certi amori a volte ritornano!”.

foto FCI/Bettini

Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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