Lun, 16 Febbraio 2026
CiclismoElia Viviani, il lungo addio del Profeta del ciclismo italiano

Elia Viviani, il lungo addio del Profeta del ciclismo italiano

Elia Viviani

Oggi al Giro del Veneto, Elia Viviani correrà la sua ultima corsa su strada. Con il tempismo proprio di un grande sprinter, il campione veronese ha annunciato, solo pochi giorni fa, che al termine dei Mondiali di pista in Cile appenderà la bici al chiodo: “Mi concederò soltanto la Sei Giorni di Gand, con la Lotto.. glielo dovevo” ha commentato in occasione della conferenza stampa online convocata il giorno dopo l’annuncio.

Elia Viviani chiude la sua carriera con novanta successi su strada, l’ultimo dei quali all’inizio di quest’anno lì dove tutto iniziò, nella settima tappa del Giro di Turchia: “Credo che il destino ognuno se lo costruisca e non ci sia nulla di preordinato, ma questa coincidenza, sinceramente, mi lascia pensare…”.

La vittoria più bella e significativa resta sicuramente l’Europeo nel 2019 in Olanda. Sulla strada ha raccolto anche la sconfitta che forse, guardando indietro a distanza di anni, più brucia: “Mi manca il mondiale che forse avrei potuto vincere a Doha se non fossi stato concentrato sull’appuntamento di Rio (2016), non c’erano i tempi tecnici per poterlo preparare adeguatamente dopo le fatiche olimpiche. Però la sconfitta che mi brucia di più è il secondo posto alla Gand-Wevelgem 2018 dietro Sagan. Quel risultato mi ferì anche se non potevo certo recriminare: mi aveva battuto un grande campione ed anche un amico.”

E’, però, sulla pista che Elia, il Profeta, ha costruito il mito e una carriera unica. E’ stato, per lunghi anni, il predicatore solitario nel deserto di un movimento che doveva ricostruirsi, con un percorso che dalle Olimpiadi di Londra del 2012 l’ha portato poi fino a quelle di Parigi del 2024. In mezzo la splendida medaglia d’oro di Rio 2016, sicuramente il successo più importante della carriera, e il bronzo a Tokyo 2020.

Con una longevità che solo i grandi possiedono, Viviani ha dato lustro alla pista azzurra trascinando una generazione di fenomeni che oggi rendono il ciclismo su pista italiano un punto di riferimento mondiale. Primi fra tutti gli ‘eroi di Tokyo’, il quartetto delle meraviglie che vinse il titolo olimpico e stampò il nuovo record del mondo. Un risultato che senza il carisma di Elia probabilmente non sarebbe arrivato. Si racconta, infatti, che a smuovere le coscienze e instillare consapevolezza nei propri mezzi fu proprio lui, Elia Viviani da Isola della Scala, la sera prima della finale, pressappoco con queste parole: “La scelta sta a voi: potete scegliere tra una comoda medaglia d’argento oppure morire sul quel tondino cercando di conquistare la gloria…”.

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Allora, con il gesto signorile e da capitano di farsi da parte per la ragion di stato, nacque il mito del ‘Profeta’, soprannome quanto mai aderente a ciò che ha significato per il nostro movimento.

Chi gli è stato vicino in occasione delle competizioni ha apprezzato la professionalità, l’attenzione nei particolari, la voglia di mettersi sempre in discussione ma, soprattutto, la sofferenza in occasione delle sconfitte: “Ho vinto tanto, ma anche perso tanto. Non posso dire che fossi felice, ma da ognuna ho imparato qualcosa e trovato lo stimolo per migliorarmi.”

Elia Viviani ha sempre vissuto la sconfitta come un dolore fisico, al punto da portarlo a realizzare imprese che molti si sono dimenticati ma restano invece nella storia di questo sport.

Due meritano di essere ricordate.

La prima ai Mondiali di Roubaix, nel 2021, in occasione dell’Omnium. Dopo un buon inizio, con il terzo posto nello scratch, Elia improvvisamente si spegne: male nella tempo race, ancora peggio nell’eliminazione. Scende dalla bici nero, inavvicinabile. Pochi mesi prima aveva riacciuffato un bronzo alle Olimpiadi proprio grazie alla prova ad eliminazione, ma in Francia la cosa sembrava impossibile, troppo lontano dalle posizioni di vertice. Si presenta nella definitiva corsa a punti con una determinazione feroce, con l’orgoglio della tigre ferita. Recupera punti su punti, un giro e volate; chiude al terzo posto. Scende dalla bici finalmente sorridente. Nell’eliminazione del giorno dopo si prende il primo titolo della storia di questa specialità, che difenderà poi al mondiale successivo.

Il secondo episodio è forse ancora più unico. Europei multidisciplina di Monaco 2023. La mattina Viviani fa parte della nuova nazionale di Daniele Bennati, che parte con i favori del pronostico nella prova in linea. Elia ha il compito di pilotare i velocisti azzurri (Milan e Guarnieri) nella volata finale. All’ultimo chilometro, però, qualcosa non funziona e la volata la fa lui, chiudendo al settimo posto. Tagliata la linea del traguardo la delusione è palpabile; il Profeta è consapevole che il gruppo ha sprecato un’occasione irripetibile. In quel momento, da quella profonda delusione, nasce un’idea unica. La sera è in programma la prova eliminazione, su pista. E’ la sua gara, quella in cui nei due anni precedenti ha vinto i titoli mondiali. Decide di partecipare. In accordo allo staff azzurro programma il recupero, l’alimentazione, il defaticamento e poi il riscaldamento.

Torna sulla pista a poche ore dalla fatica della strada e vince, ancora una volta.

“Spero di poter prendere una medaglia nell’Eliminazione, sarebbe la chiusura perfetta.. Chi devo ringraziare, a parte Elena Cecchini e la miglia famiglia? Penso che debba molto a Marco Villa con un lui si è creato un rapporto speciale…” dichiara in conferenza stampa, con la maglia della nazionale e sullo sfondo il velodromo di Montichiari. Il Profeta è pronto per l’ultimo sermone, ma non sarà poi un addio nella nebbia: “Il mio futuro è nel ciclismo, forse con la Federazione, forse con qualche azienda. Di proposte ne ho, devo solo valutarle.”.

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Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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