#Rio2016: il ciclismo eroico di Elisa Longo Borghini

La medaglia di bronzo a Rio dell'azzurra ripaga solo in parte i sacrifici di due formazioni, quella maschile e quella femminile, in grado, nelle rispettive gare, di dare il meglio.

#Rio2016: il ciclismo eroico di Elisa Longo Borghini

Il ciclismo azzurro termina questi due primi giorni di #Rio2016 con il “magro” bottino di una medaglia di bronzo. Magro non perché poco importante, ma sicuramente inferiore a quanto fatto vedere dalle due Nazionali, che si sono allineate al via con due destini diversi da rispettare, ma con una identica missione. Il gruppo di Davide Cassani doveva mantenere fede ai pronostici e svolgere il ruolo di favoriti. Quello di Dino Salvoldi, invece, doveva provare a contrastare lo strapotere olandese e americano.

La formazione pro, con uno splendido e sfortunato Nibali (a proposito, in bocca al lupo per un pronto recupero) ha fatto paura. Per come si è mossa, per il ritmo imposto. In alcuni momenti vedere tre italiani in testa a tirare (con gli altri indietro che arrancavano) ha ricordato le nazionali U23 di Fusi, quando i dilettanti italiani dettavano legge sugli ordini di arrivo di mezzo mondo. Altri tempi. Poi la caduta di Vincenzo e un sogno svanito a meno di 10 chilometri dalla conclusione. Se aggiungiamo anche la caduta, a gennaio di Malori (anche lui in Sud America, scherzo del destino?) possiamo tranquillamente dire che Davide Cassani è stato veramente sfortunato a queste Olimpiadi. Poteva portare a casa due medaglie… ed invece dobbiamo essere contenti che entrambi i corridori hanno portato a casa la pelle…

Non sapremo mai se le tre inseguitrici, quelle che poi sono salite sul podio nella prova olimpica femminile in linea, avrebbero raggiunto Mara Abbott se Elisa Longo Borghini non si fosse “sacrificata“. E’ difficile capire come sarebbero andate le cose. Quello che è certo, però, è che se non fosse accaduto, Elisa, la più lenta in volata traAnna Van der Breggen (nuova campionessa olimpica) e la svedese Emma Johansson, molto probabilmente non sarebbe riuscita nell’impresa di portare a casa la prima medaglia per il ciclismo di queste Olimpiadi.

Ne è convinto anche un entusiasta Presidente della FCI Renato Di Rocco, subito dopo l’arrivo: “Elisa non era favorita in volata. E’ stata molto intelligente ad insistere e riprendere l’americana, assicurandosi una medaglia veramente meritata. Per lei e per tutta la squadra. Ho ammirato ancora una volta una formazione azzurra affiatata e che ha corso in maniera splendida. Devo fare i complimenti per questa grande gioia a tutte le atlete, a Dino Salvoldi e a tutti i collaboratori, che assicurano con continuità risultati di grande prestigio al ciclismo italiano.”

A distanza di 8 anni, quindi, il gruppo diretto da Dino Salvoldi torna sul podio ad una Olimpiade. Anche a Pechino fu un bronzo, con Tatiana Guderzo, una delle protagoniste della gara di oggi (14^ al termine di una corsa veramente dura). Anche nella gara di oggi, come quella sfortunata dei professionisti di ieri, la formazione azzurra ha corso con sapienza tattica, giocandosi fino in fondo le proprie chances. Questa volta la fortuna non si è messa di mezzo e, grazie ad una generosa e coraggiosa azione nell’ultimo chilometro, Elisa può togliersi il gusto di salire su un podio alle Olimpiadi.

La corsa entra nel vivo ad una trentina di chilometri dalla conclusione. Evadono in sette: Worrack (Ger), Ferrand Prevot (Fra), Elvin (Aus), Vekemans (Bel), Jasinska (Pol) e Vos (Ola) oltre alla nostra Cecchini. Si tratta di un’azione seria, forte di atlete di primissimo piano. La perfetta organizzazione di squadra delle azzurre fa si che tra queste ci sia anche Elena Cecchini, pronta a seguire l’azione della Worrack. Ma quando la strada inizia a salire e si pensa che le fuggitive possano scavare un vantaggio incolmabile, il gruppo rinviene grazie all’azione di Mara Abbott, che chiude lo svantaggio praticamente da sola.

Dirà al termine un’esausta Cecchini (20°): “Siamo molto emozionate e contente. E’ stato un grande lavoro di squadra ed i nostri sacrifici sono stati premiati! Stasera avremo modo di festeggiare la medaglia”.

E’ il momento delle scalatrici. Mentre pian piano le atlete si sfilano, l’azione della Abbott ha il risultato di selezionare un gruppetto forte anche della nostra Longo Borghini, delle olandesi Van Vleuten e Van der Breggen e della svedeseJohansson.

Ad una ventina di chilometri dalla conclusione, nel tratto più duro della salita, la favorita Van der Breggen mostra segni di cedimento. La Van Vleuten ha così libertà di giocarsi le carte. Non attende un attimo per partire. Gli resiste, a fatica, solo la Abbott. In poco tempo Longo Borghini e Van der Breggen si staccano e vengono raggiunte da una rientrante Johansson. Procederanno insieme per tutta la salita e buona parte della discesa.

Una volta scollinato (a meno 15 km dalla fine) l’olandese si getta in una discesa spericolata. Stacca l’americana e appare lanciata verso il successo ma, in una delle tante curve insidiose di questo percorso, cade malamente restando a terra e facendo anche temere per il peggio. Sarà trasferita d’urgenza in ospedale. Un tweet dell’UCI tranquillizza (anche se solo parzialmente) tutti gli appassionati: “Annemiek è cosciente e comunica“.

A questo punto il copione della corsa ricalca quello di 24 ore fa. L’americana Abbott vola verso il traguardo con un vantaggio di una trentina di secondi. Dietro il terzetto formato dalla Longo Borghini, Van der Breggen e Johansson si organizza per tentare un recupero che all’inizio appare difficile. Inoltre le inseguitrici a loro volta sono braccate da un gruppetto di rientranti, staccato di una decina di secondi. Quando mancano 2 chilometri alla conclusione, però, le energie della Abbott finiscono, mentre il terzetto italo-olandese-svedese comincia a recuperare secondi.

L’ultimo chilometro è mozzafiato. Mentre la Abbott arranca, la Van der Breggen e la Johansson smettono praticamente di pedalare, si accodano ad una scatenata Longo Borghini che, a sua volta, ha fatto bene i conti. Sa perfettamente, infatti, che la vera antagonista per una medaglia è l’americana, essendo praticamente battuta in volata dalle compagne di fuga. Come un falco si riporta sulla Abbott e ai 200 metri ha anche la forza di provare la volata. La Van der Breggen e la Johansson però non lasciano scampo, ma il bronzo di Elisa è di quelli che brillano di una luce speciale. Il colore del coraggio e della generosità, cifre distintive di un ciclismo di altri tempi. Un ciclismo che le nazionali azzurre di ieri e di oggi hanno onorato in maniera egregia.

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