EditorialiEsonero di Spalletti, cambiare CT per non cambiare nulla

Esonero di Spalletti, cambiare CT per non cambiare nulla

C’è molto che non torna nella giornata surreale di ieri quando è stato comunicato (ma sarebbe corretto dire auto-comunicato) l’esonero di Spalletti.

La prima cosa che non torna riguarda le modalità. E’ la prima volta, infatti, che nella storia del calcio chi viene esonerato comunica in conferenza stampa una decisione assunta da una dirigenza. Assunzione di responsabilità e bon ton vorrebbero, infatti, che tale dolorosa operazione venga fatta da chi ha deciso di mandare a casa un allenatore, in modo che esponga le proprie ragioni e utilizzi quelle frasi di prammatica che rendono meno amara la decisione.

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In questo caso, invece, la Federazione è rimasta in silenzio e ha parlato Spalletti, esordendo con ‘io avrei continuato‘. Quindi, e siamo alla seconda cosa che non funziona di questa vicenda, il presidente Gravina, allontanando Spalletti, ha ritenuto che il vero problema della Nazionale italiana sia stata la gestione del tecnico di Certaldo. Una supposizione suffragata anche dall’affermazione dello stesso Gravina, il giorno prima: “Io non mi dimetto“. Dobbiamo quindi dedurre che se il massimo dirigente federale non si dimette davanti alla possibilità di una terza eliminazione ai mondiali ma pretende che lo faccia il tecnico, nella testa dello stesso Gravina le colpe sono completamente imputabili a Spalletti. Ci torneremo.

La terza cosa che non torna è la tempistica della decisione: alla vigilia di una partita importante come quella di stasera. Nessuno, neanche il più scapestrato dei manager aziendali, penserebbe a destabilizzare l’ambiente lasciando in una posizione apicale una persona che sa già, indipendentemente dal risultato del suo agire, che sarà sollevato dall’incarico. Buon senso e raziocinio vorrebbero che difronte a problemi di questo genere si agisca in uno dei seguenti modi: se in presenza di una situazione insanabile, operando con velocità e rimuovendo subito il problema; se invece impreparati e si ha bisogno di un periodo di riflessione, non fare nulla fino a quando non si hanno idee più chiare, compresa anche la figura pronta a sostituire quella uscente. La terza soluzione, quella adottata dalla Federazione, non ha alcuna giustificazione logica.

La quarta cosa che non torna è proprio la completa, totale, quasi umiliante assunzione di responsabilità da parte di Spalletti in conferenza stampa, che arriva addirittura a dire: “Sono stato esonerato ma risolvo il contratto e non prendo più un euro da domani.” Oltre al danno di immagine, quindi, anche la beffa. Strane parole quelle dell’allenatore toscano, soprattutto perché pronunciate da un personaggio che spesso ci ha abituato a frecciate dialettiche non banali e dirette, oltreché carattere orgoglioso e fermo, mai propenso all’autoflagellazione pubblica.

Shakerando tutti questi elementi mi convinco sempre più che il presidente Gravina ha sollevato dall’incarico Spalletti per salvare la propria poltrona e che il tecnico toscano in tutta risposta ha sollevato pubblicamente la cosa per far risaltare, ancora di più, tale insensata convinzione, all’origine probabilmente della sconfitta contro la Norvegia. Pensare infatti che il calcio italiano goda di buona salute e che le due consecutive mancate qualificazioni mondiali (e il rischio concreto anche di una terza) sia solo un problema di scelte tecniche vuol dire non capire i tanti segnali provenienti in 15 anni.

Con questa convinzione anche il nuovo tecnico, quale esso sarà, avrà vita fino alla prossima sconfitta.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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