E adesso ci direte cosa c’entra Eugenio Finardi su Sport24h? C’entra, c’entra tutto, tutto come il titolo del suo album, cinquant’anni dopo il suo primo album. Tutto come la vita, come lo sport, come i valori, come le note, come i successi e le sconfitte. Eugenio Finardi è tutto: e lo incontriamo a Milano per la presentazione del suo ultimo magnifico album – 11 inediti – dove ci parla anche di sport: “Che poi io sono uno sportivo, cioè io nuotavo nella Rarinantes, facevo stile libero, ho 250 ore in aria volando con l’ultra leggero, 250 ore come sub, sono un velista, ho fatto l’istruttore di vela, scio… “
Cosa non ha fatto Eugenio Finardi, nello sport come nella musica, la bella musica, che vince anche 50 anni dopo la prima … corsa? “ho fatto anche parapendio – ci dice – ecco, mi mancano un po’ gli sport di squadra, cioè il calcio, la pallacanestro, mi manca quel tipo di sport, ma lo sport mi piace… e mi è sempre piaciuto lo sport con qualcosa, dove si usava qualcosa. Perché anche col fisico che ho, non vado bene per l’atletica, mi scaldo troppo”.
A proposito delle parole, dove sono le parole che raccontano analogie fra il mondo dello sport e della tua musica? “I valori, – dice Finardi – c’è un’onestà di fondo che è necessaria nello sport, e poi c’è quello “Spostare l’orizzonte”, che è anche il titolo di un mio libro, ecco lo sport è tutto lì, è superare i record. Anzi, adesso c’è il dibattito, se siamo arrivati al limite di ciò che è umanamente possibile anche nello sport, a partire dai tendini… tutto interessantissimo”.
Ci vuole una vita ben allenata di parole per diventare come Eugenio Finardi. Tutto. Da record. Tutto di Finardi: è un album, una vita, un’eredità musicale presentata in anteprima a Milano.

Un racconto toccante, consapevolmente sereno ma profondo e sentimentale, quello che Eugenio Finardi ha condiviso nello spazio Volvo di Milano, dove ha presentato in anteprima “Tutto”, l’album con cui celebra cinquant’anni di carriera. Con lui i due figli, una sala partecipe e un’atmosfera che ha restituito la generosa disponibilità di un artista capace di parlare al cuore senza mai urlare, padrone di una leggerezza intensa e consapevole. La sua musica toccava il cuore 50 anni fa e lo fa ancora. Lui crede che non sarà capita dai giovani ma non se ne dispiace, lascia che le cose vadano così come sempre è stato con la musica.
La musica? Un ponte tra classico e contemporaneo, come solo Finardi sa fare e raccontare. Classica, rock, blues, avanguardista… la sua è Musica. Punto. Così, parlandoci della sua nuova e vecchia musica, che sempre comunica, il musicista e poeta filosofeggia con la storia delle note e degli strumenti, facendoci capire che è meglio usare le note del passato e del futuro, piuttosto che fermarsi a rimpiangere qualcosa che non ci può essere più. Perché i giri di giostra sono così. Vanno avanti e non indietro.

“Tutto” è un album a dire che non resta niente fuori. Undici brani inediti — uno per ogni anno passato dall’ultimo disco — che raccontano la parabola di un cantautore che a 72 anni rivendica, con lucida ironia, di essere “al terzo giro di giostra”, sordo e obbligato a non portarsi in tour la batteria, ma ci sente e vede benissimo proponendo musica e suoni molto contemporanei pur consapevoli del suo stile vincente. Di sempre.
Nei suoi pezzi ci sono molte citazioni. Sue e non, che con dolcezza entrano nel ritmo dei brani. Stile inconfondibile. E quella chitarra al fianco, con Giuvazza Maggiore, che suona a occhi chiusi un mondo che c’è e non c’è. Un mondo impossibile da salvare ma almeno per il Pianeta ci dobbiamo impegnare. Come dice saggio Eugenio.
Non c’è malinconia in questa consapevolezza, ma una visione più ampia, quasi cosmica, che lega la vicenda personale al destino collettivo. “Si capisce di essere un piccolissimo granello di una danza immensa – ha detto – e cresce la spinta a comprendere il senso”.
Nel suo ventesimo album, Finardi firma un vero e proprio testamento musicale, attraversando con la sua voce e le sue parole temi che spaziano dalla crisi sociale alla fisica quantistica, dall’amore alla spiritualità, fino alla più urgente delle cause: la salvezza del pianeta. Non a caso il singolo che apre il disco, Futuro, è un brano che rilegge la celebre Extraterrestre, spostando la speranza verso un’intelligenza artificiale vista non come minaccia, ma come possibile risorsa per uscire dal vicolo cieco in cui ci troviamo:
“Ormai s’è capito che / Non esistono gli Extraterrestri / Che ci vengono a salvare / Ormai / La mia unica speranza / È nell’Intelligenza Artificiale”.
Un cambiamento di prospettiva, quasi una resa pacifica ma non rassegnata, con la consueta lucidità che ha sempre accompagnato la sua scrittura: “Non vedo altra causa oggi che la salvezza del pianeta. Il presente non merita canzoni, siamo ancora alle liti di condominio mentre il mondo cambia davanti a noi”.
Eppure, proprio in questo disincanto si accende la scintilla dell’affetto. A dare spessore al racconto sono anche i legami familiari: il brano “Francesca sogna” vede la partecipazione della figlia, in arte Pixel, nel mondo del managnent musicale, che si è prestata con semplicità a cantare col padre.
Ad entrambi i figli — Francesca ed Emanuele — è dedicata La battaglia, canzone generazionale in cui Finardi ammette con dolcezza: “Per la prima volta sono i figli a insegnare ai genitori”.
Il tour che seguirà l’uscita dell’album, “Tutto ’75-’25”, sarà anch’esso un viaggio nel tempo. Per motivi di salute — un acufene gli impedisce di suonare la chitarra dal vivo — i brani sono stati adattati agli strumenti di oggi. Una nuova veste sonora per una voce che resta fedele a se stessa. “Ho fatto tutti gli errori possibili dal punto di vista del business e del marketing – ha detto sorridendo – ma artisticamente ho fatto tutto quello che volevo. Blues, fado, classica… Non ho mai avuto paura”.
Non si preoccupa tanto se la sua musica non raggiungerà i ventenni di oggi, perché “la semantica è cambiata”, non perché manchi il desiderio di dialogo. La sua musica però c’è ed è abbondantemente dedicata a chiunque voglia ascoltare. “Tutto” è un disco che non chiede approvazione, ma attenzione. Non a caso ai fortunati accreditati alla sua anteprima Finardiha chiesto di ascoltarlo in santa pace e prendendoci il giusto tempo. Lato A, Lato B. Come si faceva una volta. Prima di parlarne con lui. Così, la sua musica, già da questa partenza arriva, sottovoce, dove in realtà si sente più forte: nell’anima.

