L’Italia di Mancini si inginocchia oppure no? Contro il Galles lo hanno fatto solo in 4, contro l’Austria nessuno, contro il Belgio probabilmente tutti.

La motivazione di questo atteggiamento ondivago è ancora peggiore del gesto, compiuto o omesso che sia: “Lo facciamo in rispetto dell’altra squadra“.

Non mi aspetto da Chiellini (e per il vero da tutto il gruppo) grandi e profonde analisi sociologiche. Pertanto credo inutile chiedere ai quattro ragazzotti in campo il senso e le motivazioni che spingono tanti sportivi, uomini e donne, a testimoniare la loro vicinanza al movimento black lives matter.

Se gli azzurri in questione sono ignoranti sul tema, che si astengano (come per altro mi sembra facciano), ma sul serio. Per questo avrei apprezzato un più sincero: “Di questa cosa non capiamo nulla e pertanto rimaniamo in piedi in mezzo al campo in attesa che l’arbitro fischi l’inizio”. Oppure un ancora più deciso (e per questo militante): “Non siamo d’accordo con questa campagna e le istanze che rappresenta e per questo non ci inginocchiamo”. Ognuno avrebbe potuto trarre le considerazioni opportune in base alla propria sensibilità e convinzione.

Ma ascoltare Chiellini motivare la decisione è peggio di una aperta dichiarazione di razzismo: ridicola nella forma (con addirittura un lapsus che fa gelare il sangue) e nella sostanza.

Come ho ricordato in altro editoriale, agli sportivi non è richiesta per forza militanza. Essere senza idee o ideali fa parte di questo mondo e pertanto nessuno si scandalizza se anche accade a figure che, loro malgrado, hanno una ribalta particolare.

Quello che trovo spiacevole in questa storia è che si sia voluto ammantare la decisione gesuitica con motivazioni apparentemente morali e logiche, che hanno evidenziato invece la pochezza culturale di un mondo, quello del calcio italiano, che da questo punto di vista non smette mai di stupire.

 

Giornalista sportivo e blogger, i miei primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Ho iniziato a scrivere battendo i campi gara di ciclismo per TuttoCiclismo per pagarmi gli studi e alla fine mi sono trovato a farlo per oltre 30 anni. Credo che dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare e che tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono anche convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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