Euro2024 Italia Croazia: quando lo stadio era pieno (di italiani)

Non è il risultato (per quanto deludente) quello che ci ha colpito in occasione della partita tra l'Italia e la Croazia, ma lo stadio completamente dominato dal tifo croato.

A poco meno di 24 ore dal pareggio dell’Italia contro la Croazia, torno su una partita brutta che ha avuto un epilogo quasi scontato. Il pareggio, infatti, era stato ampiamente predetto da bookmakers e addirittura da ChatGPT come potete leggere in questo articolo Europei, se l’Intelligenza Artificiale predice il risultato Italia-Croazia. Il fatto che questo sia giunto all’ultimo secondo, dà solo un po’ di pepe alla partita e, nel perfetto stile italico, trasforma una mezza sconfitta in una ‘incredibile impresa’. Ma non è questa la cosa interessante, a mio avviso, della partita di ieri.

Fino a pochi anni fa, ed è accaduto ancora nel 2006 in occasione del mondiale vinto dai ragazzi di Lippi, giocare in Germania voleva dire, per la nostra Nazionale, giocare in casa, tanti erano i tifosi presenti. L’emigrazione italiana in Germania ha caratterizzato un’epoca al punto che anche il cinema neorealista ha scritto copioni indimenticabili (vedi ‘I magliari’, solo per citare uno dei migliori film sull’argomento).

Quando la Nazionale di calcio saliva a quelle latitudini l’accoglienza della nostra emigrazione era calda e travolgente, giustificata dall’amor patrio, dalla lontananza da casa e dall’impossibilità di tornare per motivi economici. Si sentiva un trasporto e una emozione in grado di aggiungere qualcosa alla prestazione dei giocatori sul campo.

Improvvisamente in questa edizione degli Europei di calcio scopro invece che il mondo è cambiato. Non che non lo sapessi, ma ci sono degli elementi che in modo evidente ti fanno prendere coscienza della cosa.

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La scrivo semplice, senza tanti giri di parole: l’immigrazione italiana in Germania non esiste più. L’ho capito in occasione di Italia Albania, con lo stadio pieno di magliette rosse e un tifo assoluto per la squadra del grifone. E ho avuto la conferma poi nella partita con la Croazia. In entrambi i casi i pochi tifosi italiani presenti erano i soliti 2-3mila coraggiosi che si prestano ad ogni trasferta.

Così questi Europei ci consegnano la nuova geografia dell’immigrazione in Europa: turchi, albanesi, croati, serbi, georgiani. Sembra di giocare a casa loro e forse la Germania, ormai multiculturale e cosmopolita, è veramente casa loro. Sempre che la neonata e, ahimé, rampante destra neonazista non prenda il sopravvento in futuro. Anche in questo caso non credo che le cose di calcio siano slegate da quelle politiche e sociali: gli spalti pieni, la squadra multiculturale di Nagelsmann e le ultime elezioni politiche rappresentano le tante facce di una stessa medaglia.

Mi piacerebbe approfondire il tema, se solo avessi tempo. Perché sicuramente le cose sono più complesse di come sembrano. Potrebbe essere, per esempio, che l’immigrazione italiana è ancora presente ma, con i voli low cost, ormai non più malinconicamente isolata in qualche lander al punto da attendere la Nazionale per ricordarsi di casa. Oppure è un altro tipo di immigrazione, fatta soprattutto da giovani a cui il calcio interessa meno. Insomma guardare i colori di uno stadio in occasione di un evento come gli Europei è l’occasione per capire anche tante cose dei paesi coinvolti e per provare a ragionare un po’ più in là del semplice risultato. Anche perché, per quanto riguarda l’Italia, non è proprio il caso di parlarne (del risultato)…

A proposito, chissà come sarà lo stadio in occasione di Italia Svizzera.

Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.