Sab, 7 Febbraio 2026
BasketEuroBasket 2025: la Turchia spegne Antetokounmpo ed è in finale dopo 24...

EuroBasket 2025: la Turchia spegne Antetokounmpo ed è in finale dopo 24 anni

EuroBasket 2025

La Turchia spegne Antetokounmpo e vince la battaglia del Mediterraneo nella seconda semifinale di EuroBasket 2025. Supera la Grecia 94‑68 e affronterà la Germania. La partita non è mai stata davvero ..una partita. Fin dall’inizio, il piano tattico dei turchi ha cancellato ogni illusione greca. Un approccio fisico, chirurgico merito di una impostazione strategica di Ergin Ataman che, come qualcuno ha detto, ‘è tanto bravo quanto antipatico’.

La Turchia ha aggredito ogni linea di passaggio, ha interrotto ogni tentativo di costruzione, ha azzannato ogni spazio. E mentre i greci cercavano di capire dove fossero, la Turchia era già a +10 dopo sei minuti, sospinta da un Osmani infallibile dall’arco e da una difesa che sembrava non concedere respiro ingabbiando Antetokounmpo.

Nel primo quarto, il parziale che spezza la gara arriva presto, con un 12‑0 che scava il primo fossato. Osmani segna tre triple nei primi cinque minuti, la difesa costringe Sloukas e Kalaitzakis a forzature continue. I rimbalzi sono tutti turchi, ogni ripartenza si trasforma in un’occasione da tre punti. Alla fine dei primi dieci minuti è 26‑16, e già la Grecia sembra senza contromisure. Ma è nel secondo quarto che la forbice diventa una voragine. Larkin alza il ritmo, Şengün trova punti e assist anche dal post, Osman colpisce da ogni lato del perimetro. Giannis Antetokounmpo prova ad accendersi, ma ogni volta che riceve palla trova due o tre uomini addosso, una selva di mani, un muro. La Turchia non lo raddoppia, lo triplica. Ogni tentativo di penetrazione viene anticipato o respinto. Se si allontana dal ferro, è costretto a tirare da fuori. Se si avvicina, è un corpo a corpo senza respiro. Il piano turco è semplice ma letale: impedirgli di correre, impedirgli di saltare, impedirgli di pensare. All’intervallo, con la Grecia sotto 49‑31, l’immagine è già chiara. La Turchia non sta solo vincendo. Sta comandando.

Sport24h su Telegram
Entra nel canale ufficiale
Notizie essenziali, risultati in tempo reale e analisi selezionate. Niente spam. Solo sport.
Iscriviti al canale

Nel terzo quarto non cambia nulla. La Turchia non rallenta, mantiene la stessa intensità, cambia quintetti ma non cambia volto. Kalaitzakis e Sloukas ci provano, trovano qualche soluzione in transizione, ma appena la Grecia accorcia, arriva una risposta secca: un parziale rapido, una schiacciata di Şengün, un’altra tripla dall’angolo di Osmani, un rimbalzo offensivo convertito in canestro. Quando Antetokounmpo prova a mettere due azioni consecutive, arriva sempre un fallo in attacco, una palla persa, un rimbalzo soffiato. Larkin continua a distribuire gioco. La Grecia si spegne. E il terzo quarto si chiude con la Turchia avanti di ventuno, con gli occhi già rivolti verso la finale.

Nell’ultimo quarto, Spanoulis svuota la panchina. Antetokounmpo prova ancora a rendere meno amaro il tabellino, ma anche lì la Turchia resta fedele al suo piano. Ogni volta che lui tocca palla nel pitturato, si chiudono in tre. Quando prova a uscire per tirare da fuori, arriva un close-out. Quando tenta di correre in contropiede, lo inseguono e lo costringono a rallentare. Alla fine, chiude con 12 punti, 12 rimbalzi, 4 assist e 5 tiri sbagliati. Ma più che le cifre, a pesare è l’assenza di impatto. È la prima volta in questo torneo che la stella NBA sembra un giocatore normale. E questo non è solo merito della strategia. È un capolavoro di esecuzione collettiva. La Turchia non gli ha permesso di essere Giannis Antetokounmpo. L’ha spento, con freddezza, senza provocazioni, senza rischi. L’ha reso umano.

A fine partita, Alperen Şengün ha parlato con calma, come chi sa di aver fatto esattamente quello che doveva: “Fermare un giocatore come Giannis non è qualcosa che fai da solo. È tutta la squadra. Abbiamo preparato ogni dettaglio. Non volevamo che ci corresse addosso. E non l’ha fatto.” Larkin ha detto poco, come sempre: “Sapevamo che avremmo dovuto difendere meglio di quanto abbiamo mai fatto. L’abbiamo fatto.” Dall’altra parte, Spanoulis non ha cercato scuse: “Hanno dominato. Non c’è molto da dire. Non siamo mai entrati davvero in partita.” E Antetokounmpo, visibilmente frustrato, ha tagliato corto: “È una sconfitta dura. Ma dobbiamo guardare avanti. Oggi ci hanno tolto tutto.”

La Grecia, così, scivola nella finale per il terzo posto con le ossa rotte. La Turchia invece arriva dove mancava da ventiquattro anni: alla finale dell’Europeo, con una squadra che gioca con pochi fronzoli, molta organizzazione e abbastanza talento per far male in ogni momento.

Osmani, autore di 28 punti con 11 su 15 dal campo, è stato il volto del primo tempo. Şengün, più silenzioso, ha chiuso con una doppia doppia di sostanza. Larkin ha gestito tempi e ritmo senza mai strafare. Osman ha fatto da ago della bilancia tra difesa e transizione. Nessuno ha brillato da solo, tutti hanno inciso. È stata una vittoria collettiva, la vittoria di Ergin Ataman, quello bravo e antipatico.

LEGGI ANCHE

Redazione
Redazione
Sport24h.it nasce dall’idea che ogni disciplina sportiva è portatrice di un sistema di valori, emozioni e linguaggio unici. Contrariamente alla narrazione imperante: non esistono i fatti separati dalle opinioni (in questo ci sentiamo un po’ eretici). La realtà è sempre, inevitabilmente, interpretata dalla sensibilità di chi la racconta.

Calendario sportivo 2026

Ultimi articoli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui