
Auguro sinceramente di sbagliarmi, ma questa Italia non mi sembra ancora strutturata per arrivare fino in fondo a Eurobasket 2025. Troppi alti e bassi nelle partite che erano alla sua portata (parlo di Georgia e Bosnia), troppo distante una Grecia non trascendentale anche se baciata dal talento di Antetokounmpo. Mi rendo conto che i bilanci è meglio farli alla fine. Mi assumo il rischio, perché parlare di sport a cose fatte è un esercizio troppo facile. Credo che sia giusto raccontare le cose dal proprio punto di vista anche in corso d’opera.
Vedo l’Italia di Pozzecco bella a metà. Bella perché presenta alcuni giocatori veramente interessanti a cui auguro tutto il bene possibile, che in questo sport vuol dire soprattutto una carriera in NBA. Mi riferisco in particolare a Niang e Diouf. Il primo potrebbe diventare un’ala devastante quando avrà messo qualche chilo di muscoli in più. Il secondo mi sembra un lungo moderno: agile e versatile in grado di tenere contro avversari più forti fisicamente. Il bello di questa Italia, oltre ai due citati, è anche l’intensità difensiva, il vero segreto del successo in qualsiasi sport, soprattutto quelli di squadra. Fontecchio (showman contro la Bosnia), Melli, Ricci, Paiola danno solidità ed esperienza ai giovani. Non è un caso che la riscossa nei momenti difficili sia partita proprio da loro. Mi chiedo, però, se tutto questo basterà andando avanti nell’Europeo quando dovremo trovare sulla nostra strada gente come Doncic, Jokic o Schröder, oltre al già citato Antetokounmpo.
Ci manca la stella di prima grandezza, in grado di attirare l’attenzione delle difese avversarie e capace di mettersi sulle spalle la squadra nei momenti di massima difficoltà. Sopperiamo, fino ad oggi, con la solidità del gruppo e i nostri veterani. Credo, ma mi auguro sinceramente di sbagliare, che manchi soprattutto la tranquillità del coach. Dopo la vittoria contro la Georgia, Pozzecco, intervistato da Sky è sembrato particolarmente provato, forse commosso, forse stanco. Contro la Bosnia, per il troppo trasporto emotivo, si è fatto buttare fuori dopo due tecnici. Troppo ‘Pozzecco’, ovvero travolto dalla sua passione e dalla foga di stare vicino ai suoi ragazzi. Un comportamento più da fratello maggiore (ma in alcuni casi anche da fratello minore) che da coach. Sono convinto che il Poz sia un ottimo tecnico; una persona che, pur non conoscendo, mi appare sincera, sanguigna e profonda. Penso però che in un Europeo come questo serva dalla panchina una visione fredda e distaccata. Soprattutto un comportamento che non crei ulteriori difficoltà alle già tante del campo. Serve, per fare un paragone, un Velasco, in grado in due anni di far rinascere una nazionale, quella femminile di volley, che era finita in un angolo buio soprattutto per la troppa tensione delle singole giocatrici: né un padre, né un fratello, ma un coach.
