Sonny Colbrelli vince la sua prima vera grande corsa e scoppia in un pianto dirotto dopo l’arrivo. Davide Cassani porta a casa il quarto titolo continentale consecutivo nella prova professionisti (dopo Viviani, Trentin e Nizzolo) e l’Italia del ciclismo il quarto oro di questi Campionati europei. Si potrebbe dire la giornata perfetta, e forse lo è.

Ci sono tante storie dietro questi risultati, le ricordiamo brevemente, ma ci sarebbe da scrivere per giorni.

Cominciamo da Sonny Colbrelli. Il 31enne bresciano quest’anno ha perso qualche chilo e ha cominciato a vincere con quella regolarità che gli mancava. Ha vinto un europeo davanti ad un corridore che probabilmente i prossimi anni farà incetta di mondiali. Questo rende il suo successo più dolce. Soprattutto ha sfatato un tabù, che l’aveva visto finora deludente in maglia azzurra.

Di Sonny si è sempre detto, magari a denti stretti per non offendere, che sopra un certo chilometraggio (230 per la precisione) spariva. Guarda caso questo Europeo è stato il più breve di sempre, riportando la corsa su distanze più consone all’attualità. Non per questo, però, è stato meno difficile. Quando la corsa si è fatta dura, Sonny si è fatto trovare pronto. Quando Remco ha imposto un ritmo forsennato, Sonny ha stretto i denti. E quando il giovane rampante belga l’ha offeso e spronato a prendere il comando delle operazioni, l’azzurro non ha mosso una piega. Non si è fatto intimidire. Ha risposto con carattere, restando lì dove il suo ruolo e la sua forza gli permettevano stare: a ruota. Nella volata finale non gli sono tremate le gambe, come purtroppo accaduto in altre occasioni. Ha preso la curva in testa, ha buttato giù il rapporto duro (per la prima volta in tutta la gara) e ha vinto. Il premio alla carriera per un corridore che è sempre stato a metà tra il campione e il comprimario.

Tra 15 giorni c’è il mondiale: vediamo se ha imparato a superare anche i 230 chilometri… magari, perché no?

Davide Cassani – I detrattori dicono di lui che non sa condurre l’ammiraglia, rimproverandogli una lunga lista di mondiali senza vittoria. Davide però ha vinto quattro titoli europei con quelli che possiamo definire tranquillamente i suoi pretoriani: Trentini, Viviani, Nizzolo e Colbrelli. Gente che viaggia attorno i 30 anni, che ha vinto tanto ma che spesso ha difficoltà a reggere il ritmo di giovani scatenati come Evenepoel, Pogacar e compagnia. Ha anche raccolto un argento ai Mondiali, in una giornata da tregenda, sempre con Trentin e avrebbe sicuramente festeggiato anche una medaglia olimpica con Nibali se il siciliano a Rio non fosse scivolato quando sembrava tutto andare per il meglio. Ha dovuto arrangiarsi con un movimento che non ha prodotto campioni per corse di un giorno, ma è riuscito a tirare fuori il meglio dai suoi uomini.

In Belgio siamo certi che sarà più difficile, perché quando il chilometraggio sale i valori vengono fuori e i “ragazzi terribili” difficilmente si faranno sorprendere come è accaduto oggi a Remco. E poi il clima giocherà un ruolo fondamentale. Cassani si porterà ancora questo gruppo e punterà ancora su Matteo e Sonny, sperando magari che Moscon improvvisamente si scopra un campione. Tutto molto difficile, come sempre è stata l’avventura di Davide da CT, che dopo sette anni volge al termine. Per lui si prospetta un futuro ancora con la Federazione, come uomo immagine e ambasciatore del ciclismo. Per ora, intanto, si gode questo splendido poker di successi.

Italia del ciclismo superstar – Gli Europei di Trento lanciano l’Italia del ciclismo nel firmamento mondiale. Non solo dal punto di vista tecnico, ma anche della bellezza delle immagini e dal punto di vista organizzativo. Dopo i Mondiali di Imola dello scorso anno arriva una nuova dimostrazione che il nostro paese mastica e vive di ciclismo. Lo sa raccontare, lo ama (quanto pubblico sulle strade), lo sa organizzare e, per fortuna, anche praticare.

Inutile girarci attorno: hanno vinto gli uomini e le donne, per la prima volta con pari rilevanza, nelle cronometro e nelle prove in linea. La Maglia Azzurra sale sul podio in sette gare su nove. Tra una settimana in Belgio non sarà la stessa cosa… ma intanto godiamoci questo primato.

foto FCI/Facebook

Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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