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Evgenij Berzin, il russo che sfidava il crono: a Recco nel Festival della Valle del Tempo

Tempo e stile. Sono forse le due parole che meglio raccontano Evgenij Berzin, il campione russo che venerdì 2 ottobre, alle 18.30, sarà protagonista a Recco del Festival della Valle del Tempo, nella sala “Franco Lavoratori”, per l’incontro “I cronoman nella storia del ciclismo”.

E il tempo, per Berzin, non è soltanto quello scandito dal cronometro. È il tempo della grande scuola sovietica, quello delle vittorie, dei record e dei campioni incontrati sulla strada. Ma anche il tempo dell’amicizia, quello che arriva dopo la carriera e quello necessario ai giovani talenti per diventare campioni senza bruciare le tappe.

A dialogare con Berzin saranno i giornalisti Luciana Rota e Massimo Lagomarsino, ripercorrendo la storia di uno degli interpreti più riconoscibili del ciclismo degli anni Novanta e, soprattutto, di una specialità nella quale il corridore si trova solo davanti all’avversario più implacabile: il cronometro.

«Ospitare un campione del calibro di Evgenij Berzin all’interno del Festival della Valle del Tempo rappresenta una grande occasione per Recco – commenta il sindaco Carlo Gandolfo –. Il racconto della corsa contro il tempo nel ciclismo si inserisce perfettamente nel tema della manifestazione, offrendo al pubblico una testimonianza di straordinario valore sportivo e umano».

La scuola sovietica e l’Italia

Nato a Vyborg il 3 giugno 1970, Berzin è cresciuto nella rigorosa scuola sovietica del ciclismo su pista. Ancora giovanissimo si mette in evidenza a livello internazionale e nel 1990 conquista i titoli mondiali dilettanti dell’inseguimento individuale e a squadre.

Dalla pista alla strada, dalla Russia all’Italia: è il viaggio che cambia la sua storia. Dopo l’esperienza nella CSKA di Mosca, nel 1993 arriva tra i professionisti con la Mecair-Ballan. È l’inizio di una carriera che lo porterà ai vertici del ciclismo mondiale.

Il 1994 è il suo anno. Berzin vince la Liegi-Bastogne-Liegi e soprattutto il Giro d’Italia, davanti a Miguel Indurain e Marco Pantani. Una vittoria che lo consegna alla storia del ciclismo e che porta in primo piano anche il suo talento nelle prove contro il tempo. Il cronometro, però, sarà soltanto uno dei punti di partenza dell’incontro di Recco.

Il tempo di un campione

Che cosa significa crescere nella scuola sovietica? Quanto contavano talento, disciplina e costruzione dell’atleta? E che cosa resta oggi di quella cultura sportiva?

Berzin sarà chiamato a riavvolgere il tempo fino agli anni della formazione e a raccontare una disciplina particolare come la cronometro, dove non esiste un avversario da controllare ruota a ruota e ogni secondo diventa una misura di se stessi.

Ma il tempo nel ciclismo significa anche stile. Berzin ne aveva uno riconoscibile, soprattutto quando la strada diventava il territorio di una sfida individuale. Una questione tecnica, ma anche di personalità: quanto conta lo stile quando si corre contro il tempo? E un grande cronoman sa di essere nella giornata giusta guardando l’orologio oppure lo sente ancora prima che arrivino i tempi?

Da Coppi ai campioni di oggi

Il Festival permetterà anche di attraversare epoche differenti del ciclismo. Fausto Coppi diventa inevitabilmente uno dei riferimenti quando si parla di grandi imprese contro il tempo e di record che resistono nella memoria.

Ma ha davvero senso confrontare cronometri, prestazioni e campioni appartenenti a generazioni tanto diverse? Oppure ciascun campione deve essere letto nel proprio tempo?

Da qui lo sguardo potrà spostarsi sul presente e soprattutto sui giovanissimi. Il ciclismo contemporaneo porta sempre più precocemente i talenti sulla grande ribalta e il ligure Lorenzo Finn offre un aggancio naturale per parlare dell’età dei campioni e della necessità di non accelerare ogni passaggio.

La domanda, allora, cambia prospettiva: non soltanto cosa deve fare un giovane talento per vincere, ma cosa deve fare per durare.

Il terzo tempo

C’è infine un altro cronometro, molto meno raccontato. Quello che parte quando la carriera finisce.

Per un atleta abituato fin da ragazzo ad allenamenti, obiettivi, classifiche, partenze e arrivi, rientrare nel cosiddetto mondo normale significa imparare nuovamente a misurare le giornate. È il “terzo tempo” del campione.

Nel racconto di Berzin entreranno così anche la vita dopo il professionismo, il suo legame con l’Italia e l’Oltrepò Pavese e le amicizie costruite nel ciclismo, compreso il rapporto con Claudio Chiappucci.

Da Vyborg all’Italia, dalla pista sovietica alla maglia rosa, dal cronometro alla vita dopo le corse: venerdì a Recco la storia di Evgenij Berzin passerà ancora una volta attraverso il tempo. Questa volta, però, senza bisogno di fermare il cronometro.

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