Fabiano Caruana torna a casa, avviate le pratiche per giocare con gli USA

Fabiano Caruana ha finalmente sciolto ogni dubbio ed annunciato che ha avviato le pratiche per giocare, nel prossimo futuro, sotto la bandiera stelle e strisce. Svanisce così il sogno (molto remoto) di avere un italiano in lotta per il titolo mondiale.

Fabiano Caruana torna a casa, avviate le pratiche per giocare con gli USA
Fabiano Caruana, Scacchi USA

Il tweet con cui Fabiano Caruana annuncia di tornare a giocare per gli USA

Alla fine più che l’amore per i luoghi natii (dei genitori) poté il denaro. Quello del miliardario Rex Sinquefield, benefattore della comunità del Missouri, convinto che gli scacchi possano redimere le giovani sbandate generazioni e, soprattutto, grande sostenitore di questo clamoroso passaggio. Come anticipato, con tempismo e senso giornalistico da www.scacchierando.it, Fabiano Caruana ha annunciato al mondo scacchistico internazionale che è in procinto di cambiare bandiera e che ha avviato le procedure per potere, nei tempi concessi dai regolamenti, giocare per gli USA.
Si tratta di una clamorosa notizia non tanto per gli equilibri in campo a livello mondiale, ma per i possibili riflessi che questa storia potrà avere sui destini della Federazione italiana, che sulla permanenza di Caruana sotto il tricolore aveva scommesso buona parte della propria credibilità. Chiariamo subito, per non dare adito a retropensieri, che conosciamo e stimiamo il presidente Giampietro Pagnoncelli, abile dirigente al quale va il merito di aver prolungato fino all’inverosimile un sogno che solo qualche anno fa appariva impossibile: avere un italiano tra i primi 10 giocatori al mondo e addirittura in grado di lottare per il titolo mondiale. La prima vittima di questo passaggio è proprio lui, che si è impegnato con tutte le proprie forze e capacità per trovare le risorse necessarie a trattenere Caruana. Il quale, invece, ha preferito i soldi (tanti) del miliardario di Saint Louis a quelli (pochi) della Federazione (e dello sport italiano), che in compenso, per anni, ha finanziato, silenziosamente e con grande sacrificio, la sua resistibile ascesa.
Abbiamo ancora negli occhi le gioiose immagini di Caruana in visita al presidente Malagò e siamo ancora commossi per le entusiastiche affermazioni di italianità del ragazzotto di Miami e della sua mamma per non provare un senso di lieve di fastidio nel leggere oggi le sue parole sul sito della federazione americana e sul suo profilo twitter. Non ci resta che prenderne atto e rivolgere sportivamente al 22enne di Miami i più sinceri auguri di riuscire a tornare ai livelli che ha toccato, solo per qualche settimana, in occasione della Sinquefield Cup, quando evidentemente la possibilità di monetizzare al meglio la sua prestazione è stata la migliore motivazione sportiva. Dopo di allora, però, ed è giusto ricordarlo, Caruana non è più stato in grado di mostrare un gioco altrettanto ispirato, al punto di perdere punti e, pur restando oltre i 2800 elo, di scivolare al terzo posto della classifica internazionale. Incerta, inoltre, ancora la possibilità di entrare nel Torneo dei candidati che dovrebbe permettergli di sfidare Carlsen per il titolo mondiale. Un Carlsen che, detto per inciso, non ha mai mostrato alcuna titubanza a giocare per il suo paese, anche se la Norvegia non vanta alcuna tradizione in questo senso e sicuramente avrebbe da guadagnare molto di più se si mettesse al soldo del miglior offerente.
Siamo convinti, però, che per il movimento scacchistico italiano questa non sia una cattiva notizia. Fabiano Caruana ha tenuto immobilizzata una Federazione che è invece alle prese con un importante Rinascimento, per numero di praticanti e qualità di giocatori. Tolto di scena il giocatore ormai definitivamente statunitense (anche se conserva il doppio passaporto), è arrivato il momento di scommettere con determinazione su ragazzi del calibro di Francesco Rambaldi (16 anni e n. 6 del ranking internazionale di categoria), oltre a tutta la schiera di GM che viaggiano costantemente oltre i 2500 punti elo. Il futuro, da questo punto di vista, ci appare roseo.
Resta solo il rammarico di aver speso soldi pubblici per uno personaggio che, a parte rarissime occasioni, ha dato poco lustro al nostro movimento sportivo. Un errore dal punto di vista etico: in una fase in cui il tema dello ius soli nello sport assume un valore determinante, puntare su Fabiano Caruana è stato un non sense strategico da non ripetere in futuro.
AU

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