Se ti dicessi che il Covid ci ha insegnato qualcosa di importante e per sempre? No, non si tratta solo di riabituarsi – come voleva la nonna –  a lavarci spesso le mani. E nemmeno di non starnutire in faccia alla gente. Di più. Ci ha insegnato che lo sport è una cosa bella. Che fa pure bene. E che lo avevamo sicuro troppo trascurato. Ci ha in segnato anche – e ci sono numerose ricerche pubblicate – che è la migliore strategia preventiva che tu possa  mettere in atto per alzare le difese immunitarie, per stare bene, per sentirti in forma, e anche – guarda un po’ – per combattere la tristezza.

Non chiamiamola ancora depressione, anche se ci siamo molto vicini. Ma di sicuro allenando (questo è pacifico) le famose endorfine lo sport fa miracoli. Ci ha insegnato, per contro, il maledetto Covid-19 che la sedentarietà è una brutta cosa. E lo ha fatto proprio quando eravamo obbligati a stare in casa.

Quindi: non hai mai voluto la bicicletta? Pedala. Anche così si combatte la Pandemia. Secondo una indagine dell’Ente di Promozione Sportiva ASI, condotta insieme a SWG, la sedentarietà si è arrestata proprio quando si è affermata la Pandemia. La statistica dice che quasi 1 italiano su 5 ha iniziato a fare sport in concomitanza con il diffondersi della Pandemia. Secondo lo studio proposto da Sportesalute.eu, prima del Covid-19, erano 2 italiani su 3 a svolgere attività fisica o sportiva. A distanza di un anno e con il perdurare della pandemia, è salita al 75% la quota di italiani che praticano attività fisica o sportiva: in questo dato non solo rientra chi ha perseverato durante l’emergenza sanitaria (il 59%), ma anche chi ha iniziato proprio con l’inizio della pandemia, al termine di un anno eccessivamente sedentario (il 16%).

Sono soprattutto gli italiani over 75 ad essersi attivati e ad aver iniziato a svolgere una qualsiasi forma consentita di attività motoria, e parliamo della cosiddetta generazione Silent. Mentre, tra coloro che già praticavano, si sono dati da fare per rimanere fisicamente attivi, in particolar modo, i giovani che oggi hanno tra i 25-40 anni (Millennials). La generazione più sportiva e attiva è anche quella della DAD e della più dolorosa interruzione delle occasioni di socialità. Per i giovani tra i 16-25 anni infatti l’allenamento in casa, meglio se attraverso l’ausilio di internet, rimane centrale: il 39% di loro (+21 rispetto al dato medio) continua a fare esercizio in casa via app, tv, dvd, video o consolle.

Dunque l’emergenza sanitaria ci ha fatto guadagnare in prevenzione e ha attivato lo sport dove era… latitante. Una bella notizia. Alla fine, fatti i conti, l’indagine ci dice che le persone che non praticavano sport, prima del Covid-19, erano il 34% del campione. Oggi, solo 1 su 4 non pratica: tra questi ci sono sia coloro che hanno smesso di fare attività fisica con la pandemia (il 7%) che coloro che sono rimasti sedentari (il 18%). Se riusciremo a convincere questo zoccolo duro, anzi statico, avremo fatto una buona cosa per tutti.

Nutrire la passione per lo sport, si può. A questo punto, una curiosa iniziativa per così dire motivazionale in tal senso arriva da un’azienda storica di integratori sportivi (quella della famosa Equipe Enervit che fece storia e ricerca seria al Giro d’Italia di patron Torriani). Enervit ha lanciato in questi giorni un nuovo progetto legato al nutritional system che ha il sapore di tutti gli elementi della natura, terra, aria, acqua, sole, dove tu sarai il protagonista. Così come presenta la sua iniziativa, volta a finalizzare e nutrire il sogno sportivo. Lo fa mettendo a disposizione tutta la sua esperienza nel mondo dello sport, insieme con i suoi prodotti innovativi, per supportare al meglio i selezionati nella loro performance. Il progetto prevede un coinvolgimento diretto di chi fa sport e coltiva un sogno da sportivo, anche sfruttando le applicazioni innovative, basate sulle ultime ricerche scientifiche nel campo della nutrizione sportiva (vedi la nuova applicazione NutritionSystem).

Fare sport e fare le cose per bene sembra dunque la strategia vincente. Ed è senz’altro la lezione del Covid-19 su cui dobbiamo riflettere: un anno fa il neurologo Carlo Dallocchio, maratoneta e ciclista, in un’intervista rilasciata al Corriere.it suggeriva di privilegiare esercizi di potenziamento e di stretching, anche con l’aiuto di tutorial online. E imparare a creare schematismi mentali» a chi era costretto a stare a casa e non doveva rinunciare all’allenamento. E non ha mai smesso di ripetere che: se possibile non bisogna interrompere l’attività fisica. Pandemia o non pandemia, diceva Carlo Dallocchio, lo sport ci salverà. E lo dice ancora: Nel rispetto dei divieti e del buon senso, dunque, facciamo sport.

Il neurologo presso l’Azienda socio sanitaria territoriale (ASST) di Pavia, maratoneta e ciclista Mtb spiega che: Andare in bici e andare a correre a piedi va sempre bene evitando di incrociare altre persone a una distanza minima di sicurezza.  E ancora che: L’OMS consiglia anche mezz’ora di camminata veloce al giorno, oppure un’ora tre volte a settimane. L’uomo per alcuni milioni di anni ha vissuto in continuo movimento, solo dall’era industriale si è trasformato in sedentario e ciò ha portato a diverse patologie. Ci sono studi, anche se non condivisi da tutti, su possibili deficit al sistema immunitario dopo un allenamento particolarmente intenso. Ma è ormai acquisito che l’attività fisica moderata e regolare di media intensità ha un effetto protettivo. Parliamo di attività aerobica (corsa, bici, nuoto) combinata ad esercizi di forza fisica per esempio con attrezzi. Perché stimolano la produzione di cellule come i macrofagi, i neutrofili e i cosiddetti natural killer, che fagocitano gli agenti patogeni e creano quindi una barriera di protezione.

Facciamo sport e facciamolo con la testa, dunque. È la lezione del Covid-19. Almeno questa sì che è una buona notizia.

 

Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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