Federhockey, scatta il progetto Italian Blood

Federhockey, scatta il progetto Italian Blood
Hockey Prato femminile, HP_La squadra e lo staff azzurro in Cile per il 4 Nations

La squadra e lo staff azzurro in Cile per il 4 Nations

Anche l’Hockey su Prato va in America per cercare giocatori e giocatrici in grado di far crescere il movimento italiano. Come ha avuto modo di chiarare il presidente della FIH Di Mauro: “Vogliamo andare alle Olimpiadi e per questo chiediamo aiuto ai nostri amici e “consanguinei” argentini di darci una mano…” Per questo motivo i tecnici italiani Fernando Ferrara e Gianluca Briotti sono andati in Argentina, dal 20 marzo al 3 aprile, nell’ambito del progetto “Italian Blood” (“Sangue Italiano”) viaggiando da Buenos Aires a Cordoba, da Mendoza a Rosario.
Non è una novità che diversi sport vanno nel paese di Evita e della Pampas per portare giocatori alle nostre nazionali. Mentre il basket si concentra soprattutto sugli USA (Arcidiacono è l’esempio), calcio, rugby e adesso anche hockey prato preferiscono il paese sudamericano dove è più facile trovare talenti di chiare ascendenze italiane. Più facili, per questo, da naturalizzare.
Bisogna dire che il presidente della FIH ha preso sul serio il principio dell’integrazione e di superare le barriere. La sua federazione è stata la prima a riconoscere lo “ius soli” ad atleti nati in Italia da genitori non italiani (logicamente dal punto di vista sportivo). La scelta di andare a pescare italiani nati in altri paesi contraddice forse solo apparentemente con lo ius soli sportivo. La sostanza è che in Italia si fa troppo poco hockey prato, per cui tutto quello che serve a rafforzare le nostre nazionali, fa brodo.
Non ci sentiamo di condannare una simile scelta, ci sorprende anzi che i media nazionali abbiano preferito sottolineare come la “Commissione Hockey su Prato” del CONI abbia deciso di prolungare le sue indagini su questioni legate al tesseramento di alcune società siciliane (società fantasma?). Il viaggio in Argentina dei tecnici federali serviva per gettare le basi per un possibile reclutamento di atleti argentini.
E’ andata bene”, dice  Fernando Ferrara, allenatore della nazionale italiana femminile di hockey su prato. “Abbiamo visto le finali nazionali maschili e femminili e abbiamo individuato giocatori che abbiamo potuto contattare e sondare grazie alla collaborazione degli allenatori e dei dirigenti”. Il livello trovato da Ferrara è stato “alto nella femminile, cosa abbastanza naturale dato che parliamo della nazione numero due nel ranking mondiale, mentre definirei medio-alto il livello della maschile”.
Nelle città in cui siamo stati c’era grande attesa per questo progetto della Federazione Italiana; abbiamo visto che la gente ci tiene tantissimo. Ai clinic molte atlete si sono auto-proposte, oltre a quelle che ci hanno ovviamente fatto visionare gli allenatori”. A Cordoba “ci sono state atlete (e atleti) che hanno fatto 250 km per farsi vedere. Abbiamo notato davvero un grande interesse”, una (sana) fame sportiva e “disponibilità totale”. Atlete tutte di sangue rigorosamente italiano: “L’italianità è presente in ognuna di queste ragazze, anche se naturalmente in alcune più che in altre”. C’è chi ha radici più fresche (“figlie dirette di italiani o nipoti di italiani che si sono trasferiti qui per lavoro”) chi meno (“chi di italiano ha i bisnonni”, trasferitisi oltreoceano in cerca di fortuna nella prima metà del secolo scorso). Con quelle che saranno eventualmente inserite nel roster si lavorerà sul “senso di appartenenza, una cosa che si alimenta quando si sta in una quadra e si vive in Italia”. Una curiosità (che forse non è solo tale) è che molte delle ragazze e dei ragazzi che si sono presentati non parlano solo spagnolo e inglese, anzi: “A Rosario e Buenos Aires ci sono molte scuole italiane e quasi tutte le ragazze oriunde vanno in queste scuole private, che rilasciano un diploma riconosciuto in Europa” ci dice Ferrara, “quindi i colloqui li abbiamo ovviamente fatti in italiano”. Ora per l’Italdonne ci sono “due concentramenti a giugno e a settembre; poi cercheremo di andare al residenziale. In questi due concentramenti vorrei inserire qualche giocatrice per vederla all’opera già contro Irlanda e Galles e concludere la rosa che inizierà, speriamo, il residenziale” a settembre. Ma il lavoro delle azzurre non è legato solo agli impegni collegiali: “Il lavoro delle ragazze è sempre vivo grazie alla loro disponibilità e alla loro professionalità, visto che seguono i programmi atletici che gli sono stati assegnati. Quello che ci attendiamo”, conclude Fernando, “è il massimo impegno da parte di tutti, per mettere in campo la miglior squadra possibile”.
Se proprio dobbiamo muovere qualche critica alla FIH, come alle altre Federazioni che si muovo in questo modo nella speranza di rinforzare il proprio livello, riguarda una mancata analisi dei reali motivi per cui un paese come l’Argentina, che ha un numero di abitanti pari alla metà dell’Italia, sia in grado di produrre fenomeni sportivi superiore al nostro. Ci torneremo.

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