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FIFA e fiamma olimpica: quando i potenti parlando di pace pensano alla guerra

FIFA Infantino e Trump

Se FIFA voleva apparire grottesca agli occhi del mondo ci è riuscita perfettamente. Gianni Infantino, dopo aver fatto finta di nulla riguardo alle richieste di penalizzare Israele per l’aggressione e i massacri di Gaza, nei giorni scorsi ha trovato il modo di confermare la propria sudditanza a ogni potente della terra premiando Trump come ‘costruttore di pace’. Così il grottesco presidente dell’unica superpotenza militare del mondo, vero pericolo per la pace stante l’alta mole di armi in suo possesso e che continua a distribuire in tutto il pianeta, si potrà consolare per il mancato Nobel.

Lo Sport (lo scrivo con la ‘s’ maiuscola apposta) di questi tempi dovrebbe essere cosa seria. Così seria da riuscire, o quanto meno provare, a fermare le guerre, come facevano gli antichi e come sognava De Coubertin. Ancora ieri, con l’arrivo della fiamma olimpica in Italia e la consegna al Capo di Stato, si sono spese parole sulla necessità di costruire la Pace (anche in questo caso la maiuscola) e non la guerra.

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I potenti del mondo parlano di pace, si premiano per la pace, eppure mai come in questi anni viviamo in un clima di guerra. Al mondo, quello che non conta e non muove i mercati, che fa numero solo sui social pensando di dire la propria – ma è un’illusione per stolti – tutto questo appare grottesco come il presidente americano. Ancora di più ai giovani, soprattutto quelli di un Occidente in evidente crisi di identità. “Come mai – si chiedono – si parla solo di guerra e non si fa nulla per evitarla?”. Le chiacchiere dei leader occidentali sono come parole al vento. Se chi ha potere non fa nulla per intervenire, chi ci deve pensare? Non di certo i media, che esaltano pedissequamente le vane parole di circostanza, come quelle pronunciate in questi giorni, e si precipitano a raccontare della fiamma olimpica senza un minimo di senso critico nei confronti di chi queste parole le pronuncia. Quegli stessi media che usano termini come ‘guerra ibrida’, ‘difesa comune’, ‘scudo spaziale’ e altre amenità guerrafondaie in una narrazione che l’Europa ha già vissuto a suo tempo.

Da questo punto di vista la storia della fiamma olimpica la trovo quanto meno significativa e iettatoria. E’ noto infatti che questo cerimoniale non fu istituito da De Coubertin, ma solo nel 1936, in occasione delle Olimpiadi di Berlino. Quelle, per intenderci, organizzate dai nazisti con il dichiarato intento di esaltare la grandezza della Germania ariana. Anche allora si parlò di pace e spirito olimpico, poi sappiamo come è andata a finire.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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