Fifa World Cup 2014: e se avesse ragione De Coubertin?

Fifa World Cup 2014: e se avesse ragione De Coubertin?

Fifa World Cup 2014, sconforto brasilianoA poche ore dalla semifinale di Fifa World Cup 2014 tra Argentina e Olanda torniamo sull’argomento proponendo una chiave di lettura, forse non originale, speriamo diversa, di quanto accaduto ieri sera a Belo Horizonte.
Il primo grande dubbio riguarda le scelte di Scolari: possibile che nel mondo non ci siano 11 giocatori brasiliani migliori e più forti di quelli visti in campo contro la Germania? Siamo convinti che il grande vecio carioca si sia fatto contagiare dalla Sindrome di Prandelli, ovvero quello strano male che ha colpito diversi CT a questi mondiali, che si sono portati vagonate di mezzi giocatori, lasciandone a casa di migliori e più forti.
La difesa ballerina di ieri non sarebbe stata sicuramente più solida se avesse potuto godere di un centrale come Castan? Il centro campo effimero giallo oro non avrebbe goduto di qualche scampolo di fiato in più con un Kaka? In questo attacco di fantasmi anche Robinho avrebbe fatto il fenomeno.
Riguardo la sonora lezione di ieri, abbiamo letto poco dei colleghi della carta stampata, ma quel poco non ci è piaciuto. A cominciare dalle farneticazioni del cronista de Il Fatto Quotidiano che, da pessimo cronista di sport, è caduto nel luogo comune di affibbiare a De Coubertin la frase “l’importante è partecipare”, per criticare entrambi (principio e barone), esaltando le doti di una Germania crudele che non ha tirato indietro la gamba e ha affondato il coltello fino al 7-0.
Premesso che ogni sport ha le sue regole, scritte e tacite. Una di queste vuole che bisogna sempre evitare di umiliare l’avversario. Vale la pena ricordare al cronista che, non sappiamo per quale motivo, l’azione di umiliare si declina in modo diverso a seconda dello sport. Nel calcio si cerca di non infierire; nel rugby, invece, al contrario, si rispetta l’avversario giocando sempre la stessa intensità fino alla fine, anche in presenza di un divario incolmabile. Ed anche se preferiamo lo “stile” del rugby, non è detto che l’altro sia peggiore. Questione di gusti.
Ma l’eresia sicuramente peggiore è quella di continuare ad affidare a De Coubertin una frase che non ha mai detto, come ormai tutti gli storici di sport sanno. E se proprio dobbiamo trovare un legame tra il Barone francese e quanto accaduto ieri sul campo di Belo Horizonte, vale la pena ricordare che De Coubertin vedeva lo sport come formidabile strumento di educazione, sociale e politica: “I successi nei campi di battaglia delle truppe inglesi hanno origine sui campi sportivi dei college”. Viene facile quindi spostare il concetto alla Germania, il cui rigore e organizzazione in campo economico ben si esprimono nei successi sportivi, anche e soprattutto nel calcio. In questo caso il divario tra Germania e Brasile è ampio, addirittura superiore al 7-1 del campo. Il Barone, dopo la partita di ieri, avrà trovato un’ulteriore conferma alle sue teorie socio-pedagogiche.
Ma lasciamo il Brasile alle prese con un dramma che solo i più inguaribili ottimisti sperano si possa trasformare, in breve, in una rivoluzione (sociale) annunciata da tempo, per approdare alla partita più bella (speriamo) di questa Fifa World Cup 2014, visti i valori fin qui in campo: Argentina Olanda.
Uno scontro che in altri tempi avrebbe significato calcio totale contro fantasia e che invece oggi si propone a temi contrapposti: da una parte una difesa solida e un’organizzazione di gioco che non dipende solo da Messi, dall’altra il catenaccio di scuola orange che spera sempre nel colpo di genio (e di astuzia) di Robben e Van Persie. Certo, per quanto grandi e simpatici, i campioni di oggi solo lontanamente ricordano quelli del passato, da Cruiff a Maradona, da Rensenbrink a Kempes, da Rep a Bertoni al punto che i colori di entrambe le maglie appaiono leggermente sbiaditi. I temi di interesse, però, ci sono tutti, a cominciare dalla concreta possibilità di assistere ad una finale tutta europea, tra Olanda e Germania. Una finale che confermerebbe ancora una volta che il buon caro barone De Coubertin alla fine non aveva proprio sbagliato!
AU

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