EditorialiFIGC, Bianchedi capo delegazione: la scelta di Malagò apre un altro caso

FIGC, Bianchedi capo delegazione: la scelta di Malagò apre un altro caso

Diana Bianchedi, Roma 2024
Diana Bianchedi ai tempi di Roma 2024

Deve essere successo qualcosa in questi mesi di cui nessuno si è accorto. Qualcosa che ha trasformato Giovanni Malagò da straordinario mattatore della comunicazione sportiva in semplice presidente federale, sempre esposto agli inciampi.

Non ci spieghiamo altrimenti come mai, nel giorno in cui il presidente della FIGC annuncia urbi et orbi che Diana Bianchedi sarà la capo delegazione della Nazionale, la notizia diventi in qualche modo secondaria rispetto all’intervista del Corriere della Sera a Paolo Maldini, che ripercorre i suoi sedici giorni da direttore tecnico della FIGC e presidente del Club Italia. Se fosse solo questo, si potrebbe anche pensare a una soffiata che ha permesso al quotidiano del gruppo editoriale che rappresenta in qualche modo il vero ministero dello Sport di fare lo scoop alternativo. In realtà, l’annuncio di Bianchedi è arrivato talmente improvviso da prendere di sorpresa anche il CONI, di cui la dirigente è vicepresidente vicaria. Tanto che l’ente ha immediatamente avviato una verifica sui possibili profili di opportunità in base al proprio statuto. Un problema che Malagò dovrebbe conoscere bene, visto che ha diretto il CONI per oltre dodici anni.

Premesso che la qualità della dirigente non si discute, come abbiamo ricordato in questi anni anche su Sport24h, rimaniamo perplessi per la nomina, per il metodo seguito e per la mancata valutazione preventiva delle conseguenze.

Qualche giorno fa diversi giornali avevano ipotizzato che Claudio Ranieri, già direttore tecnico della FIGC e presidente del Club Italia, potesse assumere anche il ruolo di capo delegazione della Nazionale. Sembrava una soluzione ovvia, tanto da pensare che rientrasse tra le famose deleghe che lo stesso Malagò aveva annunciato essere numerose al momento della conferenza stampa di presentazione. Se al dirigente romano viene tolto anche questo ruolo, cresce il dubbio su quanto possa incidere nelle decisioni del nuovo corso. Un dubbio che trova indirettamente alimento in quello che oggi Paolo Maldini ha fatto intendere sulle pagine del Corriere.

Con l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC scopriamo improvvisamente una serie di ruoli e incarichi che sinceramente ritenevamo puramente di facciata, se non inesistenti: presidente del Club Italia, advisor del Club Italia, capo delegazione della Nazionale, responsabile del settore giovanile… Malagò, appena salito al potere, come presidente di un club di serie A, ha iniziato a circondarsi di nomi ad effetto, in grado di entusiasmare, almeno nelle intenzioni. Poi, però, è stato costretto a fare marcia indietro con Maldini e Leonardo; probabilmente dovrà fare lo stesso con Bianchedi, a meno che non voglia inimicarsi un mondo, quello del CONI, che fino a qualche mese fa lo adorava.

Nella scelta di Mancini e anche in quella di Bianchedi sembrano aver pesato i rapporti personali e professionali, anche se oggi Malagò si è affrettato a dichiarare che Mancini non è suo amico, smentendo una ricostruzione comparsa per settimane sui giornali. Con Bianchedi ha lavorato al progetto Roma 2024 e successivamente nell’organizzazione di Milano Cortina, dimostrando una sintonia professionale che però non crediamo possa essere applicata ad ogni occasione. Avrebbe voluto lanciarla anche per la successione alla presidenza del CONI, prima di convergere sulla candidatura di Luciano Buonfiglio. Riuscì comunque a sostenerne l’elezione in Giunta, che successivamente la nominò vicepresidente vicaria. Adesso la vuole alla Federcalcio. Più che un presidente alla ricerca di colpi ad effetto, ci sembra un ct che si porta dietro la propria squadra di collaboratori.

Una federazione non è il CONI. Un presidente federale ha responsabilità più dirette ed esposte rispetto a quelle del presidente del CONI, il cui operato viene valutato soprattutto alla fine di ogni ciclo olimpico. Inoltre, le sue scelte si confrontano (e a volte si scontrano) con quelle degli altri presidenti federali e, in un’ipotetica tavola rotonda, tutti siedono sullo stesso piano. Il ruolo di primus inter pares appartiene al presidente del CONI, l’unico che può chiedere, in nome degli interessi generali dello sport italiano, una rinuncia a una singola disciplina. Non si è mai visto il contrario.

Ha detto Malagò oggi: «Sento vibrazioni positive». Ce lo auguriamo per lui e per il calcio italiano, ma il suo inizio alla presidenza sembra lastricato di autogol che non ci saremmo mai aspettati da lui.

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Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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