Gio, 19 Febbraio 2026
CiclismoFilippo Conca, una boccata d'ossigeno per uno sport più umano

Filippo Conca, una boccata d’ossigeno per uno sport più umano

La vittoria del 26enne e dello Swatt club non sono il punto di non ritorno del nostro ciclismo ma esattamente il contrario.

La vittoria del titolo italiano di ciclismo di Filippo Conca non è ciò che appare, ciò che in tanti (troppi) oggi raccontano con toni  e aggettivi spesso fuori posto, con punte di acredine tali da sembrar addirittura sospette. “Pena”, “Vergogna”, “il punto più basso del ciclismo degli ultimi anni…” e che sarà mai? La verità, e i fatti sono la verità, e che c’è un ragazzo di 26 anni che è andato più forte di tutti, che non ha rubato nulla, che ha corso una gara pressoché perfetta, che nessuno è stato capace di batterlo e che è il nuovo campione di ciclismo su strada 2025. Punto.

Che poi Filippo Conca 26 anni da Lecco, proprio in carneade non è visto che, prima di rimanere senza contratto, è stato il miglior under 23 nella sua annata, è arrivato quarto ad un Giro Next Gen e, se il destino non gli avesse voltato le spalle (capita) magari oggi sarebbe lì a giocarsela con Pellizzari e compagni. Ma il passato è passato e il presente è il titolo italiano con il body dello SwattClub. Che sarebbe sciocco voler far passare come la vittoria di Davide contro Golia, di una squadra di scappati di casa contro i team più organizzati, di una amatore contro i professionisti.

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L’arrivo di Filippo Conca nel campionato italiano elite


La vittoria di Conca e dello Swatt club non sono il punto di non ritorno del nostro ciclismo ma esattamente il contrario. Sono una “crepa” in un sistema ossidato e refrattario alle novità che si muove con schemi antichi. Una piccola rivoluzione che ribalta il meccanismo perverso di un mondo chiuso e respingente, che spesso lascia per strada ragazzi giovani e talentuosi che perdono un treno, che hanno un’annata storta, che magari sbagliano qualche scelta. E allora l’idea di provare a dar loro una seconda chance è un’idea potente, quasi rivoluzionaria. Un’utopia che uno dei fondatori dello SwattClub, Carlo Beretta, aveva in testa da un po’,  che gli scorreva sottopelle già ai tempi del blog Solowattaggio da cui è cominciato tutto.

Si perchè lo SwattClub non è solo un movimento sportivo nato sette anni fa e poi diventato anche un team ciclistico. E’ un’idea nuova di ciclismo che spiega come con la passione, con l’intuito, con la spregiudicatezza e l’ostinazione di chi vuol percorrere una nuova strada, si possa togliere un po’ di ragnatele ad un movimento ossidato sulle antiche abitudini. E’ una sfida al ciclismo costituito, ad un mondo in cui si fa fatica ad entrare, ad una comunicazione che ti guarda dall’alto in basso, a telecronisti che fanno sberleffi, che ti liquidano come un gruppo di “fissati”. E la forza di un progetto che unisce un’onda di oltre mille amatori corsaioli e stilosi che si ritrovano alle granfondo e ogni tanto, agli eventi che lo “Swatt” organizza e diventano via via sempre più partecipati, festosi, coinvolgenti. 

“Volevamo fare qualcosa di più per i giovani, dare un possibilità a chi era rimasto fuori dal giro ma credeva di potersi giocare una seconda chance – raccontava poche settimane fa Carlo Beretta nel TriCiclo podcast – Volevamo andare a correre dove contava, tra i professionisti. Ovviamente con i nostri pochi mezzi. Senza logistica, senza bus, senza uno staff vero e proprio con massaggiatori che sono nostri iscritti, con un ds come Giorgio Brambilla che lo fa in amicizia, senza pagare stipendi ma dando lo possibilità ai nostri corridori di potersela giocare, di poter dimostrare che, anche se per qualsiasi ragione non avevano trovato contratto, non erano alla fine della loro corsa, che c’era la possibilità di una rivincita..”. Ecco perchè la vittoria del titolo italiano di Filippo Conca per il nostro ciclismo è una boccata d’ossigeno.

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Antonio Ruzzo
Antonio Ruzzo
Sposato, con tre figli, giornalista professionista dal 1995. Il mestiere mi ha portato per anni a raccontare storie di nera e di morti ammazzati, la vita a inseguire sogni e passioni in bicicletta. Triatleta (scarso) da anni racconto quotidianamente lo sport nel blog “Vado di corsa” sul sito di un quotidiano nazionale. Ho un debole per chi non vince mai, per chi sa che il traguardo è lontanissimo ma non molla e per chi impazzisce per il profumo dell'olio canforato.

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