Raramente ci è capitato di vedere Filippo Ganna terminare esausto la sua cronometro. Non era accaduto ad Imola, nel 2020 e neanche a Bruges nel 2021. Neanche a Grenchen in occasione del record dell’ora.
Che sia accaduto qui, in Scozia, lungo i sentieri battuti dal vento freddo che viene dal nord nelle lowland ha un sapore strano, ma non per il ragazzo verbanese, che ha collezionato record e medaglie sulla pista e sulla strada: “Questa credo che sia la mia miglior crono, eppure sono arrivato secondo!” esclama nel box delle interviste.
Ci teneva, Filippo, a far bene. E dobbiamo dire che ha fatto veramente bene. Ha pedalato veloce come sempre, imprimendo sui pedali una forza (watt) che non aveva mai impresso prima: “La condizione c’è, la prestazione anche. Remco è stato più forte, per cui complimenti.”
I tifosi italiani non si rattristino, Remco non è più forte di Filippo. Lo è stato in questa occasione, e oltre vi diremo perché. Adesso ci piace ricordare che nelle cronometro mondiali il punteggio, per quanto riguarda il duello tra i due, è di 3 a 1. Ad Harrogate Remco fu secondo e Filippo terzo. A Bruges (in casa del belga), Filippo primo e Remco terzo. L’anno precedente, ad Imola, il belga non c’era. Lo scorso anno Remco sul podio e Filippo giù. Oggi primo e secondo. Se c’è una ‘bestia nera’ per il nostro campione, quella ha proprio le fattezze del piccolo fiammingo che giocava a calcio prima di correre in bici.
La distanza, dal punto di vista di tempo, è però relativa e di fatto inesistente. Allora perché oggi ha vinto Remco. Nessuno lo vuole dire, perché tra grandi campioni non si accampano scuse, ma è una semplice questione di clima. O meglio, di vento.
Il tratto in cui Ganna ha perso circa 16 secondi (dai +4 ai -12) era quello più esposto al vento, anche se il più scorrevole. La massa alta e possente di Ganna ha offerto più resistenza al vento di quella piccola e compatta di Remco. Il distacco accunmulato in quel frangente non è poi più stato ripreso: “Non è colpa mia – ha detto scherzando Ganna – se mia madre mi ha fatto con le spalle grosse. Me le tengo e guardo avanti.”
Che la prestazione di Ganna sia stata una di quelle migliori lo si capisce anche dai distacchi inflitti ai vari Pogacar, Van Aert & Co. Abissali. L’unico che ha contenuto sotto il minuto il distacco è stato un britannico di 19 anni, tal Joshua Tarling, al quale andrà prima o poi dedicata qualche riga, visto che al passaggio dagli juniores, già va a rovinare i piani di molti.
Alla fine il sorriso sul volto di Ganna torna lentamente, con il riprendere il flusso regolare del sangue. Delusione? “L’oro è meglio dell’argento, ma devo dire che alla fine la prestazione c’è stata, altri corridori che puntavano alla medaglia sono finiti dietro. E’ difficile mettere insieme pista e strada. Sono due esercizi differenti. Lì ti giochi tutto in 4 minuti, nella crono in un’ora. Sono felice per quanto fatto.
Non sento e non ho sentito il peso delle responsabilità. Penso solo a fare bene il mio lavoro. Sono il simbolo del ciclismo italiano? Per il momento sono stanco e non saprei cosa dire. Mi rendo conto che molte persone sono contente per le mie vittorie e questo mi dà stimoli per fare meglio. Non guardo più lontano dei prossimi giorni, che vuol dire Vuelta, se la squadra mi convocherà.”

